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«Momento inadeguato per quel documento»
Luongo replica a muso duro alla sfiducia dei renziani

Basilicata

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POTENZA - Luongo non ha certo perso tempo. Praticamente a giornali stampati con il documento renziano, ha impiegato un paio di ore per replicare alle critiche di Margiotta, Antezza, Braia, Polese e tutti gli altri. Insomma il segretario del Pd di Basilicata dimostra di avere uno scatto felino. Quando vuole. E ribatte punto su punto. Non sul posizionamento politico. La scelta di non condividere (unico segretario regionale a non farlo) la lettera di Renzi sull’Italicum in fondo appartiene al politico. All’uomo. E anche al segretario. Una scelta che può non piacere. Può non essere condivisa. Ma che rimane una opinione. E il pensiero unico non c’è scritto in nessun regolamento e Statuto. Piuttosto contesta due punti. Quello dove gli si attribuisce la divisione e la frammentazione del Pd nei comuni dove si voterà per il rinnovo delle amministrazioni il prossimo 31 maggi. E l’altro nel quale viene indicato reo di non aver completato il percorso congressuale e di non aver composto gli organismi: la Direzione, la Segreteria e le nomine dei due vice.
A entrambi i punti, Antonio Luongo ribatte con decisione. Sul primo, di fatto, ribaltando il ragionamento e chiedendo ai renziani di fare “mea culpa” per aver evidentemente favorito divisioni sui territori. In realtà la verità sta nel mezzo: le divisioni sono figlie di quelle Primarie del 2013 per le Regionali che nè lui (da segretario) e nè gli altri big sono riusciti ancora a ricomporre. Sul secondo invece ricordando che il rinvio (avvenuto nell’assemblea del 5 marzo) fu voluto proprio dai renziani di Matera. Insomma lo scontro è servito.

sal.san.

 

LA NOTA:

«Sono abituato a vivere il libero confronto democratico con serietà e responsabilità, rifuggendo dalle facili battute veicolate sui giornali o sui social media. Non mi è difficile comprendere il senso del documento dei “renziani” lucani a ridosso dell’acuirsi del confronto interno a livello nazionale; comprendo un po’ meno il senso politico dell’iniziativa nel momento in cui il presidente Pittella è impegnato a trovare le forme e le condizioni per un rilancio dell’azione del governo regionale.
Trovo curioso, se non paradossale, che le due questioni cruciali poste nel documento, e cioè la mancata elezione della Segreteria e della Direzione regionale e la diffusione della conflittualità sui territori, vengano poste proprio da coloro che sino ad oggi hanno richiesto il rinvio di quegli adempimenti statutari e sono partecipi della frammentazione del partito in sede locale.
Io sono sin troppo consapevole della difficile governabilità di un partito che, sotto la guida di Matteo Renzi, sta modificando rapidamente lo spirito e le regole di vita della nostra comunità politica.
Mi sarei aspettato eguale consapevolezza, anche autocritica, da parte di quel pezzo di gruppo dirigente del Pd lucano che ha inteso sottoscrivere quel documento».

 

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