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«Adduce paga un vuoto regionale
Sconfitta pianificata da tempo»

Basilicata

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MATERA - «Un vuoto politico del partito a livello regionale pesa sul risultato a Matera di Salvatore Adduce».

Cosimo Muscaridola torna a parlare dopo il risultato del ballottaggio ed a pochi giorni dall’intervento all’assemblea regionale del Pd, descrive un «Pd sotto assedio», parla di 3-4 fazioni per ognuna delle due grandi aree che compongono il partito». Non ha rimpianti particolari a posteriori per la gestione del partito. Rivela anche qualche indiscrezione importante: «il sabato 6 giugno prima dell’apparentamento De Ruggieri-Tortorelli c’è stato un incontro all’Hotel Gattini tra il segretario regionale del Pd Luongo, Adduce, Tortorelli e Benedetto nel quale era stata ribadita una posizione chiara a non apparentarsi ma a dare un’indicazione di voto per il centrosinistra. In una notte è cambiato tutto e al mattino c’è stato l’accordo Tortorelli-Benedetto-De Ruggieri». 

Poi ancora aggiunge: «L’aria negativa si respirava poi dal venerdì precedente. Quando ho saputo che arrivavano sms “andate al mare e non a votare Adduce” ho capito come sarebbe andata».

Quanto pesa la sconfitta elettorale di Salvatore Adduce?
«E’ certamente un risultato che si fa sentire, dopo il lavoro svolto e il risultato ottenuto. Magari qualche errore di troppo nella gestione della macchina comunale ma per l’attenzione con cui ci si è dedicati negli ultimi due anni all’obiettivo di Matera 2019. Adduce ha lavorato per tessere relazioni esterne e come ha spiegato anche Barca dopo il ballottaggio è assurdo mettere in discussione un sindaco che ottiene questi risultati».

Ma non era possibile trovare un equilibrio politico prima, aprendo alle primarie, un equilibrio magari come quello che ha riportato gli antezziani a sostenere Adduce e Braia all’assessorato regionale?
«Il problema delle alleanze nel Pd è grande e le responsabilità sono tutte sulle spalle del segretario di circolo, il percorso del congresso è stato particolare. Il risultato non è stato riconosciuto, la partecipazione nel partito non c’è stata. Quanto alle scelte regionali quelle non erano nelle nostre disponibilità ma del presidente della Regione anche se noi non abbiamo posto nessun ostacolo a questo tipo di scelta, anche rispetto a principi che pure erano stati assunti dal partito».

L’andamento dei cinque anni di Amministrazione è stato molto travagliato, pezzi che sono stati persi man mano. Una gestione diversa non era possibile?
«Io ho tentato di garantire la vita dell’Amministrazione e della maggioranza, ritengo di aver fatto ciò che fa Renzi a livello nazionale. Solo che se Renzi deve allearsi con Verdini per ottenere i suoi risultati va bene, se devo fare alleanze a Matera allo stesso modo io, allora si grida allo scandalo».

Perchè non si sono fatte le primarie?
«Non c’era un competitor, non c’era una richiesta reale di farle. Santochirico non è iscritto al partito dal 2013 e Socialisti o Idv negli incontri con me non ne avevano mai fatto richiesta esplicita».

Di chi è la responsabilità della sconfitta di Adduce?
«E’ di un vuoto politico regionale del partito che oggi ad un anno dal congresso non riesce ancora a votare i propri organismi. Tornando alla questione primarie perchè l’assemblea regionale non ha deciso di farvi ricorso e di non candidare direttamente Adduce, è stato argomento di confronto e mi sarei attenuto, come sempre ho fatto, a quelle decisioni. Ma non sono state prese».

Ed allora questo cammino così sofferto, perchè?
«Su Matera si sono scaricati tutti i problemi di ordine regionale, ad esempio la nomina della Giunta regionale nel 2010 condizionò in avvio di legislatura il comportamento dei quattro consiglieri legati a Santochirico. Adesso siamo ad un punto di svolta o si trova una spazio di mediazione e di convivenza civile o ci troviamo di fronte ad un partito balcanizzato. E’ un Pd sotto assedio nel quale non si vive con serenità».

Cosa non rifarebbe a posteriori?
«Non mi viene da cambiare idea, l’unica cosa forse con il senno di poi è la volontà di festeggiare Matera 2019 con i dirigenti di partito, sottovalutando la situazione».

E’ davvero il Pd diviso tra falchi e colombe?
«Io non ho visto colombe all’assemblea regionale di domenica. La posizione più moderata l’abbiamo tenuta noi. In realtà esistono più partiti in un’area come nell’altra. Non è facile arrivare ad una sintesi».

Come è andato il Pd a Matera? E la campagna elettorale come è stata?
«Vedendo i numeri tra lista del Pd e liste di area legate ad Adduce il Pd ha preso il 42 per cento, abbiamo retto bene se non ci fossero state le questioni interne saremmo a parlare di un risultato diverso. Purtroppo non è normale che un consigliere regionale possa sostenere e fare liste per Tortorelli.
Io credo che abbiamo fatto una buona campagna elettorale al primo turno, malgrado la spinta contraria della televisione non ci agevolasse e i sondaggi non ci dessero per favoriti ma abbiamo rimontato e chiuso avanti».

Poi cosa è successo? L’accordo Tortorelli-De Ruggieri ha cambito tutto?
«Al ballottaggio la gestione è stata della segreteria regionale, io avrei provato da subito un accordo con Tortorelli. C’è stato un accordo il sabato (6 giugno, ndr), a palazzo Gattini con Luongo, Adduce, Tortorelli e Benedetto che si erano intesi. Niente apparentamenti formali ma una dichiarazione di sostegno al centrosinistra, una scelta di campo. Poi è cambiato tutto in una notte e al mattino Tortorelli e De Ruggieri si sono apparentati».

Quando ha avuto le prime sensazioni negative?
«Per la verità sapevamo sin dall’inizio che sarebbe stato difficile ma il venerdì prima del ballottaggio quando ho visto messaggini “andate al mare, non votate Adduce” ho iniziato ad annusare l’aria negativa. Di chi erano? Non lo so. Dico che auspicavo dopo il primo turno che tutto il gruppo dirigente sostenesse Adduce, che spingesse fino in fondo per un accordo con Tortorelli. Non è successo. Io ho capito che si trattava di una sconfitta pianificata da tempo, da quel convegno di Matera si Muove di oltre un anno fa a cui Adduce non era stato invitato».

Chiudiamo con il Pd cittadino, lei è dimissionario? Cosa succederà? Ci sarà un congresso?
«Io ho dato disponibilità ad un congresso ravvicinato per permettere, come presupposto, a tutto il partito di unirsi attorno ad Adduce. Ad oggi devo convocare la direzione, discuteremo della situazione nel partito alla ricerca di una soluzione unitaria. Il mio mandato sarà a disposizione e sarà la direzione a dirmi cosa fare. Mi adeguerò alle indicazioni della direzione».

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