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La lenta agonia dei borghi

Calabria

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DALLA fotografia scattata dal Pisr (Progetto integrato di sviluppo regionale) “Contrasto allo spopolamento” - e presentata il 4 aprile 2012 - emergono i tratti tipici di un fenomeno, quello dello spopolamento in Calabria, che potrebbe portare, nel giro di pochi anni, all'allontanamento di quel che resta dei residenti e al completo abbandono di borghi quasi sempre scrigno di tradizioni culturali di altissimo livello: un grado di invecchiamento della popolazione più alto rispetto al dato regionale e a quello nazionale, un calo generalizzato delle nascite, un tessuto sociale che risulta costituito prevalentemente da anziani e da popolazione attiva non giovane, con un'impennata dei residenti stranieri. 

Sono 106 i Comuni calabresi di tutte e 5 le province che rischiano di sparire: nel 2004, avevano una popolazione inferiore a 1500 abitanti e che, nel decennio 1991-2001, hanno subìto una diminuzione superiore al 5%. 

 

Al calo demografico si accompagna, poi, l'andamento negativo dei redditi, con tassi di disoccupazione giovanile e femminile superiori alla media regionale. A certificarlo sono i dati Istat relativi al 2010: tra i centri più poveri della Calabria, infatti, spiccano due comuni in via di spopolamento, cioè Torre di Ruggiero (in provincia di Catanzaro) e Umbriatico (Crotone), mentre tutti gli altri fanno registrare livelli di reddito al di sotto, anche per il 40%, della media regionale (l'unico a fare eccezione è Montauro, in provincia di Catanzaro, in linea con i valori medi calabresi). 

 

La carenza di infrastrutture, di un sistema viario adeguato e di servizi pubblici di trasporto locale è il primo fattore che contribuisce all'isolamento e al mancato sviluppo di queste aree, basti pensare alle zone interne e montane come il Pollino e l'Aspromonte, a quelle lontane dalle coste e con difficoltà di accessibilità come le Serre vibonesi e catanzaresi, al Basso e Alto Crotonese. Quasi sempre, poi, i servizi per la qualità della vita (sanità, asili nido, istruzione ecc.) non raggiungono i livelli minimi essenziali, con gravi disagi soprattutto per la fascia anziana della popolazione. 

 

Un discorso a parte merita la rete delle scuole primarie, che soddisfa, in quasi tutti i Comuni, i bisogni della popolazione, anche se all'aumentare del grado dell'offerta formativa (primarie di secondo grado, secondarie di primo grado) la presenza degli istituti tende a diminuire. E così, dal rapporto regionale sullo spopolamento, viene fuori che nei comuni di Centrache e Olivadi (Cz), San Pietro in Amantea e Carpanzano (Cs) e Staiti e Laganadi (Rc) non è presente alcun servizio scolastico, mentre solo a Belcastro e Scigliano è attivo l'Istituto professionale superiore per l'agricoltura e l'ambiente, anche con corsi serali per adulti. 

 

E, nonostante una sostanziale tenuta della rete scolastica dell'infanzia e primaria, il problema dell'assenza di punti di aggregazione sociale e culturale resta drammaticamente irrisolto. Molto bassa è, infatti, la percentuale di comuni che hanno almeno due servizi tra biblioteche, centri sportivi, cinema e teatro e ridotte al lumicino risultano le opportunità per gli adolescenti di impegnare il proprio tempo libero con attività culturali e formative. Attività teatrali, per esempio, si svolgono solo nei comuni di Cenadi e San Cosmo Albanese, dove è presente un teatro all'aperto, mentre pochissimi sono quelli con impianti sportivi (come Plataci e Cropalati). Anche il servizio bancario appare, nelle aree soggette a spopolamento, quasi un miraggio: è presente a Martirano Lombardo (Cz), Rota Greca e Scigliano (Cs) e Dasà (Vv), mentre non ce n'è traccia nelle province di Reggio Calabria e Crotone. 

 

Al circolo vizioso dell'abbandono  concorrono anche la debolezza del sistema produttivo, il progressivo degrado dei centri storici e l'accesso limitato alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Tutti fattori che rendono quanto mai concreto il rischio di una completa desertificazione di questi piccoli centri che, per patrimonio paesaggistico, tradizione culturale e vocazione turistica, dovrebbero invece rappresentare una leva di sviluppo per l'intero territorio regionale. 

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