Salta al contenuto principale

La maggioranza non tiene
Partito democratico diviso in due

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 12 secondi

POTENZA - La chiusura del bilancio di previsione del Comune di Potenza è il nodo più urgente da sbrogliare.
Ma non è l’unico della matassa politica che riempie le stanze e gli incontri a Palazzo di Città.
L’equilibrio politico a piazza Matteotti è molto precario. Le divisioni interne abbondano, la nuova maggioranza non sembra tenere, pesano alcune deleghe ad interim che il sindaco ha mantenuto su settori importanti.
Sullo sfondo, una città in crisi alle prese con il piano trasporti che non soddisfa, senza risorse economiche, con la povertà in aumento e priva di un’identità urbana chiara.
Il bilancio di previsione in pareggio dovrà essere approvato entro il prossimo 29 aprile, novanta giorni dopo la nomina della commissione liquidatrice, arrivata con il dissesto dichiarato a novembre.
La tempistica non gioca a favore: sono circa dodici i milioni da recuperare ancora. Il bilancio di previsione non può che chiudersi in pareggio.
Dopo l’esito negativo dell’interlocuzione romana (lo Stato non può intervenire su un simile deficit), all’amministrazione comunale restano da battere due strade: una trattativa con la Cassa depositi e prestiti per cercare di dilazionare il mutuo dell’ente o un contributo della Regione Basilicata.
Questa seconda opzione si intreccia al dibattito sul ruolo di Potenza.
Il sindaco De Luca ha sempre spiegato di non voler «elemosinare» risorse, ma di pretendere un riconoscimento per i servizi resi da Potenza a tutto il territorio regionale.
Eppure la funzione di capoluogo non sembra tema in agenda nelle segreterie di partito.
Così l’idea di un consiglio comunale dedicato all’argomento, lanciata settimane fa, pare destinata a non trasformarsi nel banco di prova politico su cui misurare la volontà reale di sigle e istituzioni.
Proprio la pressione da esercitare nei confronti della Regione è uno dei temi alla base dell’intesa dei 24.
Il documento ratificato dai consiglieri del centrosinistra e dai Popolari per l’Italia ha convinto il sindaco De Luca a ritirare le dimissioni, ma non sembra bastare più alla tenuta dell’alleanza.
Basta osservare le firme in calce ai comunicati di casa Dem per vedere certificata la spaccatura interna. Il caso dei trasporti solo l’ultimo in ordine di tempo: metà gruppo attacca l’amministrazione (firmano Sileo, Lovallo, Carretta, Nardiello), metà no.
Vale anche per lo scontro sul giudizio da assegnare alla vecchia amministrazione Santarsiero: il dibattito sul passato e sulla città fa parte dei dissidi interni al Pd, mentre il partito è alle prese con il rinnovo - rinviato da tempo - della segreteria cittadina.
A farne le spese, la solidità dell’intera coalizione. I minori chiedono conto ai democratici, troppo occupati con i posizionamenti di area per guidare l’alleanza che della maggioranza ha i numeri in aula, ma non il peso politico.
Le recenti dimissioni dell’assessore Pasquale Pepe (Ambiente), pronto a correre da sindaco a Tolve, hanno ri-attualizzato la questione delle deleghe.
Il sindaco De Luca ha avocato a sé l’interim dell’Ambiente, che si aggiunge alla delega del Bilancio presa in carico fin dalla revoca dell’ex assessore Martoccia.
Sulla sostituzione di Pepe, Fratelli d’Italia ha lasciato libero il sindaco De Luca di indicare un nome idoneo (pur restando nel terreno della sigla).
Sul tavolo c’è la consapevolezza che la giunta in carica potrebbe non durare a lungo, il successore di Pepe potrebbe essere precario in partenza.
Sta tutto lì, tra corridoi e incontri di partito, in consiglio comunale, nelle note ufficiali, nei toni.
Una matassa stretta stretta, nodo su nodo.
La speranza è che uno alla volta, la città possa ritrovare il filo.

s.lorusso@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?