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di PIERO QUARTO
MATERA – «NON mi ha aiutato la familiarità con Maria Antezza ma l’aver condiviso un progetto politico. Non sono stato votato perché cognato di Maria Antezza».
Luca Braia lo grida a chiare lettere, non vuole che ci siano equivoci tanto più si sente figlio di quel malcostume italiano che l’Espresso ha recentemente sintetizzato col titolo di “Regioni di famiglia”.
Ma Braia parla anche con il “Quotidiano” della nuova giunta regionale, del Pd Materano e dei suoi mugugni, degli obiettivi programmatici che la Basilicata e Matera devono porsi, del concetto di materanità e della vittoria, sofferta, di Salvatore Adduce al Comune di Matera.
Braia cosa pensa della nuova giunta regionale nominata dal presidente De Filippo? Le piace?
«La filosofia con cui è stata costituita la giunta la condivido. Gli elementi di cui si caratterizza questa proposta sono il rinnovamento e l’apertura di una stagione nuova che viene testimoniata da elementi di discontinuità rispetto al passato nelle scelte, in questo modo dando nuovo slancio all’attività.
Io auspico che questi principi siano mantenuti per tutti i cinque anni. Io stesso ho verificato l’esigenza della gente di cambiamento delle politiche e degli interpreti e questo si può associare anche al riscontro elettorale».
La logica conseguenza di questi principi però era la presenza in giunta di Luca Braia. Lei ne è convinto?
«Direi di sì anche se poi le scelte hanno reso necessario un sacrificio del Partito Democratico per dar concretezza a questo percorso di cambiamento con la presenza di genere in giunta e l’apertura verso la società civile».
Si è creato però un forte vulnus su questo nel Partito Democratico Materano?
«Certo si è creato questo vulnus ma il Partito ha scelto De Filippo e il presidente ha fatto un ragionamento in linea con lo sforzo fatto nel Pd e nella coalizione e l’apertura alla società civile.
Credo che bisogna continuare a sostenere la linea del presidente nella consapevolezza che poi ci dovranno essere delle logiche di riequilibrio tenendo conto delle aree territoriali di riferimento».
La nuova giunta ispirata al rinnovamento ha bisogno di continuità per lavorare, invece in molti ambienti politici questa viene dipinta come una giunta a termine. E’ davvero questa la direzione in cui si va?
«Il tema politico che il Pd Materano pone c’è e rimane ed è quello della rappresentanza tanto più in un’ottica nella quale il Pd conta 10 consiglieri a livello regionale ed esprime una maggioranza.
Ma è anche vero che è stata fatta una scelta, non c’è alcun termine. Ora bisognerà capire come questa giunta si muoverà, quali saranno gli auspici, le aspettative e i risultati oltre alle prospettive di sostegno che nasceranno. Certo non potremo stare sull’Aventino, ci è stato chiesto un sacrificio come Pd e come Area Democratica ora ci sono una serie di temi economici da risolvere. Vi è stato un riequilibrio della coalizione con l’ingresso in giunta di Idv (discutibile nel metodo ma importante), la situazione è migliorata, non credo che sia il caso di alimentare polemiche».
Parliamo di cose concrete, su cosa Luca Braia intende battersi da consigliere regionale?
«Io ho esperienza imprenditoriale anche come rappresentante dei giovani delle piccole e medie imprese ritengo che sia importante il concetto di tempo. La politica deve interiorizzare il concetto di tempo, le scelte vanno fatte in modo tempestivo. I ritardi infatti vengono pagati dalla comunita».
Alcuni esempi concreti?
«Bisogna esaltare la specificità dei territori, non si può immaginare uno sviluppo slegato dai territori su tematiche come il turismo, l’energia, l’osservazione della terra. Poi bisogna dare protagonismo alle vocazioni anche attraverso il decentramento dei centri decisionali.
C’è un protagonismo da esaltare con una funzione di coinvolgimento dei diversi territori. Bisogna capire se è il caso di mettere in campo politiche che valorizzano le specificità».
Come ad esempio il trasferimento a Matera, se è centrale per lo sviluppo turistico regionale, di un ente come l’azienda di promozione turistica?
