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di FRANCESCO ZACCARA
LAGONEGRO – C’è un maresciallo dei carabinieri vero che è finito agli arresti domiciliari, un uomo che si spacciava per colonnello, un avvocato molto noto, un postino, un geometra, alcuni «soggetti delle istituzioni», un marito e una moglie: Giovannina Gagliardi, «capo carismatico di un’associazione a delinquere», secondo i carabinieri che l’hanno arrestata e che hanno sbrogliato un’intricata e torbida vicenda.
L’attività dell’associazione si ricollega alla morte dei coniugi Carlomagno-Rossini, suoceri della Gagliardi, uccisi a calci e pugni nella loro abitazione di Rivello nel novembre del 2004.
Per il duplice omicidio sconta l’ergastolo l’ex brigadiere dei carabinieri Pietro Mango.
Il bilancio è di due arresti e 12 persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa nel lagonegrese. Il maresciallo dei carabinieri Emilio Russo, 54 anni di Ispani (Salerno), da ieri mattina è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver «attestato falsamente circostanze ed eventi in atti pubblici destinati all’autorità giudiziaria». Insieme a Russo, fino a poco tempo fa comandante della stazione dei carabinieri di Lauria, i carabinieri della compagnia di Lagonegro, hanno arrestato Giovannina Gagliardi, 49 anni, di Rivello. L’accusa di aver fatto parte dell’associazione a delinquere riguarda anche il brigadiere Mango e altre quattro persone, denunciate in stato di libertà, parenti della donna, un impiegato delle Poste, un geometra e un “noto avvocato” del foro di Lagonegro.
Ecco la lista di chi è finito nel registro degli indagati: Antonio Carlomagno, Nicola Manfredelli, Nicola Viceconti, Antonella Gagliardi, Pietro Mango, Domenico Brunetti, Michele Aldinio, Donato Di Lascio, Teresa Tuccio, Luciano Mario Carlomagno, Cluadio Tommaso Fiorillo ex comandante della Compagnia dei carabinieri di Lagonegro.
I dettagli dell’operazione, denominata “Rewind” sono stati illustrati ieri mattina nel corso di una conferenza stampa in procura a Lagonegro. C’erano il procuratore capo Vittorio Russo, il sostituto Francesco Greco, il colonnello Domenico Pagano, il capitano e il tenente dei carabinieri della compagnia di Lagonegro Roberto Di Costanzo e Luigi Slavati Tanagro.
L’indagine parte dell’omicidio dei coniugi Carlomagno del 2004 e, grazie alle testimonianze dell’ex brigadiere Mango, si allarga e arriva a una ricostruzione storico giudiziaria che si è sviluppata nell’arco di 12 anni.
Il sodalizio criminale debito principalmente alle truffe in danno di persone anziane, secondo l’impianto accusatorio, si avvicinava a persone anziane e sole e riusciva nell’arco di 30 giorni a indurli a devolvere in loro favore tutti i beni e le ricchezze che avevano accumulate. Somme di denaro non indifferenti, beni mobili e immobili.
Tutte le vicende sono state ricostruite a partire da una festa del 1999 in cui la Gagliardi “celebrava” la sua nomina a ispettrice dell’Inps.
Cosa non vera, ma che aveva la finalità di attrarre quella fetta di popolazione sociale che anelava ad avere la pensione.
Il sodalizio operava materialmente presso un immobile proprio dove nell’arco di 30, 40 giorni avvenivano tutte le donazioni di tutti i beni in favore degli associati. Appresi particolari sui beni mobili (attraverso l’impiegato delle Poste) e immobili (grazie al geometra) degli anziani, Gagliardi si proponeva loro come badante a tempo pieno. Poi, piano piano, li allontanava dalle loro famiglie e li convinceva a donare a lei i beni. Se gli anziani si rifiutavano cominciavano minacce e intimidazioni. La donna ha anche scritto falsi testamenti e atti di donazione, con l’aiuto dell’avvocato – sospettano gli investigatori – e di testimoni infedeli.
Sono state sentite almeno 250 persone per ricostruire i fatti dell’associazione che, per la procura, era tuttora operativa.
Le vicende del maresciallo Russo riguardano episodi che vanno dall’anno 2000 a maggio-giugno del 2004, quando comandava la stazione di Rivello.
Il suo legale, l’avvocato Felice Leonasi, del foro di Lagonegro, ha ribadito l’innocenza del proprio assistito in merito ai fatti contestati «non avendo lucrato alcuna somma di denaro o altri beni, e avendo esercitato sempre ed esclusivamente i suoi lavori di ufficio».
Nei prossimi giorni ci sarà l’interrogatorio di garanzia per gli indagati sottoposti a misura cautelare. Per la procura, nella vicenda vi sono state altre persone truffate che per quieto vivere non hanno denunciato. Dalla conferenza l’invito a farsi avanti.

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