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Due chiacchiere con Gianni Rosa (FdI)
«Lucania svenduta agli interessi dei Pittella»

Basilicata

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POTENZA - Ci fosse un titolo da dare alle evoluzioni sull’ultimo fronte caldo aperto, in Basilicata, dalla minaccia delle trivelle nello Jonio, sarebbe «l’ipocrisia di Pittella». Per Gianni Rosa, che lunedì sera è stato ospite dell’iniziativa “Bar condicio” dell’enoteca potentina, Cibò, gli impegni assunti dal governatore non sono altro che «prese in giro».

Gli sviluppi delle prossime settimane - ne è convinto - gli daranno ragione. «Mi chiedo: quando ci sarà la grande manifestazione annunciata a Policoro, insieme ai presidenti di Puglia e Calabria, come farà il governatore lucano a giustificare la scelta del non avere impugnato l’articolo del 38 dello Sblocca Italia, a differenza di quanto anno fatto i suoi colleghi».

Dopo la sua visita nel Comune delle Jonio, però il sindaco Leone ha deciso di sospendere lo sciopero della fame. Pittella assicura che la mobilitazione sarà collettiva e forte.

«Non riesco a capire come possano essere credibili le sue rassicurazioni - replica il consigliere regionale - Non opponendosi alla legge che espropria le regioni della competenza di decidere sui propri territori, in fatto di estrazioni, ha di fatto consegnato la Basilicata agli interessi delle compagnie petrolifere. Non sarà mai in grado di garantire che non si vada oltre i 154.000 barili già autorizzati. Semplicemente perché non sono più le regioni a decidere. Pittella era ben consapevole di questo, lo ha fatto deliberatamente. Ha scelto di sacrificare i loro interessi per garantire quelli dei fratelli Pittella». Lo annuncia e qualche ora dopo sono già pronte le vignette che sbeffeggiano il presidente mentre chiede a Renzi se può continuare a plocamarsi contrario delle attività di ricerca in mare. Chiaramente, «solo un’operazione di facciata».

Fratelli d’Italia ne ha fatto anche un sondaggio: chiede direttamente ai lucani se si fidino delle rassicurazioni del governatore.

La verità - per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia - è che la Basilicata «oltre a perdere le proprie competenze in materia ambientale, non ha guadagnato niente dai nuovi accordi sul petrolio».

Definisce «un bluff» il 30 per cento dell’Ires pagato dalle compagnie del petrolio alla Basilicata. «Ditemi com’è possibile calcolarlo sul bilancio complessivo di una multinazionale». Mentre, la possibilità di spendere subito una parte delle risorse portate fuori dal patto di stabilità, non può essere considerate una vittoria, se la contropartita è aver subito «uno scippo in materia autorizzativa». Soprattutto se poi si considera «come le nostre istituzioni sono abituati a spendere le royalty del petrolio».

A partire, a esempio, dalla posta individuata sul reddito minimo d’inserimento: 40 milioni dei 104 (ex card idocarburi) che dovrebbero essere sbloccati dal prossimo decreto interistituzionale. «In pratica, un incentivo alla disoccupazione. Una forma di assistenzialismo, nonostante l’evidente fallimento di quelle precedenti. Come dimostra il fatto che il numero dei beneficiari si è raddoppiato».

Quelle risorse, invece - per il consigliere Fdi - dovrebbero essere utilizzate per ravvivare il tessuto imprenditoriale, rimettere in moto l’economia, stimolando, in modo indiretto, l’occupazione. L’assistenzialismo, invece, va a braccetto «con il clientelismo», che resta il tema cavallo di battaglia del partito della Meloni in Basilicata. A gli contesta un’opposizione con toni a volte violenti, replica: «Il ruolo della minoranza è esercitare l’azione di controllo. Ci accusano solo perché diamo fastidio».

Ma non solo, «perché la nostra attività istituzionale è fatta di molte proposte e puntiamo a essere forza di Governo. Le opposizioni, nel centro destra, degne di tale nome, «sono di fatto inesistenti, per lo più complici con il centrosinistra» («vedi Taddei, a esempio, che ora nella speranza di un posto in Giunta o in qualche ente, fa il gioco della maggioranza»). Ed è per questo che il partito lucano guarda, in termini di alleanze, soprattutto ai movimenti civici, che si propongano come «distinti e distanti da chi ci ha condotto al baratro». A Potenza si è fatto questo. E De Luca ha vinto.

Ora, però, «sta commettendo un grande errore»: guardare al centrosinistra, dopo essersi proposto agli elettori che lo hanno scelto in netta rottura con quell’area. «Credo, per debolezza», aggiunge Rosa, che torna a ribadire: «Noi ci saremo solo fino a quando il Pd rimarrà fuori dalla Giunta».

Ad ogni modo, per il consigliere, «De Luca ha le ore contate». Rosa non crede che il nuovo “salva Potenza” sia un’operazione veramente fattibile: «Mi chiedo come sia possibile tecnicamente, spostare fondi destinati alla card idrocarburi sulla copertura finanziaria del debito del capoluogo. E a ogni modo i tempi sarebbero troppo lunghi».

La valutazione politica sulla manovre, comunque, non è un sì a prescindere. «Non si possono prendere risorse, spostarle sui bilanci dei comuni, senza capire dove finiranno». Del resto, la proposta di legge di Fdi prevedeva un trasferimento annuale ai comuni di Potenza e Matera, riconoscendole come città erogatrici di servizi sovra comunali. «Ma non si può tollerare, come è accaduto in passato, che la Regione prenda dei soldi da dare al capoluogo, senza capire che fine facciano». Dal “Salva Potenza” alle questioni di metodo politico: «Si fa di tutto per evitare che in Consiglio vengano discusse le nostre proposte, come quelle sul petrolio».

E in verità le presenze di lunedì sera hanno confermato la scarsa propensione: nel confronto pubblico promosso dal locale potentino, la voce del centrosinistra era completamente assente. «Evidentemente, hanno paura di confrontarsi con noi», è la sua conclusione.

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