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Roberto Speranza: «Sull’Italicum Renzi sbaglia»
Cresce il ruolo politico dell'ex enfant prodige

Basilicata

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POTENZA - Prima uscita pubblica ieri pomeriggio a “In 1/2h” - la trasmissione di Rai Tre condotta da Lucia Annunziata - per Roberto Speranza.
«Confermo le mie dimissioni, perché le idee valgono più delle poltrone», così ha esordito l’ex capogruppo del Pd («il più giovane nella storia repubblicana» ha precisato la giornalista n.d.r) alla Camera. A dieci giorni delle sue dimissioni da capogruppo del Partito democratico, il deputato Dem ha spiegato di aver ricevuto numerose richieste di tornare al suo posto. Richieste che però non può accontentare perché: «Mi sono trovato davanti a un bivio, e ho scelto di essere fedele alle mie idee».
Speranza - ricordiamo - ha sbattuto la porta in faccia a Renzi durante l’ultima assemblea di partito in cui il premier aveva ribadito la sua intenzione di tirare dritto sull’Italicum, nonostante le proteste della minoranza Dem.
Il faccia faccia tra Speranza e la Annunziata arriva alla vigilia di una settimana cruciale. Oggi l’Italicum approderà in Aula, mentre domani il governo deciderà se porre o meno la questione di fiducia. La fiducia sulla legge elettorale è stata messa solo «due volte: nel 1923 agli albori del fascismo con la legge Acerbo e nel ‘53 con la legge truffa» e si dimisero due presidenti del Senato. «Noi dobbiamo fidarci del Parlamento - insiste - voglio dirlo al presidente del Consiglio e al ministro delle Riforme».
Il nodo di fondo è che la riforma elettorale poggia su un terreno troppo fragile.
«Noi non vogliamo far saltare il banco – ha spiegato Speranza – Abbiamo parlato con i grillini e poi abbiamo tirato dentro Forza Italia. Poi abbiamo perso Forza Italia. Ma il terreno su cui si poggiano queste riforme è troppo debole. Ed è questo quello che voglio far capire a Renzi» – ha aggiunto l’ex capogruppo, dichiarando di non aver avuto contatti con il premier dal giorno delle sue dimissioni.
Speranza ha parlato, incalzato dalle domande della Annunziata, degli ultimi sviluppi legati all’Italicum: le sue dimissioni, la sostituzione dei dieci parlamentari del Pd in Commissione “Affari costituzionali” ed è tornato a sottolineare come «la riforma elettorale affondi le sue fondamenta su un «terreno troppo fragile».
Anche se «non ho nessun pregiudizio sul premier. Io sono tra quelli che ha pensato che la leadership di Renzi contro i populismi, in particolare quello del Movimento 5 Stelle, potesse essere utile», ha aggiunto. E se «Renzi va alla forzatura lo fa per dare un segnale forte al Paese. Ma il prezzo che paga è molto più alto del beneficio di poter dire, tra qualche settimana, “Ho approvato l’Italicum”».
Pungolato dalle domande di Lucia Annunziata, Speranza ha affermato anche di non temere che la nuova legge elettorale possa «mettere un uomo solo al comando», e che i temi che agitano il Pd riguardino piuttosto il partito stesso. «È chiaro però che un Senato non elettivo e una Camera di nominati rischia di mettere troppo potere nelle mani di chi decide» anche se «non parlerei - ha chiarito a scanso di equivoci - di deriva democratica».
«Ma Speranza voterà la fiducia sull’Italicum?». La domanda di Lucia Annunziata è netta. Non così la risposta dell’enfant prodige che tenta in tutti i modi - riuscendoci - di svincolare.
«Porre la fiducia sulla legge elettorale sarebbe una violenza al Parlamento, un errore madornale». Questa la risposta molto diplomatica anche perché «il governo non ha fatto capire cosa vuole fare» e pertanto «spero ci sia ancora tempo per discutere». E ancora: «Renzi fa bene a essere “tosto”, ma se l’Italicum passerà con la fiducia, il Pd diventerà più debole. Dimettendomi ho detto che sarei stato leale, e ritengo sbagliato legare il destino del governo alla legge elettorale». Ma se Renzi metterà la fiducia «commetterà un errore madornale». E questo perché la scissione sarebbe «un errore gravissimo». Una ventina di senatori e una settantina di deputati, più gli amministratori territoriali: Speranza fa la conta della minoranza del Pd specificando che «Nonostante Renzi sia l’uomo che guida il governo, tutte queste personalità possono avere in mente un partito diverso». Ma il giovane parlamentare comunque tenta di allontanare lo spettro di una possibile diaspora.
«La scissione sarebbe un altro errore gravissimo – ha continuato Speranza – Fuori dal Pd c’è uno scenario devastante. E io voglio dare forza al Pd». Le minoranze, ha spiegato l’ex capogruppo, «sono tutte sotto la stessa bandiera» ed «esprimono delle idee».
Insomma, il Pd non è solo Renzi: «Lui ha una straordinaria personalità, ma ci sono anche altre personalità che possono avere nella testa un partito alternativo, che ritengono che questo errore di cadere in un Partito della Nazione indistinto vada evitato. Rispetto tutte le scelte personali ma un partito che perde contatto con il mondo del lavoro e ne acquista con il centrodestra a me preoccupa», ha aggiunto Speranza.
«Quando vado in giro mi dicono - ha aggiunto - ma che succede? La Camusso spara e imbarchiamo Bondi e Verdini?».

a.giammaria@luedi.it

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