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Scienze della formazione primaria, ancora un flop
All'Unical solo il 30% di idonei, in Lombardia l'80

Calabria

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COSENZA - Diciamo subito che non ci troviamo di fronte al disastro dello scorso anno quando su 647 aspiranti matricole solo in 55 superarono i test d’accesso a Scienze della Formazione primaria. Per l’anno accademico 2013/2014, anzi, l’Unical riuscirà a coprire i 205 posti disponibili. Le prove d’ingresso, però, consegnano ugualmente un record negativo con la performance tutt’altro che brillante dell’esercito di candidati calabresi: ad Arcavacata c’è la percentuale di idonei più bassa d’Italia, con 207 aspiranti matricole su 663 che raggiungono il punteggio minimo di 63/90 previsto. 

Il confronto con i risultati raggiunti negli altri atenei del Paese quest’anno è possibile perché il Dipartimento di Studi umanistici dell’Unical si è collegato al Consorzio Selexi, che gestisce già le prove di selezione per altri 14 atenei, sedi del corso di Scienze della formazione primaria (in tutto le università in cui è attivo sono 25). Scorrendo le graduatorie pubblicate in queste ore dagli altri atenei viene fuori ad esempio che a Milano Bicocca su quasi 700 candidati presenti al test per un numero di posti disponibili pari a 400, i candidati non idonei – quindi che al test non hanno raggiunto il punteggio minimo – sono stati poco più di 150. E percentuali simili, che sfiorano l’80 per cento di risultati sopra la soglia, si riscontrano anche a Firenze, Torino, Udine, Bologna, Macerata, Urbino. 
Tutte università del nord e del centro Italia. Un dato che non sembra casuale dal momento che quando l’analisi si sposta sulle graduatorie degli atenei meridionali la percentuale di idonei scende sotto il 50 per cento. A Salerno e a Palermo ad esempio su 800 e passa candidati, quasi 500 al test hanno dimostrato di non avere i requisiti minimi richiesti per l’ammissione. Il dato più clamoroso, come detto, resta quello dell’Unical dove meno di un terzo dei candidati supera il test e riesce a coprire per il rotto della cuffia i posti. Il test era composto da 80 domande a risposta multipla, divise tra comprensione del testo, ragionamento logico, letteratura, storia, geografia, matematica, scienze della terra e della materia. Quesiti che dovevano valutare la preparazione delle aspiranti matricole, in alcuni casi già laureate (una fetta di candidati superava i trent’anni d'età) ma in buona parte neodiplomate. E dire che la Calabria fino a qualche mese fa gongolava per un altro record, stavolta positivo: il maggior numero di 100 conquistato dagli studenti calabresi alla maturità (LEGGI L'ARTICOLO). Non si tratta di un caso isolato. Almeno altri due episodi recenti dovrebbero far riflettere sul trend preoccupante della formazione calabrese. 
L’ANNO SCORSO. Nell’attesa di definire l’adesione ad un consorzio nazionale, il neo istituito Dipartimento di Studi umanistici nel 2012 seguì la prassi degli anni precedenti e affidò ad una commissione interna la preparazione del test d’ingresso. Furono elaborate domande di grammatica, di matematica e fisica, di storia letteraria. A mettere in crisi i candidati furono quesiti piuttosto semplici che chiedevano di distinguere tra aggettivi e pronomi (LEGGI LA NOTIZIA). «5 ragazzi hanno la maglia rossa e 7 la maglia blu. Domanda: Ci sono aggettivi numerali?»: di fronte ad una domanda di questo tipo ben 573 candidati su 647 andarono in crisi. 
IL CASO TFA. L’altro episodio risale all’estate del 2012 quando un esercito di candidati – in quel caso tutti laureati – si presentò ai test per l’accesso ai Tirocini formativi attivi per insegnare e solo il 30 per cento superò la prova. È un esempio atipico, certo, perché quei quiz furono un vero pasticcio: tra domande mal formulate ed errori marchiani nelle risposte suggerite, il ministero fu costretto a scusarsi e ad annullare 400 quesiti. E tuttavia i candidati calabresi zoppicarono molto più di altri colleghi. 
IL NODO FORMAZIONE. I test d’ingresso di Scienze della Formazione primaria segnalano che le condizioni di partenza dei diplomati calabresi che si iscrivono all’università si rivelano in molti casi lacunose. Il rischio è che quelle lacune attraversino indenni anni di lezioni, prove, esami e finanche la stesura della tesi di laurea. Per cui se la crisi tocca la scuola, l’università non può certo considerarsi estranea. Per via indiretta: perché ormai i docenti delle scuole calabresi - che insegnino italiano, matematica o economia - provengono in larga parte dall’Unical. Per via diretta: perché per tempi, modalità di verifica e risorse, l’ateneo spesso non riesce ad intervenire sulle condizioni di partenza dei ragazzi che rischiano di arrivare alla laurea trascinandosi lacune nelle competenze di base. È uno dei problemi su cui l’Unical e il nuovo rettore dovranno interrogarsi nel prossimo futuro, cercando la collaborazione delle altre istituzioni calabresi.

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