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Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha incontrato i giornalisti insieme al procuratore aggiunto, Nicola Gratteri; al funzionario del Bka tedesco, Lutz Neumann, ed ai vertici regionali della Fiamme Gialle e ha definito L’operazione Imelda «frutto di un lavoro comune, minuzioso, tra le forze di polizia e della magistratura di Italia, Germania, Belgio e Olanda. Siamo orgogliosi di questa collaborazione che testimonia la volontà acquisita di importanti Paesi europei di fare fronte comune contro la ‘ndrangheta ed il narcotraffico».
«Quattro anni di indagini in Europa e Centroamerica – ha aggiunto Pignatone – per ricostruire uno dei passaggi principali del traffico internazionale di cocaina, coordinato da un personaggio di spicco della ‘ndrangheta di San Luca come Bruno Pizzata, capace di interloquire con i più noti narcotrafficanti colombiani per preparare lo sbarco in Europa della cocaina».
Secondo Gratteri, «l’operazione da un lato conferma l’alta professionalità della Guardia di finanza e, dall’altro, certifica la centralità della ndrangheta nel traffico di cocaina, a cui fanno riferimento, per approvvigionarsene, anche potenti clan siciliani e campani. Bruno Pizzata si muoveva fino a venti giorni fa, prima del suo arresto in Germania, da un capo all’altro dell’Atlantico, con assoluta tranquillità. A Bogotà, preferiva alloggiare nel quartiere delle ambasciate, dove incontrava gli emissari dei ‘cocalerò locali, i coltivatori di foglia di coca. Pizzata, inoltre, trattava solo cocaina pura al 99%, quindi doppiamente raffinata, cristallina, a scaglie, che, giunta in Europa, a Milano, veniva tagliata con altre sostanze fino a quattro volte la quantità originaria, con intuibili, ingentissimi, guadagni per il crimine organizzato». A Milano la Guardia di Finanza ha anche individuato il ‘trasportatore localè dell’organizzazione, un azienda di trasporti che distribuisce prodotti di case di moda».

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