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La guerra di secessione materana

Basilicata

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I paradossi ai quali ci sta facendo assistere il Pd in tutta Italia in questo turno elettorale confermano che l'eccezionalità della situazione materana avrebbe dovuto far convergere ogni sforzo, anche nazionale, perchè da qui partisse una sperimentazione nuova di coesione. Amministrare per un obiettivo, il 2019. Facendo in modo che quest'obiettivo producesse la più alta redditività futura per la città. Un semplice e al tempo stesso assai complesso programma elettorale, già delineato. Tutte quelle forze che hanno, negli anni passati, concorso a questo obiettivo avevano il dovere morale di evitare questa assai deludente e aggressiva campagna che costringe il sindaco uscente, Salvatore Adduce, a dover spiegare quello che sembra essere chiaro in tutta Italia ma non in tutta Matera e cioè che la città ha incassato una straordinaria vittoria. E costringe un pilastro della storia materana, l'avvocato De Ruggieri, a essere schematizzato come testa d'ariete di un conflitto politico che si nutre in parte del Pd stesso e in parte di una destra molto a-ideologica. In assenza di compromesso abbiamo ad oggi lo schieramento di due sistemi di potere generati da quello che sembrava essere un unico blocco convergente nei mesi scorsi. Sicchè l'opposizione che doveva essere la più strutturata, quella del M5S, è di fatto delegata agli avversari interni del sindaco uscente. Un renzismo e un controrenzismo per nulla decifrabile secondo lo schema già a sua volta complesso del panorama regionale- locale. Anzi, queste sono categorie per nulla applicabili allo schema materano. E in questo contesto di sfondo assistiamo ai quotidiani, avvilenti vituperi che generano lacerazioni che difficilmente potranno essere rimarginate.
L'aspetto più interessante è, a mio avviso, l'analisi sulle consapevolezze e sui desideri della città. E come essi vengono rappresentati.
Al netto di quella parte del Pd (Santochirico-Viti) che ha deciso di stare dall'altra parte rimanendo però nel Pd (qui stendiamo un velo pietoso sulla situazione complessiva del partito) bisogna chiedersi: dove è maturato lo strappo? E cosa esprimono quei cittadini che questo strappo assecondano? Davvero è una questione di primarie mancate? Quelle primarie che legittimano un De Luca in Campania, ad esempio? Insomma cosa si aspettano i materani? Cosa vogliono? E quale funzione di leale mediazione riescono in questi giorni a fare i gruppi in competizione?
E' evidente che il conflitto si può spiegare non certo con la mancata condivisione di un obiettivo, ma con un desiderio di allargare lo spazio pubblico di rappresentanza senza il vincolo delle appartenenze (che però resistono, chiaramente nello schieramento di Adduce, ma anche con De Ruggieri sennò uno Schifani cosa ci faceva ieri a Matera?)
Il regolamento di conti sta trascinando la città e i cittadini che puntualmente, a elezioni terminate, diranno che non si riconoscono nella politica e non hanno fiducia in essa. Dunque a Matera è semplicemente in atto una piccola, localistica guerra di secessione. Nulla a che vedere con visioni culturali e obiettivi urbani.

l.serino@luedi.it

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