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Le tre ragioni dell’impugnativa
L'azione politica sull'articolo 38

Basilicata

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POTENZA - La Regione ha alzato la voce contro lo “Sblocca Italia”. Non lo ha fatto a dicembre sull’intera legge.

Ma lo ha fatto giorni fa. Non si tratta di un ricorso contro la legge ma della sua applicazione. Che cambia? Poco o nulla come ha concesso lo stesso presidente della Regione, Pittella martedì in Consiglio. In fondo il ricorso all’intera legge lo hanno già fatto altre Regioni. E la legge è legge. Se la Corte costituzionale dovesse ritenere lo Sblocca Italia illegittimo la cosa varrebbe per tutti. Non solo per le regioni che hanno impugnato.

Lo stesso vale anche ora. L’impugnativa sul decreto del Mise dello scorso mese di marzo - questa volta al Ta - è stata già presentata ad esempio dall’Abruzzo. E vale lo stesso ragionamento: se il Tar dichiara il decreto attuativo illegittimo vale per tutti. Da qui le parole di Pittella di una decisione della maggioranza regionale di carattere politico. E sulle ragioni di questo mutato atteggiamento politico ci sono una serie di lettura.

La prima: a dicembre la Basilicata non impugnò proseguendo nella mediazione a Roma per tentare di ottenere modifiche e vantaggi. Alla valutazione partitica poi la valutazione della bontà di quelle modifiche e quei vantaggi. Oggi la mediazione è su altri campi. Non su quello del decreto e su eventuali sue modifiche.

Insomma scenario ampiamente mutato. C’è quindi una seconda lettura.

Pittella avrebbe potuto mettersi di nuovo a lottare in prima persona rivendicando le proprie prerogative e tentando di convincere i suoi a rinunciare per la seconda volta a impugnare un atto del Governo Renzi. Ma annusando l’aria il presidente ha sicuramente capito in anticipo che il fronte interno era meno granitico. A partire dal suo Pd dove Cifarelli e Lacorazza difficilmente lo avrebbero seguito. Senza contare che il clima dentro il Partito democratico in vista della resa dei conti di domenica è così infiammato che qualsiasi mediazione ieri come oggi sarebbe inutile: se non si capisce cosa accadrà da domenica sera e chi guiderà il partito da lunedì è inutile avventurarsi in campi inesplorati. Tanto più che la battaglia tra correnti dem è così avanzata che il tempo delle mediazioni è bello che sfumato.

E se proprio si deve trattare lo si farà a valle dell’Assemblea regionale non prima.

E infine c’è la terza motivazione. Quella emotiva e popolare. Non a caso il governatore Pittella ha alzato i toni quando ha detto: «Voglio che i lucani sappiano che i primi difensori dei cittadini e dell’ambiente siamo noi.

L’allarmismo o addirittura il terrore creato demagogicamente su questioni delicate come le estrazioni e i permessi di coltivazione non giovano a nessuno. Viceversa, è utile affrontare seriamente questioni delicate come queste e ricorrere, se necessario, alle sedi competenti per difendere le nostre prerogative e competenze». Insomma Pittella si è stancato di prendersi in faccia le accuse di tenere il gioco dei petrolieri. Impugna come gli hanno chiesto i suoi: insomma meglio essere criticati in due che da solo.

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