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«Uno schiaffo in faccia ai comuni virtuosi»
Valvano (e non solo) contro il SalvaPotenza

Basilicata

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SINDACI sul piede di guerra. L’ipotesi di finanziare il debito di Potenza, sia pure attraverso un fondo che vede come beneficiari tutti i comuni, con i soldi inizialmente destinati alla card idrocarburi è un campo di battaglia pronto a fare diverse vittime.

«Illegittimo e incostituzionale», non usa mezzi termini il primo cittadino di Melfi, Livio Valvano, per il quale si tratta di uno «schiaffo in faccia» al merito di quei sindaci “virtuosi” che sudano per far quadrare i conti, fronteggiando i tagli ai trasferimenti centrali, anche quando questo comporta dire qualche “no” ai cittadini. Secondo voci di corridoio, ci sarebbe stato anche un brusco scontro tra il primo cittadino e segretario regionale del Psi, e il consigliere regionale Pietrantuono, rispetto all’esito della riunione di maggioranza dello scorso lunedì. Voci che però Valvano smentisce a tutta forza: «La mia è la posizione di tutto il partito, Pietrantuono compreso».

Una linea che del resto il sindaco di Melfi aveva già esplicitato da tempo. E che in queste ore gli è costata qualche polemica in più anche con il presidente del Consiglio, Piero Lacorazza. Su twitter il lungo botta e risposta.

«Posso comprendere l’utilità di un fondo di coesione per i piccoli comuni, quelli maggiormente colpiti dai tagli centrali. Ma finanziare il debito di una città in dissesto è un’assurdità a cui non possiamo prestarci. Sarebbe come incentivare gli amministratori “furbetti”. La legge parla chiaro, delinea precisamente quale deve essere il percorso che dovrà seguire il capoluogo. Altre soluzioni sono contra legem.

Esiste un fondo nazionale, mentre non c’è alcuna delega assegnata alle Regioni per intervenire a favore del capoluogo. Basta fare una piccola ricerca: non esiste alcun precedente». Per Valvano è il principio di base che è sbagliato. Anzi, per dirla con le sue parole, «una presa per i fondelli».

«Non si può affermare che la Regione deve farsi carico in virtù del ruolo che svolge Potenza. Sono pronto a comprendere una forma di trasferimento in virtù dei servizi erogati, ma solo misurando effettivamente quanto costano. Devono smetterla di sparare cavolate su questo».

Valvano rigetta anche la teoria a opera di «spiritosi», che «si divertono a sostenere» che la sua posizione sia dettata dal buono stato di salute delle casse di Melfi, grazie all’importante area industriale di San Nicola. Ma Valvano non è affatto il solo. E mentre Potenza attende con ansia il parere legale del Mise che dovrà esprimersi sulla possibilità di utilizzare le royalty dell’ex bonus benzina, è anche il sindaco della “capitale del petrolio” ad alzare la voce. Altro che aiuto a Potenza e ai potentini, «questa è l’ancora di salvataggio di un vecchio sistema politico-istituzionale che ha affossato il Comune di Potenza e non solo. Un modo per celare responsabilità».

Tuona così Amedeo Cicala, sindaco di Viggiano, uno dei paesi di quella periferia «che vorrebbe avere un pò meno pendolari, e più servizi dislocati sui territori». «Come mai - chiede - i territori di periferia sono pronti a spendere risorse proprie ed a fare battaglia pur di non far chiudere un servizio, con la paura di perdere economie e posti di lavoro e, invece, “stranamente” per alcuni rappresentanti istituzionali potentini detti servizi ed attività pubbliche stanziate nel territorio di Potenza non sono una ricchezza per tutta la città?». Anche perché, per i comuni del petrolio, distribuire le royalty ai comuni come Potenza i cui Consigli hanno detto no alle trivelle, significherebbe subire «oltre al danno, la beffa». «Facciamo sviluppo ed occupazione seria - conclude Cicala - ed evitiamo condoni politici ed istituzionali.

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