Salta al contenuto principale

«Il fuoco amico? Io vado avanti»
Salvatore Adduce e la corsa per tornare al Comune

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 57 secondi

MATERA - Chi ha paura di Salvatore Adduce? Chi non vuole la stabilizzazione del Partito democratico. «L’unico modo che ha il Pd per trovare stabilità , è eleggermi a sindaco della città». E’ il diretto interessato a dirlo ieri, a margine dell’inaugurazione del suo comitato elettorale. La vicenda, più che articolata, che ha portato il partito a riunirsi (seppur a gruppi alterni) attorno alla candidatura del sindaco uscente, consegna un immagine non proprio edificante. E’ il caso di preoccuparsi dei danni del fuoco amico sul risultato del voto? «Il tipo di meccanismo elettorale potrebbe comportare questo rischio - spiega ancora Adduce - per questo il primo tema da salvaguardare è l’elezione di un sindaco che sappia valorizzare il progetto di Matera che è talmente imponente da riguardare tutta la regione. Si dimostrerebbe grande miopia se non si cogliesse l’eccezionalità di questo momento». E per evitare equivoci chiarisce: «Lo dico al compagno Santochirico, all’area che si rifà al presidente della regione, se mai ci fosse e a tutte le componenti del partito: quella di Matera non è un’elezione amministrativa ma politica che deve sostenere un progetto strategico andato avanti pur tra difficoltà in questi anni». Parlerà, lo spiega subito, sia con il Governatore che con il segretario regionale Antonio Luongo per esprimere molto chiaramente qual è la sua posizione e come, nonostante tutto, sia deciso ad andare avanti in nome di una operazione che non limita il proprio effetto alle elezioni ma più ampiamente alla stabilizzazione dell’encefalogramma del Partito democratico. «L’innovazione costruita nel progetto Matera non può essere applicata a un candidato qualsiasi e questo il presidente Pittella e il segretario Luongo dovranno saperlo».
In mattinata, nella sede del suo comitato elettorale in via Dante 13 (nessuna superstizione, a quanto pare), il sindaco uscente aveva parlato per 52 minuti davanti al vice ministro all’Interno, Filippo Bubbico, al senatore Chiurazzi e l’onorevole Antezza (è a lei che si rivolge dicendo: «Qui sei a casa tua»), agli assessori regionali Spada e Cifarelli e ad alcuni componenti della giunta comunale, presente e passata (Tragni, Giordano, Rivelli). Un discorso a braccio fra lavoro svolto e progetti da realizzare. In alcuni momenti vola alto come quando parla della nuova città, del Central Park materano che unirebbe le aree verdi della città, dell’area Barilla da trasformare in centro policulturale, dei giardini in piazza della Visitazione, del parcheggio sotterraneo e del Matera Stadium («Sullo stadio dovremo ricominciare a ragionare e restituire una struttura sportiva alle numerose attività sportive») Torna con i piedi per terra quando dice: «Siamo chiamati a mettere a frutto il patrimonio realizzato in questi anni fra luci e ombre. Abbiamo vissuto gli anni più difficili dal Dopoguerra ad oggi». Forse un po’ troppo ottimista quando parla dell’occupazione («Non abbiamo perso nessun posto di lavoro», «Davanti al Comune non si sono mai svolte manifestazioni di protesta dei lavoratori»). La Capitale europea della cultura, che si appresta a diventare il mantra della campagna elettorale, per Adduce è il risultato: «Del lavoro che ci eravamo impegnati a fare cinque anni fa. In questo modo abbiamo restituito dignità alla funzione politica». E annuncia: «In tutto il materiale lettorale non useremo termini che riguardano questo riconoscimento perchè è un patrimonio che appartiene alla città, alla Basilicata e al sud. A chi ha cominciato a pasticciare su questo tema consiglio di togliere le mani da tutto questo». Gli scontri politici interni? «Normale fisiologia fra partiti e forze che ci hanno sostenuto che in alcuni casi si sono allargate ma anche ristrette - ma ammette - forse avremmo dovuto avere maggior cura per la nostra coalizione». A chi contesta il lavoro svolto per diventare capitale europea della cultura, spiega: «E’ un grande errore pensare che sia stato sbagliato tutto. Abbiamo sdoganato la parola cultura, sottraendola ai club esclusivi. Il nostro esempio servirà a tutta Italia». Parla della Scuola del design e di occasioni di lavoro «Quelle che una amministrazione pubblica deve poter offrire» e anche delle ricadute positive del turismo, aumentato del 51% negli ultimi cinque anni. Ammette, però, che forse le maglie sono state un po’ troppo larghe finora e annuncia: «Non potremo aprire altri b&b nei Sassi, si dovrà controllare con attenzione».
«C’è molta carne da mettere al fuoco - conclude Adduce, ormai pronto a sfidare i suoi cinque avversari.

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?