«E’ un tema da affrontare. Il turismo si rilancia attraverso la possibilità di far vivere l’esperienza dei territorio. Il nostro è legato alla storia, alla cultura, alla tradizione, alla gastronomia e devono essere questi i tasselli che caratterizzano l’offerta turistica. Un’offerta unica sul modello di esperienze come quella umbra o quella senese che abbia un unico brand di qualità su cui si riconosca l’intera regione. E’ questo ciò a cui dobbiamo ispirarci. Poi serve ridurre la distanza tra centro e periferia con la digitalizzazione degli enti e occorre puntare sul distretto di osservazione della terra che è una scommessa straordinaria anche per ridurre il pericolo di fuga dei cervelli. Su questo settore bisogna far concentrare le scelte del Governo e della Regione anche per favorire un maggior numero di interventi e di investimenti. Quindi c’è il tema dei Fas e della necessità che vengano sbloccati al più presto».
Parliamo di materanità, è stata oggetto dell’ultima campagna elettorale. Alcuni lo vedono come la base di tutti i mali, altri si nascondono dietro gli slogan da stadio. Qual è la verità?
«C’è un problema culturale nella nostra città, cioè di individualismi, egoismi che ci sono e di cui anche la politica rimane prigioniera. Ci sono troppe divisioni che nel tempo si sono ampliate. Non c’è una vera capacità di fare sintesi. Paghiamo queste criticità in un confronto con Potenza nel quale è chiaro che si esprimono numeri diversi. Tutto diventa più difficile ma se non cambieremo, se saremo ancora divisi, la materanità si accentuerà».
Allora cosa si fa?
«Il tentativo deve essere di andare oltre, bisogna avere nuovi rapporti per creare un modello funzionale allo sviluppo della Regione. La contrapposizione sterile rischia di lasciarci perdenti. Bisogna trovare l’unità per far capire alla Regione che Matera è importante».
E’ un messaggio al Pd?
«Al Pd e ai rappresentanti del Governo regionale, non serve acuire lo scontro ma individuare e sostenere una proposta forte e condivisa».
Parliamo di lei, cognato di Maria Antezza e dunque prodotto di quella familiarità nelle scelte che l’Espresso ha dimostrato essere una costante, non esaltante, ma tutta italiana. Cosa dice?
«Potrei dire che ufficialmente il problema non si pone perchè io sono solo il compagno della sorella di Maria Antezza. Ma sono molto sereno su questo argomento e conosco soprattutto la mia storia per quello che ho fatto prima di conoscere Antezza e la sua famiglia.
Sono stato segretario della Fgci sia cittadino sia provinciale. Chi mi conosce sa quali sono le mie qualità.
Certo il mio ritorno in politica lo devo alla conoscenza con Maria Antezza ma solo perchè ne ho condiviso un modo di far politica per la gente. Io credo che questo rapporto di familiarità vada vissuto in modo molto laico. Bisogna giudicare per quello che si è fatto, ciò che mi ha aiutato non è la familiarità. Non sono stato votato perchè cognato di Maria Antezza ma perchè ne ho condiviso una posizione, una scommesa. Non è stata un’investitura la mia, è stato semplicemente disegnato un profilo. E’ bene che le persone vengano giudicate per cò che fanno. Io sono sereno su queste cose ma non vorrei che poi diventassero dei limiti. Non mi piacerebbe».
L’ultima domanda è sul Comune di Matera, come spiega una vittoria così esigua?
«La politica non è stata in grado di creare quel contesto in cui ognuno si sente gratificato. Viene meno una certa fiducia verso la politica e ci si affida a chi riesce a rendere tangibili, concrete le iniziative. Con questo risultato è stato più difficile vincere ma dovrebbe essere più facile governare a patto che si prenda atto di ciò che è successo, cercando di capire un fenomeno che si esprime con quel voto e si capisca cosa serve alla città.
Sono fenomeni che saranno ridimensionati naturalmente se si riusciranno a capire queste cose».
Quando ci sarà la giunta di Matera visti i problemi nel Pd, davvero per il primo Consiglio o forse è meglio far le cose con più calma?
«La giunta credo debba fare sintesi nella coalizione, utilizzerei il tempo necessario. Non c’è da arrivare primi, credo che se serve, ben venga qualche giorno in più. L’importante è essere d’accordo sulla condivisione degli obiettivi, avere una maggioranza coesa perchè altrimenti diventa difficile garantire i risultati. Se lunedì c’è la giunta bene altrimenti non credo sia il caso di affrettare i tempi».

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