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Minacce di morte a Vicari e Pittella
La lettera risale ad aprile scorso

Basilicata

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ERA stata consegnata già lo scorso 16 aprile agli uffici del Ministero, la lettera di minacce di morte indirizzata al sottosegretario dello Sviluppo economico, Simona Vicari e al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ma rimasta coperta da segreto fino a questo momento per esigenze investigative. Lo chiarisce un’agenzia Ansa che, all’indomani della ufficializzazione della notizia, spiega anche che la busta a firma del sedicente gruppo “vecchi lucani” era stata recapitata alla sede del dicastero, in via Molise. All’interno, un foglio scritto, non a mano, ma al computer in cui si chiede l’immediata sospensione delle attività estrattive e dell’inceneritore Fenice di Melfi. La notizia è trapelata solo lunedì sera, quando anche il governatore lucano - come lui stesso ha specificato - ha appreso la notizia. Alla Regione, non sarebbe arrivato nulla. L’unica copia della lettera, quindi, sarebbe stata inviata a Roma. A sporgere denuncia, proprio il sottosegretario. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo e i carabinieri stanno indagando per individuare i responsabili. Un mese prima rispetto alla consegna della lettera, il 13 marzo scorso, Simona Vicari si era recata in Basilicata per discutere l’intesa tra Ministero e Regione sulla riconversione del fondo che prima alimentava la card carburanti, pari al 3 per cento delle royalty sul petrolio estratto. Così come già previsto dallo Sblocca Italia, secondo l’accordo sottoscritto una settimana dopo a Roma, le risorse ora verranno destinate a una card sociale e a misure per lo sviluppo: “oltre 100 milioni di euro - spiegava allora il presidente - da destinare a misure in favore dei sistemi di impresa, delle pmi, degli artigiani, dei commercianti e dell’autoimprenditorialità, per il sostegno al reddito, il potenziamento dei servizi alle comunità locali, per l’occupazione stabile e i progetti di utilità sociale”. Com’è ben noto, l’approvazione dello Sblocca Italia e delle successive intese è stata accompagnata da un clima di tensione sociale senza precedenti nella storia del petrolio in Basilicata. Ma ora, a prendere le distanze dal gravissimo atto a opera di anonimi ancora da individuare è anche una delle associazioni che maggiormente si è fatta portavoce del malcontento, guidando la protesta dei giorni caldi, la Ola di Basilicata. Un vero e proprio appello, quello dell’Organizzazione lucana ambientalista, rivolto a tutti: “Prevaricare una dialettica anche dura, aspra, con gesti di violenza personale e fisica, anche in forma verbale e/o scritta, danneggia non solo l’azione civile e democratica – ricordiamoci tutti Scanzano Jonico – ma favorisce i provocatori ed i violenti che finiscono per penalizzare il movimento pacifico”.
E tra i messaggi di solidarietà pervenuti al governatore Pittella e al sottosegretario Vicari, quello ufficiale del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli, a nome di tutto il gruppo. «Un gesto espressione di inciviltà», commenta il consigliere, da condannare e stigmatizzare, in quanto «lesivo di ogni forma di libertà di democrazia partecipata, che non ha nulla a che vedere con il dibattito aperto, anche dai toni aspri, che si è sviluppato nel corso degli ultimi anni in Basilicata sul tema delle estrazioni petrolifere».
Il capogruppo si è detto comunque sicuro che sia il presidente che il sottosegretario «continueranno a compiere per intero il loro dovere a servizio della Basilicata e dell’Italia».

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