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La giornata nera di Speranza
davanti a Renzi “pigliatutto”

Basilicata

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POTENZA - E’ già il crepuscolo di un mito creato e disfatto nel giro di un paio di settimane? Di certo sono state 48 ore complicatissime per l’ex capogruppo della Camera dei deputati, Roberto Speranza. Alla fine, ieri pomeriggio, si è trovato solo a guardare il monitor. Con numeri impietosi. Non perchè sia passato il voto di fiducia all’Italicum. Ma perchè è passato con forza e insieme al no di Speranza ne sono rimasti solo altri 37. Uno dei quali di Vincenzo Folino che fa coppia con il segretario regionale del Pd (che pure ora ha le sue gatte da pelare in Basilicata) a spalleggiare fino il fondo la “guerra” di Speranza a Matteo Renzi.
Un pò poco. Anzi. Molto poco. Perchè di fatto la minoranza dem e Area Riformista si è liquefatta alla prima prova di forza.
Certo il voto di ieri è stato solo il primo passaggio. L’Italicum ancora non è legge e serviranno altri passaggi alla Camera. Gia oggi si replica con il voto di fiducia. Ma se il buongiorno si vede dal mattino c’è poco da stare allegri per Speranza e compagnia. Perchè non è la sconfitta a bruciare. Ma le dimensioni. E come ci si è arrivati. Di quegli 80 che fino a qualche giorno fa promettevano ferro e fuoco ieri pomeriggio si è svelata plasticamente il bluff. Circa 50 “sedicenti dissidenti” sono rientrati nei ranghi all'ultimo minuto. Quelli che alla fine di una riunione blindatissima quanto infuocata di Area Riformista (che si è svolta nella tarda serata di martedì) hanno deciso di redigere un documento in cui sposavano la linea moderata. O meglio la linea di una minoranza dialogante. Che in termini di voto significava: ognuno libero di fare quello che vuole. Addio così alla battaglia. Tutto evaporato. Renzi è più forte di prima. Non c’è verso. Non ha avversari. Inutile girarci intorno. I numeri non mentono: Speranza ha “convinto” solo una trentina (forse meno) di fedelissimi.
E non è più capogruppo. Magari il tempo gli darà ragione. Magari si scoprirà che ha giocato al meglio le carte che aveva in mano. Si vedrà. Ma intanto ieri ha dovuto segnare il passo. Quella che si annunciava come una lunga cavalcata in testa a una minoranza combattiva e numerosa ieri è parsa più una sgroppata veloce alla testa di pochissimi.
Intanto nella “sua” Basilicata ora il quadro diventa complicato. Può accadere di tutto. Con il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza che si “iscrive” alla mionranza dem e scrive: «Credo che la battaglia politica non possa finire qui. Insisto su un punto: la legge elettorale non va bene (...)». Sarà. Ma intanto sembra tutto in discesa per Renzi.

s.santoro@luedi.it

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