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Il Pd tenta la via di un nuovo corso
«La città rischia l’oscurantismo»

Basilicata

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MATERA - Il rischio oscurantismo a Matera, la sconfitta alle comunali, il futuro del Pd.

Pasquale Bellitti, segretario provinciale delPd, ne ha per tutti. In primis per un’aggregazione (tiene a chiarire che è questa la differenza sostanziale con un partito) che finora «Non ha presentato un progetto per la città».

Alle dichiarazioni di Tito Di Maggio che parla del Pd come di un partito andato ben oltre “L’orlo della crisi di nervi”, risponde: «E dov’è la novità? Abbiamo perso e non c’è bisogno che ce lo ricordi lui. Chi perde è disorientato? Il giorno dopo avviene sempre così, scopre l’acqua calda. Quando Di Maggio parla del nostro sbandamento, si dovrebbe preoccupare di una compagine eterogenea, che non può essere propagandata come valore aggiunto. A distanza di un mese dal voto c’è un nulla di fatto nelle scelte, nella giunta, nell’amministrazione. In campagna elettorale, d’altronde, la compagine disarticolata, trasversale, riunita sotto la bandiera del centrodestra guidata da De Ruggieri, piuttosto che capire cosa fare per la città ha costruito un progetto antiPd in cui è entrato di tutto ». A chi sostiene che De Ruggieri servirà a rilanciare il centrosinistra, Bellitti replica secco: «E’ di centrodestra e cerca al suo interno le ragioni dello stare insieme».

Bellitti, già sindaco di Pisticci, può osservare in duplice veste i fatti che hanno condotto Matera a scegliere un nuovo governo cittadino e lo fa con sguardo disincantato, di chi è convinto che nei partiti il confronto interno anche duro (come è accaduto nel corso della recente assemblea a Potenza) sia importante per costruire, non per sfasciare.

«Il tema vero di questa amministrazione - spiega ancora - è proprio questo: vincere è facile, governare è un’altra cosa. La politica a volte non ha regole essenziali della solidarietà interna, a volte ha al proprio interno persone scontente per postazioni personali non soddisfatte che decidono di dare guerra al sistema dimenticando, forse troppo presto, una storia individuale e collettiva che meritava di essere rispettata. Non so cosa stia accadendo nella compagine di centrodestra, vedo solo che la stabilità promessa ancora non c’è. Lo sbandamento del Pd - annuncia - può essere prodromico al nuovo corso previsto in città. La vittoria del centrodestra potrebbe essere il preludio ad un periodo di oscurantismo per la città, ad una corsa di posizionamenti individuali. Il fatto che la giunta non si sia composta, che manchi intesa interna, che ci siano fughe in avanti, mi fa prevedere un momento pericoloso».

Il Pd, intanto, si appresta a svolgere il suo ruolo di opposizione: «Noi abbiamo ancora un progetto per la città. I nostri errori sono stati stigmatizzati dai cittadini ma non possono essere valutati senza considerare la situazione nazionale».

E alla campagna elettorale riserva un paio di valutazioni: «È stata un attacco al Partito democratico, dall’interno, di pezzi fuoriusciti per ragioni conosciute. Sono quelli che rappresentano le nostre criticità». E il discorso passa al Pd: «Deve essere più inclusivo, dialogante». E più in generale: «Un errore di contatti e dialogo c’è stato, ma quando si perde cercare i capri espiatori è semplice, ma le dinamiche che portano alla sconfitta, non sono imputabili a un singolo ma all’azione collettiva con diversi pesi e misure. Da questa vicenda dobbiamo prendere atto che il partito diviso, perde».

E sul caso-Tortorelli, ago della bilancia del ballottaggio spostato in poche ore, aggiunge: «È una modalità poco ortodossa, vengo da un partito in cui le parole vengono mantenute anche senza un notaio. Il passaggio repentino da una posizione all’altra, mi dice che la politica non è per tutti, perchè la coerenza ha un significato forte».

Il Pd, nel frattempo, non sta con le mani in mano: «Il confronto sulla sconfitta, serrato e forte è stato portato nell’assemblea regionale. L’obiettivo è la convergenza e come dice Luongo ci vuole maggiore condivisione e corresponsabilità da parte di tutti per aprire una nuova fase - da cui la Regione non si può sottrarre. Ed ecco l’era dei tecnici che dovrà lasciare spazio a quella della politica: «Il partito deve ripartire con una certezza, con organismi dirigenti, dare la stura alla nuova fase della giunta regionale, ringraziando chi ha garantito fin qui la gestione della cosa pubblica, ma fornendo una accellerata all’istanza politico amministrativa della Regione. La nomina di Luca Braia non basta. Il Pd per raggiungere l’obiettivo deve vivere un nuovo momento storico in cui il partito fa il partito e l’istituzione fa l’istituzione. Il centrosinistra, da questo punto di vista, deve essere unito».

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