Salta al contenuto principale

Pd, tregua armata fino settembre
Nuove prove di timido dialogo interno

Basilicata

Tempo di lettura: 
6 minuti 8 secondi

POTENZA - Zero a zero e palla al centro: i guastatori, almeno per il momento, sono stati messi a tacere. E per dichiarazione di un (finalmente) sereno Luongo: «Ora si apre il cantiere». Insomma, per farla breve, il Pd regionale evita il bagno di sangue e prova a prendere tempo per capire se può esserci pace e quindi costruzione di un equilibrio interno. Per ridirla in un’altra maniera, ma sempre in breve: hanno vinto le colombe dell’una e dell’altra parte. I falchi invece sono rimasti nelle voliere.

Fino a quando? Si vedrà. Intanto il segretario regionale Antonio Luongo supera il primo scoglio. Aiutato da un dibattito che tranne qualche eccezione (Cifarelli ma sopratutto Muscaridola e Locantore) mantiene un profilo moderatamente cauto. Pure Pittella ha mostrato disponibilità al confronto parlando della necessità di immaginare «un laboratorio politico lucano».

In pratica tregua sì, ma - ha sottolineato il governatore - “con Luongo che non firmò la lettera di Renzi sull’Italicum (unico segretario in Italia a mettersi dichiaratamente contro il premier) e Speranza “l’antirenziano nazionale” per immaginare un’asse lucano tra renziani e non renziani” serve una sorta di delega romana. E su questo dopo aver comunque lanciato messaggi di stima a Roberto Speranza («lo ringrazio ancora per il lavoro fatto sulle modifiche allo Sblocca Italia grazie al suo ruolo di capogruppo alla Camera») ha rivelato di andare a Roma per un confronto nazionale sul tema lucano già mercoledi e giovedi prossimi.

Ora ci sono due mesi per vedere se quanto auspicato da molti si realizzerà. Intanto l’estate passerà. Per la cronaca comunque, la riunione di di ieri non era partita nella maniera più tranquilla. Subito infatti il presidente della Regione aveva chiesto di invertire l’ordine del giorno: prima il dibattito sull’analisi delle ultime amministrative con la relazione del segretario e poi eventualmente discussione sulla composizione degli organigrammi. Immediata la reazione del viceministro Filippo Bubbico che invece ha difeso la necessità di dotare il partito degli organismi.

Attimi di smarrimento nella sala convegni dell’Hotel Vittoria con lo spauracchio del voto dei 100 dell’Assemblea che avrebbe da subito mostrato una divisione netta e muscolare. La conseguenza sarebbe stato l’immediata partenza dello scontro. Risolvono la questione prima il presidente del Consiglio Piero Lacorazza - che lancia la proposta di rinviare la composizione degli organigrammi in un’altra riunione convocata appositamene- e poi il sottosegretario alla Sanità, Vito De Filippo che rafforza la proposta chiedendo a Luongo di decidere una data subito proprio per evitare di partire con il piede sbagliato. Non si fa pregare Luongo che chiede all’assemblea il consenso ad aggiornare la riunione per comporre i quadri del partiti al 20 settembre. Veloce scambio di sguardi tra big e decisione assunta. E’ stato questo il momento della svolta con la strada che si è messa in discesa.

Ed è stato quindi un Luongo rinfrancato quello che ha preso la parola. Evidentemente la riunione del Pd potentino di lunedì scorso in cui erano volati stracci ha avuto il “merito” di indurre a più miti consigli.

E subito si è compreso che quello di Luongo non era l’intervento di un segretario dimissionario. Ma non solo. Il segretario ci ha messo del suo facendo un ragionamento senza particolari spigoli ma assumendosi la responsabilità della sconfitta di Matera prima su sè stesso. E non è sfuggito che Luongo ha evitato chirurgicamente di attaccare il governatore Pittella: condizione indispensabile evidentemente per non incanalare l’Assemblea sui binari dello scontro. Luongo invece, ha analizzato il momento cercando le cause di una crisi.

Le cause di un partito ormai spaccato su tutto. Il segretario quindi prima ha avvertito «attenzione che la sconfitta è alle porte perchè se ora molti soggetti politici hanno ammainato i vessilli inserendosi nei nostri scontri, tra poi li alzeranno per attaccare tutto il Pd». E ancora, parlando di un Pd lucano che non fa eccezione, «ci sono problemi ovunque in Italia» è entrato nel merito. In buona sostanza individuando il problema in due fattori: da una parte l’incapacità della classe dirigente storica di superare e accettare la sconfitta delle primarie regionali del 2013, dall’altra la spinta omologatrice della nuova classe dirigente a voler determinare tutto. E ancora ha tuonato: «Ma come si fa a non capire che la coesione del Pd vuol dire la coesione della Regione». Per poi chiudere: «Fatico a essere la soluzione ma sarebbe ingeneroso attribuirmi il ruolo di problema».

Applausi dalla platea che hanno rafforzato la sensazione di una tregua in costruzione. Nell’ordine quindi ci sono stati gli interventi di Lacorazza e Giuzio. Il presidente del Consiglio ha subito dato l’impressione di alzare l’asticella del dibattito politico, ma senza scadere nello scontro. Anzi. Chiedendo un confronto vero. Vito Giuzio da parte sua pure ha avuto un approccio non particolarmente bellicoso parlando della necessità di non «guardare più indietro». Strali invece dal capogruppo pd alla Regione, Roberto Cifarelli che parlando della sconfitta di Adduce a Matera come «dolorosa ed evitabile se non ci fossero stati atteggiamenti miserabili» ha tuonato in particolare contro il consigliere regionale pittelliano, Bradascio “reo” secondo lo stesso Cifarelli di aver scelto gli avversari del Pd.

Il capogruppo quindi ha chiuso parlando della possibilità di assumere un atteggiamento più duro in Consiglio regionale nei confronti della Giunta. Parole che hanno poi suscitato la reazione di Pittella: «La via delle minacce è qualla più sbagliata».

A seguire quindi gli interventi tra gli altri di Vito Santarsiero e carlo Chiurazzi che hanno palesato una distinzione chiara con la linea politica di Luongo pur rimanendo sui binari del dialogo costruttivo.

Determinante quindi l’intervento di Roberto Speranza. Prima ha stigmatizzato la “volgarità” dell’Assemblea cittadina e poi ha invitato Luongo e Pittella a costruire quell’asse politico atteso ormai da oltre un anno. Speranza pur sottolineando «se vogliamo lanciarci le pietre per me potrebbe andare bene vista la mia posizione di antirenziano nazionale ma se invece vogliamo creare le condizioni per una Basilicata che cresce dobbiamo fare un deciso scatto in avanti» è sembrato comunque propenso a concedere una seconda possibilità a Luongo nel ruolo di segretario della “cogestione”. Chiaro il riferimento anche al rimpasto di giunta regionale. Sul quale Pittella poi pur aprendo ha chiarito: «Non basta solo quello.

Bisogna creare le condizioni politiche più generali». E sempre il governatore ha mostrato disponibilità alla tregua ma chiarendo che la Basilicata ereditata da De Filippo non è quella del passato: «Nonostante i dati sono positivi in controtendenza con il resto del Mezzogiorno. Ascoltare dal mio partito che tutto va male non è accettabile». Tutto sotto lo sguardo di Luongo che assentiva. Insomma, nonostante tutto, alla fine si chiude con i sorrisi. Lo scontro è per lo meno rimandato alla prossima. Di certo rimane che Salvatore Adduce per il momento è l’unico che ha perso davvero.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?