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Il Giglio magico
e la resistenza a sud del Sele

Basilicata

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HA scritto di buon mattino e ha fatto pubblicare la risposta sul sito del Pd. Il documento con il quale il segretario regionale, unico in Italia ad aver detto no a Renzi, risponde alle accuse dell'ala renziana, ai giornali arriverà solo nel tardo pomeriggio.E non certo per la consapevolezza di un nuovo ecosistema delle fonti informative. Piuttosto un modo per perimetrare il ragionamento: è qui che si discute, nel partito, sembra voler dire Luongo, scansando notoriamente il segretario le interviste e - come le chiama - le battute sui social.
Ed è proprio mentre il senatore Margiotta twitta alacremente sul documento anti segretario scritto - per sua stessa ammissione - in buona parte da lui (molto attento alla grammatica e alle virgole oltre che alle strategie politiche) che arriva l 'annuncio di Petruzzi, ex sindaco di Anzi, di stretta osservanza foliniana, spalla comunicativa del segretario che non ha account twitter o FB. «Ma pubblicate la replica e non il documento?» chiede perplesso Margiotta che a chi gli ricorda «ma non ti eri sospeso?» risponde, pacato, come aveva già fatto, «non dalla politica». «Se me lo mandate», ironizza Petruzzi «lo pubblico il documento» e fornisce la sua mail mentre nella discussione condotta dal professor Ribba si affaccia critico anche Dino Paradiso (a proposito il simpaticissimo Paradiso dimentica di aver contribuito all' elezione del segretario).
Così alla vigilia del primo maggio, mentre la resistenza di Speranza in aula è un fronte con parecchi feriti, i democratici lucani vivono la loro personalissima guerra civile. Che non è la prima a lasciare lividi istituzionali e ingombranti lacerazioni. La colpa è anche vostra, dice Luongo ai renziani, se non abbiamo completato gli organismi dirigenti.
Secca, essenziale, la risposta. Non spaventata eppure consapevole delle difficoltà. Luongo non è ruggente come i dem del giglio che hanno il vento in poppa, rammaricato forse sì, simbolico nella scelta della foto a corredo del documento (in un seppiato antico compaiono lui, Speranza e Folino) con un richiamo alla consapevolezza, anche autocritica, dice, del momento di difficile governabilità di un partito che con Matteo Renzi sta velocemente imboccando la strada di una eterogenesi.
Un passaggio politico importante è il riferimento all'imminente rilancio dell'azione di governo del presidente Pittella. Irrorare di conflitto le relazioni proprio adesso sembra fatta apposta. Inopportuni, insomma, valuta Luongo, mentre il senatore, al contrario, chiarisce: il momento è quello giusto.
Una corda tesa e legata al traino di quello che succede a Roma. Sulle macerie di quello che fu il partito regione (i conflitti erano durissimi, prima, mai dichiarati, sempre sotterranei e poi convergenti negli accordi) la maggioranza del giglio magico sente di non avere ostacoli e tenta il colpo finale. Poche le insidie alla galoppata di Renzi, il caudillo maleducato di talento, si concede la libertà di chiamarlo l'ormai ex direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli che paga anche il suo ostinato antirenzismo.
Le cronache a Sud del Sele hanno scarsa aurea di protagonismo. Una specie di guerra sconosciuta. Rimbalza su tutti i siti dei giornali la protesta del dirigente Pd del Livornese che, deluso da Renzi, mostra in un video la tessera del Pd e annuncia: «sapete cosa me ne faccio? Mi ci pulisco il c.» e poi inquadra il vortice d’acqua del gabinetto che ingoia il cartoncino. Sono più composte le proteste lucane, a volte paradossali anche se spiegate. Nello stesso giorno un altro pezzo del fu Pd lucano, Santochirico, spiega perchè ha abbandonato Adduce pur rimanendo nel partito. Mentre il sindaco di Matera recupera, last minute, un’altra lista a suo sostegno. Ispirata da chi? Da Bubbico.

 

l.serino@luedi.it

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