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La difficile settimana di De Luca
Dopo lo stop del Cdm si torna a fare i conti

Basilicata

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POTENZA - Si apre un’altra settimana molto delicata per il futuro della città capoluogo di regione. Quella in cui, numeri alla mano, si dovrà cercare di capire se esiste una concreta possibilità di salvare Potenza, dopo la batosta del decreto sugli enti locali che non contiene la previsione normativa in cui si sperava, relativa alla possibilità di programmare il risanamento economico in cinque anni. Gli uffici comunali sono chiamati a una nuova verifica. “Tagliare tutto quello che è tagliabile” è la nuova direttiva del sindaco De Luca, per cercare di ridurre al minimo il debito comunale. Di cui - se si esclude la riduzione sulla sanzione dello sforamento del patto di stabilità che dovrebbe superare i 9 milioni di euro e la cifra che la Regione potrebbe garantire per due anni, all’incirca 11 milioni di euro per il biennio 2015-2016 - rimangono ancora senza copertura ben 22 milioni di euro. Una cifra immensa, rispetto alla quale sarà difficile trovare una soluzione. Ma nel frattempo sono ancora le polemiche politiche a tenere banco. A partire dalla controversa lettura sulla bocciatura in Consiglio dei ministri del comma che avrebbe consentito il salvataggio del capoluogo. «Una precisa volontà politica dietro questa scelta da parte del presidente Renzi», aveva commentato il primo cittadino, facendo intendere di condividere la teoria di chi ritiene che si sia trattato di una sorta di operazione “punitiva” di Renzi nei confronti di uno dei suoi maggiori antagonisti nel Partito democratico, Roberto Speranza. Una teoria che convince poco, che però si baserebbe sul fatto che - secondo quanto alcuni riferiscono, attribuendo alla notizia una certa autorevolezza - il comma sarebbe stato inserito nel testo, e cassato proprio nel corso dell’incontro tra presidente del Consiglio e ministri. Ma anche su questa versione i dubbi rimangono: ci si chiede, infatti, chi possa riferire con tanta certezza i contenuti, generalmente riservatissimi, di una riunione del Consigli dei ministri. Rimane che la bocciatura del “Salva Potenza” è stata una vera doccia fredda per chi aveva confidato nei toni rassicuranti di chi aveva presentato la proposta. E che ritorna a mescolare gli equilibri politici tra un sindaco ormai lontano dagli alleati con cui ha condiviso la vittoria dell’anno scorso, tentato da un avvicinamento al centrosinistra. In un rapporto ormai minato proprio dall’esito della partita giocata a Roma sul decreto di modifica al testo sugli enti locali. Una settimana difficile, quindi, per il sindaco De Luca, sia dal punto di vista tecnico che politico.
E intanto l’Usb, il sindacato di base, tuona: «La questione Potenza deve tornare al centro dell'interesse delle varie istituzioni». Secondo il sindacato, la gran parte della spesa che grava sulle casse comunali «è sicuramente il frutto di un sistema di gestione degli appalti dei servizi esternalizzati che, a cominciare dalla osannata Consip, invece di ridurre i costi, hanno alimentato ancor più la corruttela e il malaffare, come la lunga sequela di scandali a livello nazionale sta dimostrando.
La colpa che muoviamo al sindaco e alla sua giunta è che, prima di tagliare i servizi , avrebbero dovuto abbattere i costi degli stessi, avendo prima loro chiari quali fossero le cifre realmente necessarie».
«Bisogna uscire assolutamente dall'immobilismo, dovuto soprattutto all'attesa del responso romano circa i tempi e la qualità del piano di risanamento - dice la segretaria, Rosalba Guglielmi - ripartire dalla definizione dei nuovi servizi, anche a parità dei costi riequilibrati , attaccare il guadagno di chi, bene che vada, fa l'imprenditore con i soldi pubblici, perché, facendo ricorso alla retorica di rito, mentre il dottore studia ,il malato muore». Il sindacato, insieme ai lavoratori interessati e aderenti alla sigla, sarà in presidio, questa mattina, davanti al palazzo del Comune, in piazza Matteotti.

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