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Strega, Gaetano Cappelli
boccia tutti

Basilicata

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LA rabbia per l'esclusione dalla cinquina del Premio Strega 2013  ormai è scivolata via, ma l'ironia corrosiva che da sempre lo contraddistingue,  proprio non l'ha persa. Fuori per una manciata di voti dalla finalissima di Villa a Giulia a Roma del 4 luglio prossimo, con il suo "Romanzo irresistibile della mia vita vera" (Marsilio), Gaetano Cappelli si diverte a "recensire" per il Quotidiano i candidati alla vittoria finale. «Credo che vinca  "Le colpe dei padri" di Alessandro Perissinotto - taglia corto- Il romanzo di Walter Siti è talmente "papocchiato" da risultare illegibile. Se dovesse vincere lui- aggiunge- sarebbe un vero disastro per la barcollante Rizzoli e pure per l'editoria in genere. Il Premio strega, al di là di tutto, rimane una boccata di ossigeno per il settore, ma se il libro non funziona...» E Perissinotto? «Si legge- commenta Cappelli- ma non è certo un libro indimenticabile». Il preferito? «Nessuno di quelli finiti nella cinquina del Premio- dice con estrema franchezza Cappelli- Mi aveva colpito il romanzo di Paolo Cognetti "Sofia si veste sempre di nero", le prime ottanta pagine de "Il cielo è dei potenti" di Alessandra Fiori: un ritratto coinvolgente dell'Italia degli anni '50-'60 prima di diventare una piatta fotografia, e "Apnea" del mio amico Lorenzo Amurri che parla dei suoi incubi». E dell'esclusione dell'ipermediatico Aldo Busi che dire? «Il talento è una qualità volatile-  - Dopo aver scritto un libro e mezzo, ha un unico talento residuo: quello della lavandaia. Busi è un "risentito sociale", ha avuto un'infanzia infelice e una vecchiaia peggiore. Non l'ho mai apprezzato».

Una disamina senza peli sulla lingua o ipocrisie  quella che Gaetano Cappelli fa delle opere in gara. «Questa cinquina- osserva lo scrittore lucano- è la conferma che al Premio Strega a vincere non è il libro, ma l’editore.  Tempo fa ho proposto di chiamarlo "Premio Strega- Mondadori", visto che nelle ultime sei edizioni questa casa editrice ha vinto ben cinque volte». Ma se le logiche del premio sono governate in maniera immutabile dai rapporti di forza tra editori, perchè tornarci, dopo esserci passato già altre due volte?  «Non sono masochista - rassicura Cappelli-  se ho deciso di riprovarci, è solo perché la Rcs Libri, gruppo del quale Marsilio fa parte, ci aveva promesso un aiuto, una decina di voti. Probabilmente avranno cambiato idea. Ed è un peccato. Ma non ci casco più. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico». La fotografia calzante dello Strega? Il racconto che lo stesso Cappelli ne fece nel 2009 per il sito Bdm: «Dopo quindici anni sono arrivato sulla terrazza di casa Bellonci con in tasca quindici voti “sicuri” e, a fine votazione, me ne sono tornato tristemente a casa con esattamente quindici voti e la fondamentale domanda: ma possibile che il mio libro non sia piaciuto a nessuno dei quattrocento amici della domenica? Possibile che tra quattrocento critici, giornalisti, registi, scrittori nessuno mi abbia dato il suo voto a prescindere dai giochi di scuderia? Eppure come ha scritto Schopenhauer - sì, dev'essere stato proprio lui - ha scritto: qualsiasi libro pubblicato, anche il più atroce, troverà qualcuno disposto a giurare che si tratti di un capolavoro. Questo dappertutto tranne che allo Strega. Tra le anime morte, o molto prossime alla morte, così ardentemente spero, dello Strega».

m.agata@luedi.it

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