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Dati Istat, la Cgil frena Pittella
«Azzardato parlare di ripresa»

Basilicata

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POTENZA - All’indomani dei dati diffusi dall’Itat, che per i premi mesi del 2015 fanno registrare un aumento di occupati pari a 7.000 unità, il messaggio al presidente Pittella è chiaro: «E’ un azzardo parlare di ripresa». Il primo a frenare «facili trionfalismi» è il segretario, Angelo Summa, che da quando è stato eletto a capo della segreteria regionale della Cgil di Basilicata, non ha fatto mancare le sue critiche a un’azione di governo ancora «troppo debole» rispetto alle esigenze del tessuto economico locale. E che anche sulla base dell’analisi realizzata dall’Ires, il Centro studi del sindacato, esprime tutte le sue perplessità sulla lettura dei dati. La prima puntualizzazione è questa: «I tempi della comunicazione della politica non tengono conto di alcuni fattori», come le fluttuazioni congiunturali e stagionali che incidono sui dati.
Perché, secondo l’analisi di Summa, l’incremento registrato è dovuto quasi interamente ad agricoltura e servizi, mentre resta stabile l’industria in generale e si registra una perdita continua nelle attività manifatturiere. I lievi segnali di ripresa sarebbero relativi al settore delle costruzioni che aveva conosciuto una vera e propria debacle.
Ma soprattutto, il segretario del sindacato della Camusso ci tiene a sottolineare che non c’è possibilità di asserire una connessione certa e automatica tra Jobs Act e gli occupati. Insomma, sulla base degli stessi numeri, la valutazione della Cgil, rispetto a quella del governatore della Regione, è ben differente. Più che di ripresa, secondo Summa, più giusto è parlare di un arresto della caduta dell’economia, in linea con quanto sta accadendo a livello nazionale. Anche alla luce dei dati relativi al 2014 relativi a demografia d’impresa e credito, sull’interno anno, è possibile concludere che il trend recessivo va attenuandosi. «Siamo tuttavia lontani dai livelli pre-crisi», commenta il segretario, spiegando che seppure i segnali più incoraggianti arrivino dal tasso occupazionale, la strada per recuperare i posti andati persi è ancora lunga. Di contro restano ancora negativi, anche se in attenuazione, i numeri relativi alla demografia d’impresa e del credito a disposizione degli operatori appaiono elementi critici in grado di ostacolare una ripresa robusta. Le imprese attive - fa presente Summa - diminuiscono nella regione: il saldo tra nuove iscritte e cessazioni è ancora negativo. Una dinamica che interessa tutti i settori anche se è più accentuata in quello agricolo, seguito dall’industria. Dato in linea con quello dell’occupaizone, che cresce soprattutto nei comparti agricoltura e servizi. Nel terziario - evidenzia la Cgil - le imprese attive si riducono dello 0,7% rispetto all’ultimo trimestre del 2013. Calo ascrivibile al settore del commercio, mentre saldi positivi interessano il settore turistico, i servizi alle imprese, la sanità e l’assistenza sociale e le attività artistiche e di intrattenimento. Insomma, un quadro non positivo, ma in chiaroscuro. Ed è per questo che il segretario Summa rinnova l’appello alla Regione a misure urgenti a sostegno dell’economia e dell’industria: «La Basilicata resta sotto la media. Ed ancora lontana dai livelli pre-crisi della prima metà degli anni Duemila». E per stoppare i toni ottimisti del presidente della Regione, si fa sentire anche l’opposizione.
Il consigliere di Forza Italia, Paolo Castelluccio non usa mezzi termini per esprimere il concetto: «Il renzismo acceca vista e cervello». Secondo l’esponente di minoranza in Consiglio regionale, il calo del numero di quanti cercano lavoro per la prima volta «non è automaticamente ascrivibile al “successo” di Renzi e Pittella». Perché - spiega - «il fenomeno di rinunciare all’iscrizione ai centri per l’impiego è sin troppo noto e nasce dalla sfiducia che si traduce nel disertare i centri magari privilegiando le Agenzie interinali più affidabili. Dunque si è confusa la trasformazione di contratti a vario titolo precari in rapporti più o meno stabili con nuova occupazione». «I dati Istat andrebbero letti con più cautela. Siamo di fronte alla testimonianza – conclude Castelluccio – che il renzismo acceca la vista e la mente al punto da far perdere lucidità al nostro governatore».

m.labanca@luedi.it

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