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I bagliori di un crepuscolo

Basilicata

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NON ne chiedono le dimissioni ma di fatto ne sfiduciano l'azione di segretario. Antonio Luongo, nel documento firmato dai parlamentari Antezza e Margiotta, da 3 consiglieri regionali (Giuzio, Polese e Robortella), da tutti i consiglieri provinciali renziani e da ben 43 delegati dell'assemblea, è indicato come il responsabile di un Pd impatanato nel “conservatorismo, nell'immobilismo e nella confusione”. Una bella dichiarazione di guerra, un sfida sul terreno dell'onore e del disonore politico.
In un panorama informativo italiano che stenta a reggere l'urto del mercato, non esistono neppure più cronisti politici che si incuriosiscono: chi è questo signore, unico segretario Pd in Italia, che ha detto no a Renzi? Non è nuovo alla politica, per nulla. E ha una lunga storia alle spalle. E' a questa che Antonio Luongo non rinuncia. Consapevole, sicuramente, che il futuro potrebbe travolgerlo. Come quando, da bravo militante, non disse una parola, alle ultime parlamentarie che lo videro fuori dalla competizione elettorale. Sarà un dinosauro della politica in un Paese che che non si fa scrupolo a saltare con i vincitori? Resiste, solitario, alla Storia inarrestabile o è uno che non rinuncia al suo sistema di riferimento? Luongo, come Speranza, sono oggi minoranza della minoranza. E gli effetti della drammatica notte che ha sancito il “Liberi tutti” in Area riformista arrivano come una saetta nella piccola Basilicata, patria degli irriducibili. E' la stessa regione che per prima ha incoronato un presidente renziano, Marcello Pittella, fratello di Gianni, sfidante di Renzi alle primarie, poi suo sostenitore, pur nella coltivazione dell'autonomo associazionismo dei Lab Dem. Quello che sembrava impossibile iniziò a materializzarsi alla fine forzata del secondo mandato di De Filippo. La vittoria dell'attuale governatore alle primarie fu uno schock. Da allora il destino non ha più smesso di seguire la sua strada nuova.
La Ditta Pd porta ormai un'altra sigla, stare insieme con il rampante ex sindaco di Firenze è la scelta inevitabile per molti. Così era prevedibile. I bagliori di un crepuscolo per l'area che resiste o la svolta per un protagonismo autonomo? Una strada la indica per esempio Lacorazza che ieri su Fb sollecitava l’area di Speranza a ricompattarsi sulle riforme costituzionali, dove non è previsto il voto di fiducia. Si vedrà. Per ora – in Basilicata - siamo all’ennessimo atto di guerra, stavolta apertamente dichiarato.
Dentro il documento c'è tutto il malcontento per un persistente clima di sfiducia reciproca. Che porta conseguenze disastrose, da qualunque parte la si veda. E' così nel capoluogo, per l'impegno sul salva Potenza, così a Matera dove Adduce ha perso pezzi del Pd (anche se ha recuperato sul centrosinistra), è così in quasi tutti i comuni chiamati al voto. La questione esiste, il primo a saperlo è proprio Luongo. E' che nella tensione delle forze uguali e contrarie (vedi per esempio le ultime nomine sulla sanità), si va avanti a colpi di esclusione reciproca. Sicchè non è più il merito delle questioni che viene affrontato ma la paternità di chi le affronta. Pessima cosa.
Quello che viene contestato a Luongo – a parte tutta la questione statutaria degli organismi dirigenti – è di essere nume tutelare di una corrente del Pd. C’è da dire che l’altra corrente non fa molto per interagire. E così in un clima di scontro permanente augurarsi la sintesi è davvero utopico.
I toni dei firmatari del documento sono molto duri, vengono chiamati in causa anche i “controrivoluzionari” (riferimento a Lacorazza), insomma tutto l'arcipelago politico che di certo non fa sconti al governatore. Difficile ad oggi prevedere gli sviluppi. L'evoluzione ora per ora della situazione romana aggiorna anche gli scenari lucani. La prossima mossa sarà la giunta regionale. Capiremo se c'è armistizio o guerra.

l.serino@luedi.it

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