Salta al contenuto principale

Royalty fuori dal patto
Un diritto octroyée

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 36 secondi

POTENZA - In conferenza stampa, in tv, sui tavoli istituzionali. Il presidente Pittella ne aveva fatto una battaglia - anzi, la battaglia - portata avanti con ogni mezzo a disposizione. Royalty fuori dal patto di stabilità: era stato il leitmotive della comunicazione politica del presidente dell’inizio estate di un anno fa. Fino ad arrivare alle legge regionale, approvata in Consiglio l’11 luglio scorso, che portava i proventi del petrolio fuori dai vincoli del patto.

Un provvedimento dal chiaro sapore incostituzionale che però avrebbe fatto da apripista alla nuova trattativa romana sul petrolio.
Chiusasi qualche mese dopo, su questo punto - come commentava il presidente - con un gol a favore della Basilicata, a cui veniva riconosciuta la possibilità di liberare, anno per anno, una parte di royalty da poter spendere subito. Ora la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge regionale.

Nel frattempo, però, la Finanziaria del Governo 2015 ha allentato il laccio per le regioni a statuto ordinario, prevedendo che queste siano tenute al solo pareggio di bilancio: possono spendere quel che ricavano.

Nessuna conseguenza, dunque, sul piano tecnico, dalla bocciatura della Consulta, come ha spiegato ieri il direttore della Presidenza della Giunta, Vito Marsico: «Prudenzialmente si è deciso comunque di non sfondare il patto, in attesa della decisione della Corte Costituzionale su una legge che aveva una finalità essenzialmente provocatoria».

Ma se la decisione della Corte Costituzionale nulla cambia in termini contabili, tutta la vicenda fa emergere aspetti fino a ora sottovalutati. La vitttoria di Pittella sulle royalty fuori dal patto ne esce ridimensionata.
L'impresa titanica, condotta anche a colpi di sfide istituzionali, è stata di fatto surclassata dalle previsioni della Finanziaria del 2015. Certo, questo ha consentito di recuperare i 50.000 milioni riconosciuti per i primi mesi del 2014, già impegnati.
Ma per gli anni a venire, la Basilicata non ha conquistato nulla in più rispetto alla sua peculiarità di prima regione italiana per produzione energetica da fonti fossili. E’ vero che ora la Regione potrà spendere tutte le royalty che incassa. Ma non per effetto della battaglia portata avanti da Pittella a Roma. Il presidente presentava i risultati della trattativa romana, sanciti dallo Sblocca Italia, nell'ormai storica conferenza “Nero su bianco”.

E rispetto alle royalty fuori dal patto si prevedeva una somma da liberare dai vincoli, anno per anno, con decreto interistituzionale. Una previsione sorpassata dal provvedimento nazionale a favore delle regioni a statuto ordinario, solo qualche mese dopo.
Rimane ancora aperta, invece, la partita che riguarda il passato: quelle risorse che pure essendo disponibili nelle casse di viale Verrastro, la Regione non ha potuto impegnare. Ma per sbloccarle sarà necessario un altro accordo interministeriale.

Di fatto, dunque, la vittoria politica su questo aspetto è tale solo a metà. L'ultima curiosità: a rappresentare la Basilicata in giudizio, il fine costituzionalita Beniamino Caravita. Lo stesso legale che ha espresso il parere in base al quale la Basilicata ha deciso di non impugnare l'articolo 38 e a cui la Regione si è affidata per portare avanti le proprie ragioni in fatto di petrolio.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?