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Ricerche petrolifere in mare, ok del Mise
Fronte unico dei governatori del Sud

Basilicata

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POTENZA - Nel frattempo, i governatori della fascia Jonica, Pitella compreso, vanno avanti nella strategia di opposizione alle trivelle nello Jonio. Con una lettera, partita ieri, a firma congiunta dei presidenti delle Regioni Basilicata, Calabria e Puglia, all’indirizzo del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, i cui si chiede di fissare un incontro urgente per discutere del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, richiesto dalla società Enel Developments srl.

«La vicenda – scrivono nella nota Pittella, Oliverio e Emiliano – sta destando grande preoccupazione nei nostri territori, anche per gli ulteriori sviluppi che potrebbero conseguirne». Una lettera che fa seguito all’iniziativa intrapresa dalla Basilicata, la settimana scorsa, con la delegazione guidata dall’assessore Berlinguer che ha incontrato il sottosegretario all’Ambiente, Velo.

Questa volta, il destinatario, è Gabriella Guidi, il ministro che un anno fa era Lucania per ridiscutere, con il presidente Pittella, gli accordi sul petrolio. Adesso, però, la questione è diversa.
I tre presidenti, si sono ritrovati uniti nella netta opposizione alle trivelle che minacciano la costa Jonica.

Con questa nuova iniziativa si cerca di tentare un utile confronto tra Regioni e Ministero al fine di «condividere, auspicabilmente, un percorso comune».
Insomma, si cerca di muovere nuovi passi nel percorso di collaborazione istituzionale tra Regioni e Governo, dallo stesso colore politico, che però al momento continuano a parlare lingue diverse. Roma, infatti, non ha ascoltato i pareri negativi già espressi dai territori, accordando, lo scorso 12 giugno, parere favorevole alla richiesta di Valutazione di impatto ambientale della Enel Longanesi.

Nella nota che dà notizia della lettera inviata al ministro Guidi, il presidente Pittella ha voluto anche ricordare le azioni già poste in essere dal governo lucano, a partire dal recente incontro svoltosi a Roma tra l’assessore regionale Berlinguer e il sottosegretario Velo. E nell’occasione ha anche replicato al deputato lucano di Forza Italia, Cosimo Latronico, che aveva accusato la Regione di «disattenzione complice», che fino a ora avrebbe tenuto sulla questione, anche rispetto a quanto fatto da Calabria e Puglia.
Con riferimento al fatto che nel decreto interministeriale dello scorso 12 giugno il parere negativo della Basilicata non è stato neppure citato. Ieri la risposta di Pittella: «Contrariamente a quanto sostenuto nelle scorse ore da Cosimo Latronico, la Regione Basilicata, in linea con quanto fatto da Calabria e Puglia, ha posto in essere atti concreti per contrastare le perforazioni in mare».

Richiama le delibere n. 161 e 162 del 2013 con cui è stato espresso parere contrario ad altrettante richieste relative a permessi di ricerca avanzate dalla Shell Italia E & P Spa. E anche la numero 1508 dello stesso anno rispetto ad una istanza della Transunion Petroleum Italia Srl.
«Nel 2014, invece - si legge ancora nella nota - con dgr 1494, il “no” ad un permesso di ricerca ha riguardato una istanza avanzata dalla società Enel Longanesi Developments Srl, mentre con Dgr 321/2015 la Schlumberger Italiana Spa s’è vista rigettare con parere contrario un permesso di prospezione in mare». Insomma, Pittella ribadisce: anche la Basilicata ha fatto la sua parte.

Eppure il Governo è andato avanti. Ed è legittimato a farlo.
Per le estrazioni in mare, infatti, lo Sblocca Italia prevede che la competenza a decidere sia dello Stato. Per ora, il tentativo è quello di affermare le vie diplomatiche per far cambiare idee a Roma.
Che, però, se dovessero fallire, almeno stando alle rassicurazioni istituzionali, lascerebbe il posto a una mobilitazione collettiva supportata anche dai partiti e dalle istituzioni.

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