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Per ora Adduce
vince il referendum

Basilicata

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«DOBBIAMO riscoprire l'orgoglio di essere meridionali», dice a caldo il neo governatore della Campania, il salernitano-lucano Vincenzo De Luca contro il quale non diciamo la Bindi ma piuttosto l'emblema dell'antimafia italiana, Roberto Saviano, nulla ha potuto. A dimostrazione di quanto gli italiani cerchino in questa fase efficienza e concretezza, costi quel costi. L’ex tesoriere del Pci salernitano ne incarna il prototipo. Nel perimetro del nostro Mezzogiorno il Pd ha ormai tutto, con governatori però che – analisi molto diffusa in queste ore – di renziano hanno poco. Il rivendicazionismo identitario – mentre il leghista Salvini tenta (ma non gli riesce) la scalata nazionale – offre un quadro di vertici democratici che hanno costruito il consenso su loro stessi e non già per l'effetto trascinamento del leader fiorentino. In altre parole Renzi ne ha subito le candidature, fino ad accettarne le contraddizioni, ben sapendo che nel calcolo dei numeri con quei profili avrebbe avuto più possibilità di vincere. E così è stato. Il neo governatore campano non è renziano, è de Luca e basta. Idem Emiliano in Puglia. Così Oliverio in Calabria. E la piccola Basilicata ha sì un governatore di provata fede renziana ma forse per Pittella (e diciamo pure i Pittella) vale più che per gli altri la considerazione di essere un'isola a parte. La collocazione contro la vecchia “ditta” fu la mossa vincente per smarcarsi dai lacci dell'ormai ex granitico partito regione lucano ed affermarsi da protagonisti. Ad oggi hanno avuto ragione. Anche in questo turno amministrativo, con il centravanti di sfondamento, il giovin signore della politica pittelliana, alias Mario Polese, hanno incassato vittorie (emblematico, solo per dirne una, il caso Salandra). Quasi un secondo turno delle primarie. Ad Avigliano Pittella ha perso, qui vi rimando all'analisi di Salvatore Santoro, più dettagliato comune per comune. L'analisi di contesto è che, per quel che riguarda la Basilicata, il partito di Pittella è vivo e vegeto. Il Pd invece non si capisce più cos'è. La grande partita aperta rimane Matera, la capitale. Dove il Pd è il primo partito.
Questa è la città dove Renzi non ha scelto di venire a fare campagna elettorale per il candidato del Pd, Salvatore Adduce. Dimostrando, in verità, scarso interesse per quel che significa la città per l'Italia in termini di occasione di sviluppo. Si sono invece visti Vendola e, prima, Emiliano. Ma anche Gianni Pittella. Il governatore, Marcello, ha avuto una posizione diciamo intermedia: nella guerra di parte del Pd contro Adduce ha espressamente escluso provvedimenti ad escludendum contro chi non lo sosteneva. Più visioni – è anzi stata la tesi – sono una ricchezza. Se fossero davvero più visioni. E' stato in realtà un referendum sulla persona di Adduce. Che Adduce ha superato, ottenendo non solo la percentuale più alta tra tutti i candidati, ma soprattutto la forza emotiva e psicologica per essere arrivato in testa in una competizione con molti paradossi. Il dato è ovviamente ad oggi. Perchè finita questa prima campagna elettorale se ne apre un'altra. E la partita è delicatissima. C'è l'esempio di Potenza, con l'inattesa sovversione del dato del primo turno, in buona parte determinato dalla demotivazione dei candidati. Circostanza che ovviamente vale per entrambi i duellanti arrivati al ballottaggio. Quelli della coalizione di Adduce hanno raggiunto una percentuale più alta del candidato sindaco. Dove è finita la differenza del voto disgiunto (di cui hanno risentito di meno De Ruggieri e Tortorelli) ? Bisogna guardare con attenzione al risultato del candidato del Movimento cinque stelle che è riuscito ad ottenere quasi mille voti in più rispetto alla lista. Pur con un risultato complessivamente modesto, è indicativo del fatto che evidentemente il vero voto di protesta, svincolato da rapporti ed amicizie, va in quella direzione. Cioè il voto dato alla coalizione ispirata da Tosto non è stato un voto di protesta, come pure è stato presentato. Ma un voto politico a tutti gli effetti. A dimostrazione di come questa campagna elettorale sia stata la sfida tra due grossi apparati, più un terzo che per ora, a detta del suo protagonista, Angelo Tortorelli, è in pausa di riflessione. Una sfida tutta giocata sulla grande prospettiva che c'è all'orizzonte, il 2019, che rimane in testa alle considerazioni e alle discussioni dei materani. Con Adduce al 40 per cento qual è la prospettiva del rimanente 60 per cento in queste due settimane che ci separano dalla battaglia finale? Interrogativo aperto. C'è da scommettere che saranno giorni diversi da quelli che abbiamo visto finora. Sarà difficile continuare a parlare di programmi. E' già tutto detto. Le strategie, all'indomani del faticosissimo spoglio, sono al vaglio dei due quartieri generali. Quali patti e quali accordi (si spera non con carte scritte, come successe una volta a Benedetto). Ma soprattutto: i materani cosa vogliono?

l.serino@luedi.it

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