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Speranza, frecciate a Renzi
e applausi a Cosenza

Basilicata

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COSENZA - Il Pd ha detto qualcosa di sinistra. Almeno una parte di esso, quella minoritaria che si richiama all’Area riformista. Ieri a Cosenza, in una sala della Musica formato forno, in tanti hanno sfidato collassi e svenimenti per capire cosa ci sia dietro il progetto del Reddito minimo. Una mattinata di dibattitto che ha visto alternarsi sul palco il gotha del Pd locale, ma anche il ministro del Lavoro Poletti (collegato via Skype), esponenti del mondo dell’associazionismo e una nutrita pattuglia di deputati democrat e il dirigente nazionale di Sel, Marco Furfaro.
Il lungo dibattito più che spiegare un disegno di legge concreto ha voluto ribadire un’idea politica: che la priorità in questo momento è la lotta alla povertà che si sta insinuando in sempre maggiori strati sociali. Un’esigenza che diventa un dovere in Calabria, la regione con gli indici economici più bassi d’Italia.
Lo spiega con veemenza, Enza Bruno Bossio, che del reddito minimo ha fatto una sua battaglia da sempre. La deputata spiega anche che garantire un reddito significa anche contrastare le mafie e da qui il sostegno di Don Ciotti, del movimento Libera e di una serie di associazioni cattoliche e di sinistra.
Per il deputato l’obiettivo deve essere quello di cambiare il nostro modello economico. In questo momento alla flessibilità non si accompagna nessun aumento di tutele, anzi il contrario. La strada può essere quella di politiche keneysiane come il sostegno al reddito e sopratutto una crescita legata all’innovazione tecnologica.
In perfetta sintonia i vertici della Regione. Prima l’assessore al Lavoro, Carlo Guccione, e poi il Governatore Oliverio hanno spiegato come il lavoro sia la madre di tutte le battaglie, l’obiettivo sul quale si giocano tutto.
L’assessore Guccione, che sta promuovendo in lungo e in largo il progetto Garanzia Giovani, ha detto che l’azione della Regione viaggerà su più fronti. Garanzia Giovani, il fondo unico per l’occupazione, ma anche una serie di iniziative che sono allo studio di concerto con le parti sociali. A breve tutto verrà compendiato in un piano regionale per il lavoro.
Anche il Governatore Oliverio, ovviamente, ha insistito sull’esigenza di attuare una riforma incisiva degli ammortizzatori sociali, nell’ambito dei quali si colloca proprio il reddito minimo. Per Oliverio non esiste un problema di risorse, ma quello di saperle spendere. Il Governatore denuncia un tentativo del Governo centrale di utilizzare contro il Meridione la cronica incapacità delle Regioni di sfruttare i fondi europei. Il disegno vorrebbe collocare in un fondo tutti i soldi non spesi per dirottarli poi in altre direzioni. «Al danno si è unita anche la beffa - grida nel microfono - Proprio ieri abbiamo avuto una riunione dei presidenti delle Regioni e abbiamo sottoscritto un documento con cui abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento la modifica di questa norma».
Per quanto lo riguarda, poi, l’intenzione è investire proprio sul lavoro la maggior parte della programmazione Por 2014-2020.
Fra gli altri interventi va poi segnalato quello dell’ex capogruppo alla Camera del Pd, Roberto Speranza che ha sottolineato come solo in Italia e in Grecia non esista uno strumento simile. Nella sua critica al Governo Renzi («Non ho votato la fiducia alla legge elettorale. È stata una scelta difficilissima», ha detto beccandosi moltissimi applausi) dice che fino ad oggi sono stati investiti circa 9 miliardi e mezzo per i famosi 80 euro a famiglia, 6 miliardi per abbattere l’Irap. La prima proposta si rivolgeva a ceti medi, la seconda alle imprese, «quello che chiediamo oggi è investire risorse anche per le fasce più deboli della popolazione».
L’intervento più atteso, ovviamente, era quello del Ministro del Lavoro, Maurizio Poletti che doveva dare la “copertura” del Governo a questo progetto. Diciamo che il ministro non si è molto sbilanciato. Ha approvato l’idea di massima e ha detto che il Governo ne sta discutendo. Poi, parlando di reddito minimo e di reddito di inclusione (a testimonianza di come siamo ancora sul piano delle idee) ha elencato in un discorso molto tecnico tutte le difficoltà: dall’individiduazione delle risorse a quella, forse più complessa, degli aventi diritto; dalla necessità di avere un accompagnamento serio al lavoro a quella di produrne di nuovo.

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