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Il Salva Potenza
e le vertenze che sembrano senza via d’uscita

Basilicata

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POTENZA - Se pure i 42 milioni ci fossero stati, il “Salva Potenza” non avrebbe comunque impedito “lo sgretolarsi della città dalle sua fondamenta, pezzo per pezzo”. Negli ultimi mesi i sindacati sono ormai delle palline da ping pong. Rimbalzano da una vertenza all’altra senza sosta. Riunioni, incontri, scioperi, manifestazioni. Nulla riesce a bloccare questa politica dei tagli ai servizi a discapito di lavoratori e cittadini. “Pur risanando il buco del dissesto – dicono i segretari generali Filcams Cgil e Uil Tucs, rispettivamente Pasquale Paolino e Rocco Dellaluna – non riescono comunque a garantire quei servizi che sono tra l’altro servizi essenziali”.
Si parla di mense scolastiche, pulizie, trasporti. L’ultimo bando comunale per il primo caso, pubblicato appena qualche giorno fa, esclude l’assistenza sul pulmino scolastico e l’assistenza ai disabili. Riduce poi drasticamente il costo del servizio a ribasso “con un conseguente aumento – dicono i sindacalisti – di un aumento del costo finale a pasto sulle famiglie e di una riduzione del personale, nel bando ridotto a 72 unità contro le 180 attuali”.
Ecco dunque i primi cittadini disperati, sull’orlo di un precipizio, che già arrancano con 400 euro mensili, avanzando mensilità a causa dei ritardi dei pagamenti da parte del Comune alle aziende. Accanto a loro – ieri non presenti in consiglio regionale, ma pronti a scendere in piazza a breve – i lavoratori Facility e Ariete, addetti alle pulizie e alla vigilanza degli impianti comunali. Per 37 delle 84 unità sono già partiti i licenziamenti, nonostante al momento per loro l’azienda abbia attivato malattie e ferie forzate. Dal 16 giugno, poi, quando verranno chiusi gli impianti comunali, possono dirsi completamente fuori.
I restanti al momento continuano a lavorare, ma con turni e stipendi ridotti, alcuni con un passaggio da 300 a 70 euro al mese. E il discrimine tra chi sta dentro e chi sta fuori – denunciano gli stessi dipendenti Facility – non si conosce.
Intanto le strutture sportive, alcune delle quali anche scolastiche, restano prive di vigilanza mentre le scale mobili, dove lavoravano i 17 dell’Ariete addetti alle pulizie, sono completamente sporche. Anche per loro sono partiti i licenziamenti, avendo l’azienda rescisso il contratto con Cotrab, che gestisce il trasporto pubblico locale: nei suoi confronti avanza circa 300 mila euro. I dipendenti del Consorzio non stanno messi meglio. Da quattro mesi non percepiscono stipendio nonostante l’ultima tranche di 800 mila euro versata dalla Regione al Comune, il quale pare abbia versato a Cotrab solo 600 mila euro della quota con la quale il consorzio dovrebbe aver pagato i fornitori. Con il piano entrato in vigore a febbraio, a rischiare il posto di lavoro sarebbero in 90.
Ma davanti alla sede della Regione Basilicata, ieri, c’erano anche i lavoratori della Ronda e della Ronda Service, centinaia di lavoratori in attesa di essere riassorbiti da una nuova azienda con cui non si riesce a giungere a un accordo.
E’ la Potenza della crisi. La stessa – denunciano ancora i sindacati – che casualmente vede slittare al 2017 il pre-pensionamento di 66 dipendenti comunali. Frutto, tutto questo, “di una mancata assunzione di responsabilità da parte di tutti. Non si può pensare a un Salva Potenza fatto solo di numeri. Siamo anche disposti a chiedere dei sacrifici ai lavoratori se necessario ma a patto che non si perda nemmeno un posto di lavoro, partendo dal presupposto che chi ha il dovere istituzionale di fronteggiare la crisi presenti un piano industriale di risanamento. Se il sindaco non è il grado di farlo – concludono – che si dimetta e faccia posto al commissario”.

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