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Più che una multiservizi
è un vero e proprio dipartimento

Basilicata

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POTENZA - Una delle tre maggiori stazioni appaltanti della Basilicata, assieme alla Regione e all'ospedale San Carlo di Potenza, che da solo vale gran parte del bilancio della Sanità. Ma con uno status particolare, quello di una società di diritto privato, ancorché a capitale interamente pubblico. Sempre fino a quando non entrerà in funzione la Stazione unica di via Verrastro.
Cosa sarà Acquedotto lucano di qui a qualche anno è difficile da dire. Ma cos'è stato dalla sua nascita a oggi lo sanno bene sindaci e imprenditori, che hanno attraversato i corridoi di via Grippo per chiedere servizi e cantieri sul territorio.
Perché la mission di dare acqua ai cittadini, è sempre andata di concerto con l'erogazione di lavoro per tante maestranze locali colpite dal crollo delle commesse pubbliche: grandi opere in primis.
L'amministrazione di Rosa Gentile, l'ex assessore "esterno" della giunta De Filippo, prima prestato alla politica e poi sedotto dalla stessa (c'è da scommetterci che se ne sentirà ancora parlare), aveva già segnato una svolta "tecnica". Dopo quella dell'ex presidente del Consiglio regionale Egidio Mitidieri, subentrato nel 2005 all'ex assessore materano all'urbanistica Vincenzo Santochirico, appena eletto in Consiglio regionale, e poi entrato in Giunta come assessore all'Ambiente. In pratica, il percorso inverso a quello compiuto dall'ex insegnate di informatica che dal 1995 è alla guida di Confartigianato Matera.
L'elezione di Michele Vita va nella stessa direzione. D'altronde bisogna riconoscere che un Acquedotto "svuotato" della fetta più grossa delle sue competenze dalla maxi-centrale di committenza della Regione, affidata al capo di gabinetto del governatore (e del suo predecessore), assomiglia più a un altro dipartimento regionale, che alla multiservizi dinamica ed efficientista pensata agli inizi del millennio. E di qui a un nuovo modello di gestione del servizio idrico integrato passa davvero poco. Specie se il portato di quella vecchia dovesse farsi politicamente insostenibile.
L'ultimo "caso" all'attenzione della magistratura contabile riguarda i premi di risultato riconosciuti ai dirigenti di Al spa, e Acquedotto lucano progettazione srl: una controllata per cui diversi dipendenti dell'ente risultano aver prestato servizio, ma sempre a favore dell'ente, che commissionava i lavori. Tant'è che sono sempre rimasti comodamente seduti nel loro ufficio. Un sistema abbastanza "spigliato" per stimolare la produzione più di quanto facessero gli incentivi già riconosciuti a integrazione dello stipendio tabellare.
Ma di recente il vecchio consiglio d'amministrazione e l'attuale direttore generale sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di abuso d'ufficio, per alcune assunzioni senza concorso effettuate quando la legge ha riconosciuto che il modello "multiutility a capitale pubblico" non poteva derogare a un minimo di evidenza pubblica anche nella selezione del personale. Sennò sarebbe stato preda di vecchie logiche clientelari. Come puntualmente si è verificato.
Poi c'è il contenzioso aperto di recente dagli storici gestori del depuratore di Potenza, che è il più grande di tutta la Regione. Ordinaria amministrazione, verrebbe da pensare. Se non fosse che a chiedere un risarcimento a sei zeri per l'estromissione dall'appalto da 2 milioni di euro all'anno è la ditta dei fratelli Giuzio, in cui un tempo compariva anche il minore dei 3, che oggi siede in Consiglio regionale per il Pd ed è considerato tra i "kingmaker" del governatore Pittella. Uno dei suoi più fedeli alleati nella vittoriosa campagna delle primarie. Il contenzioso c'è già, e oramai non c'è più nulla da fare.
Ma da domani anche questa sarà materia per la nuova Stazione unica appaltante della Regione.

 

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