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Sconfitto il ristretto cenobio

Basilicata

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IL SUCCESSO di De Ruggieri è frutto del concorso di tante ragioni che un’analisi oggettiva non potrebbe eludere. Viene sconfitto innanzitutto un conglomerato di interessi e un progetto di lunga durata che si era opposto ad una più che ragionevole domanda di rinnovamento. Interessi e progetto garantiti da una catena di protezioni diffusa e consolidata pur se non uniforme, anzi vulnerata da barlumi di intelligenza politica.
Proprio la missione cui Matera era chiamata verso l’obiettivo del 2019 reclamava un salto di qualità, un’apertura alle sollecitazioni che venivano dalla “città profonda”, il superamento di ossificate relazioni di potere e di deleghe affidate ad un ristretto cenobio di cerimonieri del mestiere e di cultori di un gergo lontano dall’essenza, dalle radici e dal respiro della città. Cade quindi un fortilizio dell’autoreferenza e dell’arroganza che ha utilizzato espedienti comunicativi ai limiti del rispetto umano, quasi della turpitudine: si pensi al manifestino “double face” dell’ultim’ora, con cui si è voluta somatizzare la presunta dialettica tra vecchio e nuovo, fra le rughe antiche e nobili del candidato Sindaco in bianco e nero e la radiosa felicità a colori del Sindaco uscente. Una anticipazione del fallimento biologico e politico della riproduzione della specie. Terribile “gaffe” come le tante segnate dalla disperazione per un disegno di potere che andava affondando sotto i colpi di una reazione civile priva di bandiere e tutta interna al sentire comune di una città “altra” da quella che si intendeva rappresentare.
Ora De Ruggieri ha un compito delicato e difficile. Egli non è solo l’eroe di una competizione drammatica e istruttiva vinta proprio sul terreno di un civismo colto e gentile. Non guida una coalizione, non coordina simboli e bandiere e raccoglie, per questa ragione, convergenze che vengono da affluenti diversi: alcuni determinanti anche perché hanno compromesso in maniera fatale la tenuta e la scommessa della “gioiosa macchina” del PD locale costruita intorno alla inossidabilità delle carriere e alla eternità dei giochi che da sempre vengono orditi fuori della città e al di sopra di essa da geni della lampada, da Numi che apparivano inamovibili e che invece, come a Potenza, devono ora fare i conti con la lezione dei sentimenti e della ragione civile.
Compito quindi difficile per il nuovo Sindaco di Matera. Egli lo sa bene e lo ha detto. Guai, tornare su modelli di gestione, vecchi, spartitori, improponibili! Condivido l’appello di Buccico. Tutti facciano un passo indietro e faccia un passo in avanti la buona politica, fatta di riformismo e di partecipazione popolare, di primato del progetto e di costruzione di uno stile inedito di trasparenza e di condivisione. L’ho definito di “riformismo popolare”. Che pretende un’armoniosa combinazione fra le qualità personali del Sindaco e la corretta declinazione di virtù civiche, di ascolto, di superamento di cerchi magici, di familismi, di convenienze antiche e di consuetudini domestiche. Non ha vinto un sodalizio, vince una città intera alla quale occorre restituire una centralità che torni a farla respirare. E in questo “spazio nuovo” dovrà essere tessuta la tela di una nuova politica, di un consorzio civile che rimetta in movimento la forza delle idee. Quindi subito un esecutivo di alto profilo e di provato disinteresse, un Consiglio comunale, centrale nella elaborazione progettuale e nella difesa degli obiettivi (a partire dal piano strategico), nel controllo della efficacia trasparenza dell’azione amministrativa e piena valorizzazione delle tante sedi di civismo attivo, critico e libero che sono la culla vera del rinnovamento. Infine la piena affermazione di quell’autonomia (da noi insistentemente rivendicata nella polemica con il PD ufficiale) della Fondazione, polmone promozionale e progettuale strettamente coordinato alla missione del Sindaco ma con una caratura che recuperi non solo le preziose competenze lucane che sono andate perdute, ma che la innalzi ai livelli di città cocchiera, proiettata verso la piena condizione di Capitale della Cultura. Un obiettivo quest’ultimo che pretenderà un salto di qualità e un significativo adeguamento se non avvicendamento nella struttura dirigente della Fondazione.
“Vaste programme” direbbe De Gaule? No.Il minimo indispensabile per aprire una nuova fase, che dovrà essere distante dalle pratiche che abbiamo sofferto e contestato, assumendocene, noi nel PD ed altri nel centrosinistra, tutte le responsabilità. E’ ben evidente che se la città non potrà essere governata “contro il PD”, ipotesi sciocca e ritorsiva chiaramente respinta da De Ruggieri, certamente dovrà essere guidata “oltre” il PD: quel PD che abbiamo conosciuto e che ora dovrà affrontare con durezza il tema di un rinnovamento vero, forte e radicale. Non solo a Matera. E prendendo atto di una lezione, un’altra, alle sue antiche, inossidabili sicumere. Perciò concorra, se può e se vuole, a scrivere una pagina nuova nel costume e nella vita della città più antica (e sorprendente) del mondo.

 

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