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Lanzetta: «Escludermi dalla Giunta è un favore alla 'ndrangheta»
Netta la replica del Pd: «Basta con il gettare fango»

Calabria

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CATANZARO - «Né Oliverio né nessun altro politico o membro del governo, del quale ho fatto parte, mi ha chiamata dopo che ho deciso di non far parte della Giunta della Regione Calabria. La mia esclusione di fatto dalla Giunta, in quanto la mia presenza era incompatibile con un altro assessore che ne fa invece parte, è stato un punto a vantaggio della 'ndrangheta». Lo ha affermato Maria Carmela Lanzetta, ex ministro degli Affari Regionali, ospite stamani del programma di Klaus Davi, KlausCondicio su YouTube. 

Alla domanda del conduttore «lo definirebbe un favore magari involontario alle cosche», è scritto nella nota, Lanzetta ha risposto: «Guardi si, bisogna dire le cose con estrema chiarezza».

«In questa terra - ha detto poi - il silenzio e l’omertà hanno anche ucciso. La 'ndrangheta in questo momento sta occupando tutto. Si sta prendendo l’aria che si respira. Le forze dell’ordine, i magistrati, stanno facendo un lavoro straordinario ma i processi necessitano di molti anni per la loro conclusione. Si tratta di un lavoro notevole contro un muro di gomma. Per vincere è necessario che tutta intera la società politica calabrese si schieri con assoluta nettezza».

LA REPLICA - Non ha tardato molto la reazione da parte del Partito Democratico. In particolare, i cinque segretari di federazione del PD della Calabria hanno affidato la loro presa di posizione ad una nota in cui affermano che «le ultime dichiarazioni dell’ex ministro Maria Carmela Lanzetta non possono passare sotto silenzio. L’affermazione secondo la quale la 'ndrangheta avrebbe tratto vantaggio dal suo mancato ingresso in giunta regionale è gravissima quanto palesemente infondata. Non è consentito, a chi ha prima accettato e poi, successivamente, rinunciato a far parte della giunta - proseguono - gettare fango sul presidente Oliverio e sul Partito Democratico. Riteniamo che, dopo l’imbarazzante audizione in commissione antimafia nella quale la Lanzetta ha definito il cosiddetto 'caso De Gaetano' come politico, non abbia più senso alludere, mistificare ed equivocare utilizzando un linguaggio molto simile a quello che, nel Mezzogiorno d’Italia, è noto come tipico di una cultura mafiosa. Se l’ex ministro Lanzetta è a conoscenza di reati o di qualsivoglia intreccio politico-mafioso lo denunci alla Procura della Repubblica, il resto è un palese tentativo di costruirsi una carriera politico-elettorale che, invece, ha bisogno del lavoro quotidiano e dei consensi. È finito il tempo delle nomine e delle carriere costruite su quell'antimafia di facciata che ha prodotto storture ai danni della Calabria, del Mezzogiorno e dell’Italia intera». 

In conclusione per i segretari del Pd «la giunta regionale ed il Partito Democratico sono impegnati in un’azione di contrasto, netta e senza quartiere, contro la 'ndrangheta ed i poteri criminali che hanno affamato la Calabria, come dimostrano i primi provvedimenti della giunta Oliverio e le ulteriori iniziative che saranno messe in campo».

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