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«Il Pd sarà l’ombra di se stesso»
Parla l'ex primo cittadino

Basilicata

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SEMPRE più il centro-sinistra e il Pd in particolare sono oggi al centro di un vasto discredito che colpisce la classe politica. PER cui si va affermando che vince ctutto ciò che viene recepito dai cittadini come anti-Casta o anti-Nomenklatura.
Si sente il bisogno di trovare tutte quelle candidature che provengono dalla società civile: volti nuovi e soprattutto idee nuove.
E non ci sarebbe da meravigliarsi, anzi d’aspettarselo se chi si presentasse con il personale politico di nomenclatura e con vecchi schemi, venga umiliato e sconfitto.
Il Pd a Matera, in questa competizione elettorale, sta rischiando tanto, per aver blindato la vecchia classe politica e riproposta nella odierna competizione elettorale a partire dalla ricandidatura del sindaco uscente.
Rifiutando le primarie aperte, strumento vincente anche sul piano del marketing elettorale, si è persa una vera occasione per individuare o riconfermare il candidato sindaco, forte del sostegno convinto di una città che sarebbe stata coinvolta in questo processo democratico di scelta dal basso.
Sarebbe stato un esempio politicamente e socialmente virtuoso ed efficace di dimostrazione di maturità e intelligenza dei gruppi dirigenti di partito, pronti a recepire il bisogno dei cittadini di cambiamento di metodo e di partecipazione.
Tale miopia e arroccamento della casta e della nomenclatura del Pd ha offerto sul piatto d’argento a movimenti e personalità della società civile, di proporsi, e con successo, alla verifica con primarie aperte. E nel contempo ha provocato un’esiziale spaccatura nel Pd stesso che probabilmente il partito pagherà sul piano dell’esito elettorale.
Potevano essere l’occasione, le primarie, per recuperare e stabilire rapporti forti con la società civile, con quel vasto e variegato popolo di centrosinistra innanzitutto fatto di cittadini, associazioni, movimenti; capace di esprimere idee, passioni, condivisioni di valori.
Questa mancanza ha altresì aperto alla solita soluzione “politicistica” di accordi e tattiche di contenimento fra gruppi di potere e nomenclature varie, indifferenti e lontane anni luce dai bisogni di Matera ( e non solo!),soprattutto in una storica occasione quale quella della sua designazione a “Capitale della Cultura”.
Di questa, se n’è impadronita l’accaparramento del marchio e dell’aspetto propagandistico ad uso e consumo “personalistico” e clientelare.
Il Pd materano, come partito di potere e federazione di partiti personali e di gruppi d’interesse, è divenuto rifugio e meta di ceti e professioni parassiti, che sotto le mentite spoglie d’imprenditorialità e professionismo, aspirano a consumare territorio cittadino e risorse pubbliche per iniziative pseudo culturali e pseudo imprenditoriali.
Poteva essere l’occasione per il Pd di rimettere in moto “l’appeal” per quei “ceti medi” responsabili, capaci di definire e affermare l’identità sociale e culturale materana; e che invece stanno trovando in formazioni civiche e movimenti lo strumento e l’opportunità per ricandidarsi a governare la città e la storica opportunità di “Matera Capitale”. E questo con persone capaci, carismatiche e culturalmente attrezzate.
Come, altresì, poteva essere l’occasione per il Pd e il centrosinistra di proporsi con un lavoro programmatico progettuale di respiro, convincente, quale interlocutore con i segmenti politici “moderati” e motivati del quadro politico cittadino e regionale.
Per cui l’unica cosa oramai che si vede è un vuoto gigantesco di idee, pieno di equivoci e silenzi.
L’esito elettorale per il Pd è comunque segnato anche se dovesse rivincere, perché sarebbe l’ombra di sé stesso, debolissimo, quasi inesistente nella vita reale e nella società; incapace di generare dibattito, creare opinione, prendere decisioni, mobilitare i cittadini.
La città vivrebbe all’ombra dei “signori della guerra” e la sua sorte sarebbe quella “decisa” dal “signore” prevalente, padrone della mediazione, del ricatto, della clientela, nel vuoto più assoluto di progetti e prospettive se non nell’eterno refrain di “Matera Capitale” e dei suoi eventi divenuta moneta sonante per le clientele.
Solo la volontà democratica di un “ceto medio” rinato, presente anche in quelle componenti del Pd che non si riconoscono nei metodi delle lobby e dei “signori della guerra”, rinforzato sul piano del consenso elettorale e obbiettivato alla ricostruzione di una identità poltico-culturale, intorno a un reale investimento su Matera Capitale e ai suoi effetti sulle sorti socio-economici, potrà riaprire la speranza per questa città negli anni a venire, a partire dal 2019, anno di rinascita di Matera.

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