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Rosarno, 100 trattori in corteo
Coca Cola: «Restiamo in Calabria»

Basilicata

L'iniziativa della Coldiretti per dire «No all’aranciata che spreme agricoltori, lavoratori e inganna i consumatori». La multinazionale: «Mai avuto l’intenzione di ritirarci dall’Italia meridionale»

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«Dopo l’importante manifestazione di oggi a Rosarno registriamo positivamente la disponibilità di Coca Cola, che su sollecitazione del ministro delle Politiche agricole, Catania, ha dichiarato l’impegno a continuare a lavorare con gli agrumicoltori della Piana di Rosarno-Gioia Tauro». Dopo l'iniziativa a Rosarno, Pietro Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria, si dichiara soddisfatto, ma guarda alle prospettive: «E', però, indispensabile – ha aggiunto – formulare degli accordi che non prescindano dal riconoscimento dei costi di produzione e dalla remunerazione del prodotto riconoscendo un prezzo all’agrumicoltore di 15 cent/kg, passando anche attraverso un accorciamento della filiera. Continueremo a tenere alta l’attenzione su questo problema che adesso è giunto ad un passo decisivo per scrivere una pagina nuova sulla Calabria».
Sono stati oltre cento i trattori degli agricoltori della Coldiretti che hanno partecipato a Rosarno, da tutta la piana di Gioia Tauro, per dire «No all’aranciata che spreme agricoltori, lavoratori e inganna i consumatori».
Contemporaneamente, il ministro per le Politiche agricole, Mario Catania, ha incontrato i vertici della Coca Cola Company. La società ha evidenziato: «Non abbiamo mai avuto l’intenzione di ritirarci dall’Italia meridionale per quanto concerne l'acquisto di succo concentrato di arance». Il direttore europeo per gli affari pubblici della Coca Cola, Salvatore Gabola, nel corso di una conferenza stampa al ministero, ha aggiunto che «è nostra intenzione avere le forniture da Rosarno e, viste le difficoltà del settore locale, abbiamo deciso di rinnovare il contratto di fornitura con il produttore locale, con il quale abbiamo un rapporto da anni». Gabola ha sottolineato che il colosso delle bevande acquista il succo «a prezzi di mercato». «Dobbiamo competere - ha aggiunto – e per questo dobbiamo cercare di non aumentare il costo delle materie prime affinchè non vi sia un impatto sui consumatori».
Intanto migliaia di agricoltori, lavoratori del comparto con una forte rappresentanza di quelli extra-comunitari, ma anche di cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali vogliono denunciare nella città calabrese le «vere motivazioni dello sfruttamento del lavoro che nasce sugli scaffali dove sono in vendita bevande ingannevoli sul reale contenuto di succo e colpisce imprese agricole e lavoratori, con il pagamento di pochi centesimi per un chilo di arance». Per Coldiretti, con le arance sottopagate dalle multinazionali ai produttori agricoli appena 8 centesimi al chilo si alimenta una catena dello sfruttamento che colpisce gli anelli più deboli. L’associazione chiede alla multinazionale come la Coca Cola (Fanta) di «spezzare questa catena con il riconoscimento di un giusto prezzo ai produttori ma anche con l’aumento per legge della percentuale irrisoria di arance contenute nelle bevande (appena il 12 per cento) e l’obbligo di indicare l'origine delle arance sulle etichette delle bottiglie». Nella piana di Gioia Tauro – conclude Coldiretti – ci sono 11.500 imprese agricole che producono 440mila tonnellate di arance su 8.800 ettari coltivati con un potenziale occupazionale di 792mila giornate annue di lavoro.

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