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L'uomo che sussurrava al candidato

Basilicata

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E' la campagna elettorale di pasdaran, supporter e registi occulti. Per Raffaello De Ruggieri e Salvatore Adduce, in particolare, il livello della competizione che si fa via via più aggressivo e trasferito sul piano personale, sembra si muova innanzitutto nelle retrovie composte anche da vecchi leoni della politica, da Enzo Santochirico a Roberto Cifarelli insieme a pezzi dell'establishment di destra e sinistra come Cosimo Latronico e Cosimo Muscaridola o esponenti dell'imprenditoria che tentano il grande salto come Nicola Benedetto o Angelo Tosto. Il risultato è un aumento della litigiosità che basta ricercare in vecchi rancori, frizioni datate nel tempo, rivalse che oggi cercano la loro soluzione finale. E loro due, al centro, fra stilettate, messaggi indiretti e strumenti per fomentare l'uno contro l'altro, temi che non individuano il reale contenuto di una vera campagna elettorale ma, a volte rimestano nel torbido. Tutto intorno, l'esercito dei social che fra tweet e post lascia spazio a opinionisti che su un fronte e l'altro rilanciano opinioni e commenti, da Nino Carella che nel gruppo Democrazia e Sviluppo affronta con video a tema, i contenuti del confronto di queste settimane, a Donato Mola con Hyperbros, blog sul quale punti di vista e polemiche tengono banco utilizzando, come nel primo caso, anche contributi di semplici cittadini. C'è poco da dire, insomma, se si vuol parlare di campagna elettorale inconsueta. In fondo in gioco ci sono i conti ancora da saldare che, però, sembra si facciano richiedere direttamente dai candidati sul palco a scapito della trasparenza del messaggio elettorale che stenta ad arrivare agli elettori.
Lo dimostra il polso della piazza, più impegnata a capire in queste ore se una Soprintendente è capace o meno di usare un social network, piuttosto che comprendere se per arrivare a Bari si dovrà continuare ad utilizzare una linea ferroviaria lenta e ormai sorpassata.
La piazza, quella a cui si rivolgono candidati sul camion o davanti a un cartellone da firmare, non comprende, non capisce ancora chiaramente le ragioni per le quali votare uno dei candidati. A Matera rischia, dunque, di passare ancora una volta il principio dello: “A chi appartieni?”. Il legame familiare (tanto caro anche all'ex sindaco Nicola Buccico che dedicò ai soprannomi delle famiglie cittadine anche un pamphlet) rimane ancora l'elemento di valutazione anche se notevolmente indebolito.
L'appartenenza, oggi, sembra legata più alle famiglie della politica che a quelle che hanno costruito la città. E così il candidato sindaco, nel cui orecchio, si sussurra ancora l'incitazione a colpire senza esitazione l'avversario, rischia di identificarsi con i burattinai che ne muovono i fili.
Ma anche Pinocchio, a un certo punto, si ribellò per ritrovare la libertà.

 

a.ciervo@luedi.it

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