Salta al contenuto principale

Correnti del Pd: arriva la tempesta
Bagarre nelle forze dem vicine a Luongo

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 0 secondi

POTENZA - In una galleria del vento probabilmente ci sono meno correnti rispetto al Pd. Di certo ci sono meno polemiche e fibrillazioni. Al netto della facile ironia non c’è dubbio che la prossima iniziativa di lunedì “Noi oggi, domani” che si svolgerà a Potenza e che vedrà sul palco il segretario provinciale del Pd potentino, Antonello Molinari e il leader nazionale Roberto Speranza ha animato ancora di più gli animi. Se ce ne fosse stato bisogno.

In buona sostanza lunedì l’ex capogruppo del Pd alla Camera dei deputati e leader dell’area di minoranza interna ai democratici “consegnerà” le chiavi della propria creatura politica in Basilicata a Molinari.

Fatto che non piace (proprio per niente) a molti con in testa il presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza che da quando è stato ufficializzato l’incontro ha iniziato a tuonare.

E’ evidente che c’è un tema legato alla leadership dell’area non renziana lucana. Lacorazza e questo non è un mistero, nelle scorse settimane ha lanciato messaggi distensivi a Speranza pur facendo trapelare di sentirsi lui il leader in Basilicata dell’area congressuale non pittelliana - renziana.

In tal senso non fu una sorpresa la partecipazione di Lacorazza a Roma alla fine dello scorso mese di giugno alla kermesse speranziana nonostante il presidente del Consiglio regionale fino ad allora non si era mai dichiarato speranziano.
Ma tutto è già tramontato. La kermesse di lunedì ha fatto saltare il banco.

E ora? Di certo l’ex capogruppo va avanti per la sua strada forte della leadership nazionale e in Basilicata mette le basi per qualcosa di diverso da un contenitore politico strettamente di area ex diessina.

Ma la reazione di Lacorazza mette in luce una vera e propria grana: se il Pd è diviso la parte non renziana rischia di iniziare a dividere l’atomo. Basta fare un pò di conti rispetto agli appuntamenti congressuali. Su 100 delegati eletti 41 erano di Luongo, 42 di Braia e 17 di Paradiso dietro il quale al netto della bandiera civatiana c’era Lacorazza.

A un anno di distanza se l’area renziana - pittelliana che ha sostenuto Braia è ancora unita (seppur con alcuni distinguo interni) le altre due aree congressuali sono un vero e proprio cantiere.

Innanzitutto Civati è uscito dal Pd. Quindi quei 17 di Paradiso dovrebbe stare con Lacorazza (ma non tutti) ed erano pronti a sostenere Speranza. Ora non è detto. Ma c’è di più. Quel 41 per cento di Luongo (da qui i 41 delegati eletti) era la somma dei voti di Folino, Speranza, De Filippo, Santarsiero, Chiurazzi, Adduce. Ora? Di certo Folino è più fuori che dentro il Pd.

Speranza è dove era 12 mesi ma di fatto ha una posizione politica diversa. De Filippo si dice che sia tentato dalle sirene renziane mentre Santarsiero ha già rotto con Luongo e Speranza. Rimarrebbero Chiurazzi (se non segue Santarsiero) e Adduce che dopo la sconfitta elettorale a Matera non è certo l’uomo più felice del mondo. Insomma è il caos. In tutto questo la kermesse di lunedì servirà quanto meno ad accelerare una fase di stallo che altrimenti avrebbe rischiato di protrarsi fino a settembre.

Con Luongo che al netto della serenità mostrata finora davvero rischia di trovarsi all’appuntamento dell’Assemblea del 20 settembre messo in un angolo o comunque in una posizione di estrema precarietà. E paradossalmente non per “colpa” dei suoi avversari conclamati.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?