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Ramunno (FdI) replica a Polese (Pd)
«La vera discriminazione è questa»

Basilicata

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POTENZA - Feroce l’attacco di Fratelli d’Italia al consigliere Polese, che martedì scorso, in consiglio regionale, ha presentato una mozione in cui si chiede alla Regione di aderire a ReAdy, la rete nazionale delle amministrazioni pubbliche anti discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. E di mettere in campo azioni che favoriscano l’inserimento sociale e lavorativo di lesbiche, gay, bisex e trans.

A replicare, il giorno dopo, è il consigliere provinciale di Potenza e dirigente di partito, Donato Ramunno: «Mi sembra davvero inopportuno che il Consiglio Regionale della Basilicata debba essere impegnato in questa mozione».

Il dirigente del partito della Meloni precisa di aver sempre ripudiato ogni forma di discriminazione di carattere razziale, religiosa e sessuale. Ma, aggiunge, «continuo a non comprendere perché si prosegue a fare, paradossalmente, discriminazione. Una mozione di questo genere, a favore dei diritti degli omosessuali, significa implicitamente racchiudere in un ghetto le persone che non sono etero sessuali. Ed è questo purtroppo il vero problema di cui evidentemente molte persone non ne hanno contezza. Stesso ragionamento e stesse considerazioni, per quanto mi riguarda, valgono per le quote rosa».

«Oltretutto - prosegue Ramunno - leggendo la mozione, non capisco per quale motivo la Regione Basilicata dovrebbe partecipare ad una rete alla quale, in quasi 10 anni, hanno aderito solo sette Regioni, poche Province e ancor meno Comuni. Non mi pare sia un granchè. E non mi meraviglierei se scoprissi che i Governatori di tutte le altre regioni, i Presidenti delle Province e le migliaia di Sindaci, che non hanno preso parte a questa rete, condividono questa mia idea».

Ramunno fa anche riferimento a quanto riportato alla fine della mozione, in cui si dice che la Regione potrebbe ‘riscattarsi’. «Francamente non capisco da cosa dovrebbe riscattarsi la Basilicata in tema di omosessualità. Non ricordo che la Regione, per quanto riguarda l’inclusione lavorativa e sociale, abbia mai fatto discriminazione sessuale. Ricordo invece che ha fatto e continua a fare discriminazione verso i figli di nessuno, quelli senza santi in paradiso e padrini politici. Ecco, forse è giunta l’ora che il vero riscatto lo compiano i lucani, per liberarsi da un governo che anziché ripiegarsi a risolvere i grandi e gravi problemi che attanagliano la nostra Regione e la nostra comunità, cerca di strumentalizzare, per soli fini elettorali, ogni cosa, anche la sessualità delle persone».

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