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Ecco come si fermano le trivelle
Nuova azione del movimento “Med No Triv”

Basilicata

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C’È un modo fattivo e concreto per creare un ostacolo in più alle Compagnie petrolifere, che ambiscono ad avviare dei sondaggi nel cuore del mar Jonio, trivellando l’intero Golfo di Taranto con il micidiale metodo “Airguns”, già bandito per la sua pericolosità in mezzo mondo.

Lo suggerisce l’avvocato Giovanna Bellizzi, portavoce del movimento “Med No Triv”, molto competente in materia di diritto amministrativo. Intanto, è tutto pronto per il sit-in dei movimenti “No Triv”, che si terrà domani a Potenza davanti alla Regione, mentre si svolgerà il Consiglio sul progetto di trivellazione a Palazzo San Gervasio. Da oggi tutti i sindaci dell’arco jonico hanno la facoltà di emettere un’ordinanze, che tutti i Comuni della costa possono adottare, per inibire l’attività di ricerca con air-guns. 

«L’ordinanza -spiega Bellizzi-richiama una serie di riferimenti normativi in merito, sia  al principio di precauzione, che alle competenze che ogni sindaco ha per garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Numerosi studi scientifici internazionali e indicati in dettagli nell’ordinanza, evidenziano che la ricerca con air-guns è fonte di inquinamento acustico marino. Il sindaco, quale autorità sanitaria, è obbligato ad adottare ordinanze di necessità non solo per rimuovere gravi pericoli, che costituiscano una minaccia non solo attuale e contingente ma anche solo potenziale». 

L’ordinanza contiene un’articolata attività istruttoria, soprattuto in merito ai dati scientifici che ne  costituiscono presupposto di validità e strumento utile per impedire l’avvio delle prospezioni autorizzate con decreto di compatibilità ambientale riconosciuta dal Ministero con decreto del 12 giugno 2015 all’istanza d 79 F.R. della Enel Longanesi.

«Sono anni che chiediamo alle istituzioni, anche con atti formali, di applicare il principio di precauzione quale valido strumento per inibire attività non solo potenzialmente pericolose ma anche in contrasto con le normative comunitarie. -prosegue Bellizzi- Già nell’anno 2013, Mediterraneo No Triv inviava una denuncia all’Ue, evidenziando che l’Italia, con tutte le autorizzazioni concesse e anche in corso di istruttoria, violava le disposizioni comunitarie volte a garantire il mare da qualsiasi fonte di inquinamento rilevante e richiamando la necessità di tutelare il mare ma anche la sicurezza e l’incolumità dei cittadini.

Molto altro si può e si deve fare, per garantire l'ambiente e la salute dei cittadini e per questo motivo stiamo preparando anche un’ordinanza che i sindaci possono applicare per inibire e/o regolamentare il transito, nel proprio territorio, di automezzi che trasportano rifiuti provenienti dall’attività di estrazione di petrolio.

I recenti fatti di cronaCa accaduti ad Atena Lucana, dove un camion che trasportava rifiuti petrolifere si è ribaltato sversando liquidi sulla strada e sui terreni, rende urgente affrontare la questione».

Per avere l'ordinanza sindacale per inibire il pericolo delle ricerche di idrocarburi autorizzati con il decreto 122 del 12.6.2015 (istanza di ricerca nel mar ionio della Enel Longanesi) e per  l'ordinanza per impedire il transito su strada dei camion che trasportano rifiuti petroliferi, i sindaci interessati potranno inviare una richiesta in tal senso all’associazione Mediterraneo No Triv presso il seguente indirizzo pec: avvbellizzi@pec.it.

Le associazioni ambientaliste continuano così il loro impegno al fine di trovare soluzioni utili per la difesa del territorio.

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