Salta al contenuto principale

Scambio di accuse tra Guardavalle e Acri, il calcio
offre il peggio di sé. E spunta anche un coltello

Calabria

Tempo di lettura: 
4 minuti 31 secondi

IL “caso Guardavalle - Acri” si arricchisce di nuovi particolari. E mentre la notizia ha assunto rilevanza nazionale, nella giornata di ieri le due società hanno parlato attraverso un comunicato stampa.

LA DENUNCIA DELL'ACRI: HANNO PICCHIATO UNO DEI NOSTRI

QUI GUARDAVALLE. La società giallorossa ha elaborato un lunghissimo comunicato. Ne riportiamo alcuni tratti. «Ci teniamo a precisare - si legge inizialmente - che la nostra società se aveva altre intenzioni non avrebbe accettato di anticipare la gara a sabato e non avrebbe ricambiato i doveri di ospitalità pronta ad accogliere allo stadio la società acrese nei modi dovuti giocando sul rettangolo di gioco la propria partita. Ci meraviglia questo eccesso di indignazione e di zelo da parte dell’Acri che nulla può rimproverare ai tesserati del Guardavalle. La stessa indignazione avremmo voluto leggerla o sentirla anche due anni fa quando in casa loro siamo stati aggrediti (allenatore, dirigenti, tifosi e genitori di due giocatori) al 90’ con spranghe, bastoni e lancio di oggetti solo perché avevamo esultato per il pareggio. Lo stesso dicasi per il ritorno quando i tifosi acresi si sono denudati di fronte alle forze dell’ordine e alle famiglie (donne e bambini) presenti allo stadio. Oppure vogliamo parlare dell’andata di questo campionato quando il nostro calciatore italo argentino Diego Casas è stato schiaffeggiato, guarda caso, dall’innocente diciannovenne che ha lamentato lo strattonamento e le ingiurie ieri, perché avevamo vinto sul campo la nostra partita, poi persa per un ricorso dell’Acri?».

Il comunicato prosegue e il gruppo dirigenziale giallorosso sottolinea il fatto che il rifiuto dell’Acri di giocare, rappresenta una sorta di primato nell’ambiente calcistico. «Sarebbe pericoloso creare un precedente perché altrimenti chiunque si sentisse la “coda di paglia” nell’apprestarsi ad affrontare una trasferta potrebbe dire di aver ricevuto aggressioni, minacce o insulti evitando di scendere in campo e rischiare i propri calciatori, utili in partite più ostiche (vedi Coppa Italia Francavilla vs Acri). Per concludere, se per l’Acri i fatti sono quelli elencati nella sua nota stampa, per noi invece sono quelli emersi e appresi allo stadio, sul rettangolo di gioco, unico luogo deputato a decidere sportivamente vincitori e vinti». 

Inoltre sulle presunte aggressioni e minacce il documento ufficiale spiega: «L’Acri si è presentato allo stadio scortato dalle forze dell’ordine (in seguito dalla loro nota abbiamo saputo perché). I tesserati sono entrati nello spogliatoio accompagnati dai Carabinieri e dopo 5 minuti sono usciti lamentando un’aggressione. Intanto quanti seguivano in diretta, sui siti web e sulle radio locali la cronaca dell’anticipo, apprendevano che la società è arrivata scortata perché aveva riferito di aver subito minacce al ristorante che la ospitava per il pranzo (Da chi? Quando? Dove? Come?) Parecchie incongruenze che non giovano alla ricerca della verità. Guardavalle come comunità è ormai abituata a subire luoghi comuni».

QUI ACRI - Minacce e botte, un calciatore minacciato con un coltello da cucina nel ristorante dove la squadra stava pranzando e un altro aggredito fisicamente all’ingresso dell’Acri nella struttura che ospita gli spogliatoi dello stadio di Guardavalle. E’ questo ciò che emerge dal comunicato stampa che la società acrese ha pubblicato sul proprio sito ufficiale ieri. Sono queste le motivazioni che hanno spinto l’Acri ad abbandonare l’impianto sportivo di Guardavalle, rifiutandosi di scendere in campo. Dal comunicato la società ricostruisce quello che è accaduto tra la mattinata ed il primo pomeriggio di sabato: «Mentre la squadra sedeva al tavolo per il pranzo al ristorante sono “comparsi” cinque “signori” i quali intimavano ai presenti (dirigenti e calciatori) di perdere la partita altrimenti gli avrebbero “spaccato le gambe” e addirittura un calciatore, Rabihou Amadou, veniva afferrato da un orecchio e gli veniva puntato un coltello da tavola alla gola».

Dopo questa prima aggressione i dirigenti acresi affermano «di aver contattato le forze dell’ordine» e aver preso la decisione di recarsi presso lo stadio. «A questo punto il Dirigente accompagnatore di concerto con la società e con la Questura di Cosenza (che ringraziamo per il sostegno e la professionalità dimostrata) decideva di recarsi allo stadio nell’immediatezza dell’orario di inizio dell’incontro, anche per aspettare l’arrivo della forza pubblica (avvisata intanto dalla Questura di Catanzaro). Scortati da una pattuglia dei carabinieri di Guardavalle siamo arrivati allo stadio circa alle 14:40».

Qui la squadra, a detta dei rossoneri, subisce un’ulteriore aggressione all’interno degli spogliatoi, sotto gli occhi del Commissario di campo. A subire i danni maggiori il giovane Siciliano (classe ‘96): «All’arrivo negli spogliatoi, mentre stavamo entrando nei locali riservati agli ospiti, un nostro tesserato veniva colpito da calci e pugni tra schiena e collo da un soggetto da noi non identificato e davanti agli occhi del Commissario di campo».

Da qui la decisione finale di lasciare anzitempo l’impianto sportivo. Il comunicato finisce con un messaggio rivolto alla comunità di Guardavalle: «Da parte nostra nessuna offesa alla comunità di Guardavalle, che certamente non può essere rappresentata da questi “soggetti”».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?