Salta al contenuto principale

Soldi a Potenza, l’ex sindaco:
«Basta alle polemiche i territori siano uniti»

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 48 secondi

NON aiuta nessuno e non aiuta la Regione la polemica sul sostegno alla città di Potenza. La Regione certamente non cresce senza le sue aree interne e senza i suoi piccoli comuni che meritano attenzione e una strategia di crescita che prima ancora di essere infrastrutturale oggi deve essere di servizi e di utilizzo produttivo, di tutela e valorizzazione delle risorse locali, storiche, ambientali ed enogastronomiche.
Se è vero ciò, è altrettanto vero che senza la sua città capoluogo la regione non può avere futuro, per tutto ciò che essa rappresenta sia in termini di servizi offerti sia in termini di storia e di identità.
Purtroppo è stato errato in questi mesi l’approccio con il quale si è posto il tema.
Dopo un dissesto, che si poteva e si doveva evitare, porre il problema della città come un problema di cattiva amministrazione e di sprechi a cui porre rimedio con fondi regionali, chiamando in causa anche le royalty, significa aver voluto esporre al pubblico ludibrio la comunità potentina e legittimare prese di posizioni contrarie ad ogni forma di intervento a favore del capoluogo.
La città di Potenza ha da rivendicare legittimamente sostegni per ben altri motivi, per quello che offre in termini di servizi, da quelli scolastici a quelli amministrativi a quelli istituzionali a quelli sanitari, in un contesto urbano estremamente problematico e complesso che ospita ogni giorno circa 50.000 persone provenienti dall'esterno.
Servizi fondamentali per tutti, che meritano rispetto, che vanno costantemente monitorati, innovati, migliorati e che chiamano la città e la sua amministrazione ad un ruolo ben diverso da quello ordinario. L'area metropolitana di Potenza è a sua volta coinvolta e partecipe di questo ruolo, interagisce in un'unica azione che richiede una strategia unitaria complessa che deve andare oltre le singole relazioni sociali ed economiche.
Il dinamismo culturale e civico della città, ovviamente ad un livello e con funzioni ben diverse dalla straordinaria occasione rappresentata da Matera 2019, in sintonia con una storia fatta di eventi-traino per la intera regione come quelli del 1799 e del 1860, merita attenzione e deve essere occasione di rilancio di un ruolo che non significa essere sovraordinato o alternativo alle altre grandi realtà urbane della regione, ma integrativo e di reciproco sostegno per un comune processo di crescita territoriale.
La storia della città del dopo guerra è stata storia di crescita convulsa con forti accelerazioni connesse a ruoli spesso non compatibili con quella gradualità tipica dei processi di crescita di una piccola comunità che è garanzia del miglior governo dei processi stessi.
Ciò ha comportato molte volte errori ed approssimazioni che solo una lettura superficiale può attribuire a singole classi dirigenti che in città si sono invece mediamente distinte per capacità, visioni e senso di responsabilità. È vero che vi è un debito storico di notevole entitá da estinguere, come nel caso di tanti comuni, esso, però nell'ultimo anno andava gestito in maniera meno gridata, non sbandierato e non correlato ad altro.
Quel gridare "al lupo al lupo" ha fatto giungere medici e carnefici a quello che è stato presentato come il capezzale di una città moribonda.
Basterebbe chiedere il giusto dai servizi minimi sul trasporto pubblico locale, previsto dalla legge e mai riconosciuto, a tutto ciò che è giusto riconoscere ad un capoluogo per sostenere spese di non poco conto per quel ruolo che è chiamato a svolgere, fuori da ogni richiesta elemosinante ed in sintonia con quello che oggi occorre riconoscere più in generale ai comuni ed ai centri erogatori di servizi che vivono tutti una situazione di grande difficoltà in un Paese che per troppi anni ha marginalizzato gli enti locali.
Si tratta di aiuti che andavano riconosciuti già prima e che avrebbero consentito anche all'amministrazione che ho guidato di non fare i salti mortali per evitare ciò che accade oggi addirittura con la beffa di vedersi additato come responsabile di ciò che in ogni modo si era riusciti a scongiurare.
Non aiuta nessuno la impropria polemica avviata, Potenza come Cersosimo e come tanti altri comuni in difficoltà non ha bisogno di processi ma di politiche. Il futuro della regione passa attraverso questa nuova capacità di tenere insieme i territori e riconoscerli. Con il presidente Pittella e la Regione dovremmo ripiegarci su tali tematiche, fuori da ogni populismo, prima che una devastante spinta alla frantumazione istituzionale metta a rischio la stessa identità regionale.

*ex sindaco di Potenza, consigliere regionale PD 

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?