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Le royalty fuori dal patto? Incostituzionale
Ma il pareggio di bilancio “salva” la Basilicata

Basilicata

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POTENZA – Fu una legge regionale di cui si avvertì subito il profilo di incostituzionalità. Le royalty fuori dal patto. Il governatroe spiegò che voleva essere una provocazione, una fuga in avanti per cercare di ottenere il massimo nella trattativa con lo Stato. Era evidente che la legge non avrebbe avuto vita lunga, al pari di quella della moratoria sul petrolio voluta dal precdente governatroe De Filippo. E infatti il governo impugnò.

Lo scontro politico si concentrò molto nell'autunno scorso proprio sulla portata del provvedimento, mentre lo Sblocca Italia di lì a poco, insieme alle polemiche ancora calde in questi giorni, avrebbe consentito di portare a casa 50 milioni fuori dai vincoli.

E ieri è stata resa nota dall'Ansa la sentenza emessa lo scorso 26 maggio con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato quello che era ampiamente prevedibile e cioè «la illegittimità costituzionale» della legge della Regione Basilicata numero 17 del 2014 sulle «Misure urgenti concernenti il patto di stabilità interno» che era stata impugnata dal Consiglio dei Ministri «per violazione degli articoli 117, terzo comma, e 119 della Costituzione» in materia di «coordinamento della finanza pubblica». In particolare, l’articolo 1 della legge regionale «autorizza la Regione a utilizzare i proventi derivanti dalle royalties petrolifere per effettuare pagamenti ulteriori, relativi a spese di investimento in conto capitale, in aggiunta a quelli consentiti dalla disciplina statale sul patto di stabilità interno».

La Consulta ha dichiarato «nel merito, fondata» la questione posta dal ricorrente Consiglio dei Ministri secondo cui «in tal modo la Regione avrebbe inciso direttamente sul rispetto del patto di stabilità interno, invadendo la competenza statale in materia di coordinamento della finanza pubblica; inoltre, avrebbe sottratto allo Stato un’entrata certa, modificando l’assetto del suo bilancio».

Con la sentenza, la Consulta ha quindi dichiarato la legge regionale «costituzionalmente illegittima per violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione in quanto la spesa da essa prevista non rientrava - ratione temporis - nel novero di quelle che, in base alla normativa statale, potevano non essere computate ai fini del rispetto del patto di stabilità interno». Nel frattempo, però, nella finanziaria2015 il vincolo del patto di stabilità per la finanza pubblica è stato allentato prevedendo modifiche strutturali ai bilanci delle Regioni a statuto ordinario. I commi 460 e seguenti, dal 2015, eliminano il Patto di stabilità, restando in vigore solo le sanzioni per il suo mancato rispetto nel 2014, e introducono l'obbligo del pareggio di bilancio, anticipando parte dell'articolo 9 della legge 243/2012. Dal 2016 in fase di previsione e dal 2015 a rendiconto, le Regioni dovranno realizzare un saldo non negativo di competenza e cassa tra entrate finali.

In pratica un ente può spendere quello che incassa. Resta il problema della non retroattività e dunque di tutte le royalty finora contenute dentro il patto di stabilità.
Considerato che il calo del prezzo del petrolio porterà l'anno prossimo a una riduzione della quota di royalty la vera battaglia da fare ora si sposta proprio sul tesoretto ibernato.

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