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Quando era sindaco De Ruggieri (il fratello)
Correva l’anno 1967

Basilicata

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MATERA - «Ho provato a sconsigliarlo, gli ho detto che non ha un partito, non le risorse, l’età per iniziare una sfida come questa.
Pensavo anche di averlo convinto, poi ho sentito che si candidava per le primarie.
Ma lui ha una forza incredibile, una grande carica che gli permette di affrontare questa sfida enorme».
Michele De Ruggieri, fratello di Raffaello e sindaco della città di Matera tra il 1967 e il 1968 racconta la sua esperienza da sindaco e come ha vissuto la scelta, la campagna elettorale, le accuse, il successo di Raffaello in questi giorni.
Partendo proprio dal 1964. «Già perchè è allora che inizia la legislatura, io mi trovo eletto tra gli ultimi nella Democrazia Cristiana, allora il professor Zaccagnino mi chiese di candidarmi per completare la lista. Diventai capogruppo della Dc che fece con Psi e Psdi un’aggregazione a sostegno dell’allora sindaco Lamacchia.
In maggioranza, come spesso succede a partiti che sono maggioranza, non mancarono le critiche e ben presto Psi soprattutto e anche Psdi presero le distanze dal sindaco e si arrivò alle dimissioni di Lamacchia.
A reggere la città per l’ordinaria amministrazione c’era Michele VBianco del Partito Comunista ma persona molto rispettata, prima che si arrivasse ad un commissario si tentò di risolvere la situazione e il Psi diede la disponibilità a ripartire e fu fatto il mio nome.
Da ultimo dei consiglieri eletti mi ritrovai sindaco.
Come prima cosa notai» continua a raccontare Michele De Ruggieri, «un Municipio che aveva non più di una trentina di macchine da scrivere, anni luce di differenza rispetto ad oggi dove si vede un salto tecnologico e quindi anche culturale notevole.
Io ricordo di aver scelto come prima cosa di chiudere il bilancio che di solito arrivava a luglio dell’anno successivo immediatamente. Mi sono insediato ad ottobre e a dicembre riuscimmo a fare il preventivo. Poi ebbi una brutta gatta da pelare, la richiesta di costruire una chiesa, l’attuale San Paolo in un’area dove però non era permesso.
Siccome ho sempre considerato l’urbanistica non una scelta astratta ma un modo di vivere per la crescita di una comunità non diede quel permesso. Si scatenò una grande polemica e a cui non ressi e mi dimisi. Questa è stata la mia esperienza da sindaco anche se oggi quella chiesa è stata costruita in un’area vicina, lì di fronte, ma che aveva le autorizzazioni giuste».
Ripercorso il passato Michele De Ruggieri parla anche di oggi: «avevo messo in guardia Raffaello così come Michele Bianco mentre si congratulava per la mia elezioni mi diceva “Ma chi te l’ha fatta fare”.
Poi ho visto che ha deciso diversamente, lui ha la forza per sopportare questo peso che avrà».
Anche l’accendersi di accuse in campagna elettorale non lo ha colto di sorpresa: «conosco bene Salvatore Adduce, l’ho rispettato da sindaco e stimato come persona penso che altri gli abbiano dato informazioni sbagliate da usare in campagna elettorale. Cose assurde, senza senso».
Sull’aria che si respirava nella giornata del voto e immediatamente prima dello scrutinio : «la sensazione era che la città volesse dare il voto ad una persona di cui aveva massima fiducia, ad una persona seria su cui poter fare affidamento.
Certo poi fino all’ultimo c’era l’attesa ma la sensazione era questa. Un consiglio?
Di crearsi subito uno staff di poche persone ma molto brave sotto il profilo organizzativo perchè i messaggi che arriveranno da politica, istituzioni, stampa, cittadini saranno tanti e il flusso di risposte dovrà essere continuo».

p.quarto@luedi.it

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