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«Non diremo mai sì alle trivelle in mare»
Linea ferma del presidente della Regione

Basilicata

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POTENZA - «È un no motivato, basato su ragioni di merito, quello che la Regione Basilicata, per mano del suo governo, esprime alle trivelle in mare. È un no che tiene conto delle argomentazioni tecniche, supportate dalle valutazioni di buon senso ispirate dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, all’atto dell’approvazione della legge Sblocca Italia».
E’ quanto sostiene, in una nota, il presidente della Regione, Marcello Pittella.

Il governatore lucano - secondo quanto reso noto dal suo portavoce - ha espresso di persona la propria solidarietà al sindaco, Rocco Leone, che sabato ha cominciato uno sciopero della fame proprio per opporsi alle attività estrattive mar Ionio».

«Una legge, lo Sblocca Italia - aggiunge Pittella - che, come si sa, mira a salvaguardare il nostro Paese dalle eventuali conseguenze negative provocate dalle attività estrattive poste in essere da nazioni confinanti».

Secondo il presidente della Regione Basilicata, «non esistono motivazioni tecniche o di opportunità economica che possano indurci a dire sì alle trivelle in mare. Per non parlare della chiara scelta politica fatta da chi governa la Regione Basilicata di non andare oltre gli accordi del 1998 e del 2006 che, come è noto, riguardano solo ed esclusivamente le estrazioni in terra ferma».

Pittella sottolinea inoltre che «con gli altri Governatori del Sud, ed in particolare con Oliveiro della Calabria ed Emiliano della Puglia, sono certo riusciremo a mettere a punto una linea difensiva che troverà nel Governo un interlocutore attento alle nostre tesi, così come peraltro abbiamo già avuto modo di verificare all’atto della conversione in legge del decreto Sblocca Italia. E in ogni caso, nel mentre riconfermiamo la linea del dialogo - conclude il governatore lucano - vogliamo con altrettanta nettezza ribadire il nostro forte, fortissimo no alle trivellazioni in mare, pronti ad opporci con tutti i mezzi che la legge ci mette a disposizione ad una attività che consideriamo lesiva degli interessi del territorio e delle nostre comunità».

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