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De Ruggieri fa le primarie e aggrega una coalizione
Ciò che Adduce non riesce a fare

Basilicata

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MATERA - Non sorprende la vittoria di Raffaello De Ruggieri. Nè la sconfitta di Salvatore Adduce. Due facce di una stessa medaglia che neanche il titolo di capitale europea della cultura è riuscito a far convivere. Anzi le difficoltà e le divisioni sono inevitabilmente aumentate. I problemi intestini al Partito Democratico hanno agevolato queste contrapposizioni e favorito le spaccature all’interno della società materana con una città consapevole di essere ad un bivio decisivo della sua storia ma anche chiamata a gestire le responsabilità che un titolo del genere porta con sè. Tre essenzialmente i momenti che spiegano questo risultato e che vanno dagli ultimi giorni della campagna elettorale ai problemi politici interni al centrosinistra in cinque anni di Amministrazione Adduce, per finire con quelle prove tecniche di riorganizzazione di un’alternanza che hanno portato poi, con un gioco di sponda, alla candidatura di Raffaello De Ruggieri.
Guardando a ciò che è avvenuto almeno nell'ultima campagna elettorale il dato più evidente sta nell'escalation di toni e di accuse dell'ultima settimana. A sconvolgere i piani e la campagna elettorale la scelta di Angelo Tortorelli di allearsi con De Ruggieri, un apparentamento che mette in difficoltà Adduce. Una “pugnalata” inattesa, una sorta di tradimento che in quanto tale fa più male. I toni salgono, le questioni si moltiplicano, lo scontro si inasprisce sconfinando a tratti anche nel testa a testa personale. Qui però Adduce mostra i limiti di una serie di scelte non adeguatamente ponderate, dalla smentita nel giro di 24 dell'Arbia chiamata a garante della trasparenza, ad una giunta giovane “improvvisata” presentata a ridosso della conclusione della campagna elettorale, alle critiche che sommergono De Ruggieri, su Zetema, sulla cripta del Peccato originale, un innalzamento evidente dei toni che non raggiunge però il risultato sperato. Dall'altra parte ad emergere è l'eccessiva sicurezza di un risultato che non sembra così certo perchè tutte o quasi le previsioni puntano sul testa a testa. E' in questo clima che nasce anche un sabato di piena campagna elettorale sui social ed una tensione continua anche ad urne aperte. Il risultato può sorprendere nelle dimensioni non nella sostanza.
Se l’approdo finale è questo, l'origine risale più indietro nel tempo. In cinque anni sofferti in cui i rapporti politici interni alla maggioranza risultano pressocchè azzerati e molti dei pezzi che si perdono per strada risultano decisivi per la sconfitta di Adduce. Pezzi anche interni al Pd, in molti casi all'interno di quell'area renziana che ufficialmente prende diverse posizioni in questa battaglia elettorale (l’Antezza ad esempio sostiene Adduce ma fino a pochi giorni prima dell'avvio delle ostilità non era affatto convinta di quest'appuntamento elettorale e chiedeva a gran voce le primarie). La sofferta decisione di candidare ufficialmente Adduce è lì sotto gli occhi di tutti, spacca i renziani ma evidentemente non riesce a ricomporre un quadro politico all'interno del Pd e lascia aperti i soliti e consueti dubbi sulla direzione in cui parte del Pd (antezziani in testa) abbiano marciato nel primo e soprattutto nel secondo turno.
Ma non mancano anche le responsabilità di chi non ha voluto cedere all'idea di portare Adduce come candidato nelle primarie del Pd, di provare a unire il quadro politico prima, per rafforzare quello del voto poi. Un'operazione che evidentemente sembrava impossibile a priori. Una strategia considerata perdente in partenza anche se poi al ballottaggio i nodi sono ugualmente venuti al pettine.
Adduce sapeva di perdere le primarie? E come poteva allora pensare di uscire indenne da un ballottaggio che richiede coalizioni granitiche? Sono le domande che hanno portato a questo risultato elettorale che prescinde da Matera 2019. Perchè la genesi di questi rapporti aspri, di questi malumori, di queste inimicizie ha sede ben prima del 17 di ottobre. E quel momento non riesce ad unire ma accentua solo le differenze che già esistono.
Dall'altra parte della barricata si è cercato di costruire un cartello ampio, articolato, complesso che comprenda il centrodestra e la società civile e che possa provare a scardinare la forza del centrosinistra. L'avvio di questo lavorìo è il convegno sulle macroregioni del 14 aprile 2014 voluto dal Movimento "Matera si muove" che riesce nell'impresa di mettere allo stesso tavolo dopo tanto tempo Angelo Tosto, Nicola Buccico, Pasquale Di Lorenzo personalità diverse di un centrodestra che vuole emergere e che sa di doversi affidare ad una grande personalità della società civile per poter uscire dall'impasse politica cittadina. Buccico alcuni mesi dopo (siamo a inizio ottobre) lancia, attraverso il nostro giornale, il nome di Raffaello De Ruggieri e quell'appuntamento di aprile risulterà evidentemente il punto di partenza di un confronto politico che oggi ha portato, dopo le primarie e la convergenza su De Ruggieri, al risultato elettorale materano. Anche perchè in quel convegno c'è anche Marcello Pittella che "evita" un appuntamento del Pd sulle riforme in programma con il Governo Renzi (macroregioni comprese) e che invece sembra assolutamente a suo agio per idee e opinioni all'interno di quel contesto. E' chiaro poi che Pittella nella campagna elettorale ultima è stato al fianco di Adduce ma è altrettanto chiaro che pezzi dei pittelliani materani a cominciare da Giammetta, Lapolla, Viti hanno sostenuto fortemente De Ruggieri nel suo percorso. Lì probabilmente, in quel convegno di aprile 2014 al San Domenico, una congiuntura politica, una base di ragionamento sul futuro è stata lanciata. Anche perchè molte anime renziane vi hanno partecipato. Non è un caso che dopo quell'appuntamento fu proprio Adduce a dire: "E' iniziata la campagna elettorale". Evidentemente ci aveva visto giusto.
Il risultato del voto di Matera non può essere una sorpresa sia per quanto successo negli ultimi giorni di campagna elettorale sia per quanto accaduto nei cinque anni di Amministrazione Adduce e nei rapporti intessuti nel Pd e nel centrosinistra sia per quanto costruito invece in una coalizione opposta che puntava decisamente all'alternanza politica.
De Ruggieri è stata la sintesi di tutto ciò ed ha fatto ciò che Adduce non ha saputo fare: creare una coalizione, fare le primarie, allargare la propria base e diventare affidabile per tutti.
La differenza sta qui anche se ora arriverà davvero il difficile.
Perchè una cosa è vincere un appuntamento elettorale ed altra è governare una città. De Ruggieri ha vinto una sfida importante ma sa bene che quella decisiva è davanti perchè, come ha più volte ripetuto, "oggi o si fa Matera o si muore".

p.quarto@luedi.it

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