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Quando lo chiamavano il doroteo
che piaceva a Vincenzo Viti

Basilicata

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C’ERA una volta un segretario regionale, giovane, del Pd lucano che tanto piaceva ai moderati. In particolare a Vincenzo Viti che non passava settimana in cui non si riferisse a Speranza con aggettivi più che lusinghieri definendolo addirittura un perfetto e moderno “doroteo”. Per un ex Dc, del calibro dell’ex assessore e parlamentare Viti, si trattava di un complimento sincero.
E comunque, Roberto Speranza in Basilicata è sempre stato considerato, dai più, un politico bravo nella mediazione. Nel sapersi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto e soprattutto uno dai toni delicati e dall’intervento ragionato, con rarissimi picchi a voce alta.
E quello era lo Speranza quasi “timido”, il giovane inglese, dai sorrisi affabili. Una specie di genero ideale.
Poi all’improssivo Speranza è diventato alfiere del Pd nazionale da salotti televisivi. Nominato responsabile della campagna delle primarie di Bersani per la candidatura a premier, il politico potentino non ha mai sfigurato. Anzi. Ma mai qualcuno lo ha definito un “cuor di leone”. Di certo un tattico, stratega, non un cavaliere da lancia in resta.
Sarà che le “etichette” quando vengono affibbiate poi rimangono, ma il “nostro” anche da capogruppo del Pd alla Camera dei deputati è sempre stato giudicato come un artista dell’accordo. Anche mentre i fatti cominciavano a dimostrare il contrario.
Perchè il piglio con il quale ha resistito alle tante insistenze a diventare il candidato unico del Pd per le regionali del 2013, (che poi si risolsero nella sfida tra Pittella e Lacorazza) qualcosa doveva suggerire. Intanto chi voleva criticare il più delle volte si limitava al “è un giovane vecchio”.
Ma intanto Speranza cambiava. Anche nel linguaggio e nell’atteggiamento. Epocali gli scontri sul web con Grillo. Senza contare quel faccia a faccia duro e spigoloso in un angolo della Camera con il deputato grillino Di Battista che ha fatto il giro del web. Altro che doroteo.
Eppure ancora c’èra sempre chi lo immaginava calmo, moderato. Anche opportunista. Mai guerrafondaio.
Ma erano sempre meno rare le foto delle agenzie e dei giornali che lo ritraevano battagliero contro le opposizioni durante i dibattiti più accesi alla Camera dei deputati.
Il politico accresceva la sua visibilità, e continuava a scalare posizioni riuscendo a costruire la leadership di una corrente nazionale: Area Riformista. Un leader sempre inserito tra i pontieri. A metà strada insomma tra D’Alema e Renzi. Il più renziano dei bersaniani. Che per alcuni significava; attendestista e non decisionista.
Fino a questa settimana. La sensazione è che il percorso sia arrivato a compimento. Speranza ora si candida a essere il leader della minoranza (almeno di quelli che resteranno nel Pd) che contrasta internamente Matteo Renzi. Di certo dimettersi da una carica così importante, come quella di presidente del Gruppo del Pd alla Camera, per mantenete il proprio distinguo politico non è cosa da cuori deboli. Insomma parla sempre comelo abbiamo conosciuto.Ma di certo non è più quello che piaceva al “vecchio” Viti.

s.santoro@luedi.it

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