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Nello studio dei vip a coccolare
il sentimento antirenziano “soft”

Basilicata

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HA parlato. Finalmente. Dalle dimissioni da capogruppo alla Camera dei deputati Speranza non aveva più detto nulla. E lo ha fatto in grande (o meglio nel posto dei “grandi”). Addirittura a ora di pranzo della domenica nel salotto importante di Lucia Annunziata su Rai Tre. Roba da “vip”. Su quella stessa sedia ci sono passati politici della “stazza” di Berlusconi (anche se lui poi scelse di litigare e andarsene), Monti, Vendola, Fini, Alfano, Letta, Rutelli, Schifani. Cioè un po’ tutti i protagonisti della Seconda Repubblica e anche quelli che stanno traghettando il Paese nella Terza.
Da ieri nella esclusiva lista degli ospiti di “In 1/2 h” c’è anche Roberto Speranza. Inutile girarci intorno è entrato a far parte dei “grandi”. Può piacere o no. Può essere simpatico o antipatico. Può anche prevalere, in chi lo ha visto ragazzino farsi le ossa nella Sinistra giovanile, una sorta di sottovalutazione di prossimità. Ma sta di fatto che se oggi c’è un politico lucano che viene riconosciuto per strada anche da chi non “mangia politica” da Bolzano a Lecce, quello è il giovane deputato di Potenza.
Forse (anche se ne deve fare ancora di chilometri) dai tempi di Emilio Colombo non c’era uno nato dopo Eboli e prima di Taranto con questa popolarità. Insomma la “scalata” nazionale continua. Ma non sono tutte rose e fiori. Non è una passeggiata. Speranza ieri non è andato da Lucia Annunziata a mostrare lo stile “conformista” e a farsi sentire per il linguaggio pacato e forbito. E’ stato invitato perché per alcuni Speranza rappresenta l’anti – Renzi e forse l’ultima carta da giocarsi per quelli del Pd che fino a un paio di anni fa credevano di possedere non solo le chiavi del portone ma anche quelle della soffitta e del garage del Partito democratico.
Quelli insomma – i non renziani che oggi vivono ancora la sindrome del rottamato - che proprio non ci stanno a essere relegati a ruolo di comprimari. Perché in quei trenta minuti da Lucia Annunziata, di certo non improvvisati, Speranza ha spostato il campo del suo sentire politico dal banale antirenzismo che non paga (D’Alema e Cuperlo docet) alla difesa del sentimento di sinistra. Invece di attaccare a testa bassa Renzi ha preferito puntare su quelli che nel Pd soffrono (davvero?) nel vedere una Cgil e una Camusso che si allontanano e Bondi e Verdini che invece strizzano l’occhio al premier e segretario nazionale del Pd. Insomma Speranza si gioca la carta di voler dare una prospettiva interna e non scissionista a quell’altra metà della luna che pur non avendo capito come si batte Renzi ha una paura tremenda di “morire democristiani”.
Ma è una partita complicata. In fondo le dimissioni da capogruppo devono essere confermate stamani. C’è una notte ancora per pensarci. Da quanto detto a “In ½ h” Speranza conferma di volersi battere fino in fondo e quindi esclude passi indietro. Lancia ancora avvertimenti al premier. La sensazione però è che si stia giocando una partita a scacchi e finora sono stati mossi solo i pedoni. Speranza sta giocando la sua “apertura”. Magari in attesa di rinforzi. Però è tra i vip. Ma non sono concessi errori e titubanze. Renzi, ma pure quelli che oggi lo sostengono, difficilmente gli concederebbero un’altra occasione.
E forse nemmeno Lucia Annunziata.

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