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Regione, Scalzo lascia la presidenza del Consiglio
Al suo posto eletto con 23 voti Nicola Irto

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Le sue dimissioni, all'indomani dello scandalo su Rimborsopoli (LEGGI LA NOTIZIA) che ha travolto la prima giunta regionale del presidente Mario Oliverio, erano state chieste anche dai vertici romani del Partito democratico (LEGGI LA RICHIESTA DEL VICESEGRETARIO NAZIONALE DEL PD LORENZO GUERINI) e ai primi di luglio la lettera di rinuncia all'incarico era stata protocollata in regione (LEGGI LA NOTIZIA), oggi nel corso del consiglio regionale, Antonio Scalzo ha mantenuto fede a quanto annunciato (LEGGI) ed ha formalizzato il suo addio alla carica di presidente della massima assemblea regionale.

Al suo posto è stato eletto Nicola Irto, del Pd. Irto è stato eletto alla prima votazione con 23 voti sui 21 richiesti. Al voto che ha portato all’elezione di Irto hanno partecipato tutti i 31 consiglieri eletti. Sette sono state le schede bianche e una nulla. A favore di Irto, che ha 33 anni ed è laureato in architettura, oltre ai consiglieri del centrosinistra si sono espressi anche i tre eletti di Ncd. Irto è stato consigliere comunale a Reggio Calabria ed ha ricoperto la carica di vice segretario regionale del Pd.

Una scelta “personale e politica” l'ha definita lo stesso Scalzo presentandosi in aula: «Ho scelto di dimettermi per rispetto delle Istituzioni ma soprattutto per senso di responsabilità politica», aggiungendo che «nessuno, nelle sedi politiche del mio partito di appartenenza, ha chiesto le mie dimissioni. Ma non avrei mai potuto consentire di essere considerato di ostacolo al rilancio dell’azione di buon governo, di cui questa comunità ha bisogno per far fronte alla difficoltà socio-economica in cui essa versa».

Sull'inchiesta Rimborsopoli, l’ormai ex presidente del consiglio regionale ha dichiarato: «Alcune vicende, come quella che ha coinvolto il sottoscritto, ruotano attorno alla necessità di chiarire i criteri di spesa di somme esigue, per conto del gruppo, in ordine ad attività che riguardavano il gruppo stesso e che sono state rendicontate in maniera puntuale, nel rispetto della legge vigente e del regolamento interno al gruppo del Pd».

In ogni caso Scalzo ha ammesso che «la disponibilità di somme di denaro e la discrezionalità nel loro utilizzo concessa dalla legge ha generato fatti, fotografati dall’indagine della Procura reggina, che non possono essere archiviati in fretta» se poi «a questo si aggiunge lo stato di profonda e generale crisi economica che colpisce la Calabria, terra in cui la povertà è un male ormai quasi endemico, si coglie la gravità di vicende che finiscono per delegittimare tutte le Istituzioni e segnare una frattura sempre più profonda nel rapporto tra cittadini ed eletti». 

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