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Soccorso sì, ma per tutti i Comuni
Royalty non solo per Potenza

Basilicata

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POTENZA - Le condizioni sono soprattutto due, una più tecnica, l’altra di contesto. L’idea di utilizzare una quota delle royalty per salvare la città di Potenza dal commissariamento può anche funzionare, ma solo se la scelta ricadesse anche su tutti gli altri enti locali lucani in difficoltà. E sempre se dal ministero per lo Sviluppo Economico arrivasse l’ok: non basta una promessa a far arrivare in Basilicata il tesoretto del petrolio.
La discussione del centrosinistra lucano si è concentrata ieri sulle condizioni per dar vita all’ultima possibilità di salvezza del capoluogo. Entro il 10 di agosto (termine imposto dal Viminale), l’amministrazione di Dario De Luca dovrà presentare un bilancio in pareggio, altrimenti non resterà che il commissariamento. Al petrolio è legata l’ultima debole speranza di recuperare le risorse che la Regione non può garantire e che servono per colmare il deficit del Comune (diversi milioni di euro).
Con il presidente della regione Marcello Pittella i capigruppo del centrosinistra hanno provato a fare il punto. La via maestra resta quella tracciata dalla risoluzione approvata dal consiglio regionale del 14 aprile: utilizzare una parte delle risorse provenienti dall’ex bonus carburanti «per strutturare una politica a sostegno degli enti locali, dei servizi e dei diritti di cittadinanza».
«È evidente - scriveva ieri Feranando Picerno (CD) - la volontà di evitare con il commissariamento al Comune capoluogo gravissimi e pesanti ripercussioni sui cittadini che utilizzano i servizi della città di Potenza».
Non potrebbe essere solo Potenza, dunque, a beneficiare - eventualmente - delle royalty dell’ex fondo bonus idrocarburi. Nella rimodulazione del fondo dovrebbero rientrare altri Comuni in difficoltà attraverso il fondo di coesione, «definendo - scrivono i capigruppo - parametri e priorità che possano dare certezza a tutti». Potenza, Matera, le Province, i Piccoli comuni. Ed evitare così lo scontro sui territori per l’ennesima zattera di salvataggio lanciata al capoluogo.
La trattativa col Mise - dicono ancora dal centrosinistra - va aperta «al contributo di tutte le forze politiche, oltre i confini della maggioranza». La contrattazione non può che essere a Roma, da cui si attendono cenni rispetto al fondo del 2012. Se arrivassero in Basilicata i 95 milioni di euro dell’accordo per quell’annualità ci potrebbero essere le risorse per chiudere la partita della salvezza economica di Potenza e altri Comuni. Ma, per tornare alle condizioni iniziali, al momento è solo una possibilità.
Un’altra via praticabile, seppur molto complessa, è quella del decreto Enti Locali. Il testo avrebbe dovuto contenere una norma destinata ad innalzare a cinque anni il tempo utile per risanare i capoluoghi in dissesto. Era quello il tempo su cui l’amministrazione potentina e la Regione avevano costruito un percorso di aiuti per raggiungere il pareggio di bilancio e ottenere il via libera del Viminale. La norma, però, non è arrivata, nel decreto non c’era.
In questi giorni si fa largo l’ipotesi di una possibile modifica della previsione in sede di conversione del decreto legge. Come fare? Una proposta arriva da Cosimo Latronico, deputato FI: «Nell’esame del decreto enti locali già iniziato nella commissione Bilancio del Senato occorre predisporre emendamenti. Mi sembra una richiesta ragionevole che va nella direzione della responsabilità. È giusto creare i presupposti normativi per accompagnare lo sforzo di riequilibrio fatto dal sindaco De Luca».

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