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La Guardia di Finanza di Milano con i carabinieri dei Ros e la polizia ha eseguito 35 misure cautelari in carcere disposte dal GIP dott. Giuseppe Gennari nei confronti di altrettanti affiliati alla ‘ndrangheta lombarda, indagati a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, minaccia, smaltimento illecito di rifiuti, spaccio di sostanze stupefacenti.
Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Milano hanno permesso di ottenere anche il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.
Le indagini hanno portato alla scoperta di alcune riunioni che si svolgevano negli uffici amministrativi di due funzionari, definiti dagli investigatori «di alto livello» negli ospedali ‘Niguarda’ e ‘Galeazzi, i boss Giuseppe Flachi, Paolo Martino e altre persone coinvolte nell’inchiesta di oggi.
A quanto si è appreso, i due funzionari non sono stati iscritti nel registro degli indagati.
«Questo è un fatto che ci deve allarmare – ha commentato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini -. Io non ero in quella stanza e non so cosa si siano detti, ma è evidente che questi incontri sono avvenuti in un periodo topico dell’indagine in cui gli indagati stavano molto attenti a dove si incontravano e non lo facevano mai in strada». Pepè Flachi e Paolo Martino tenevano i loro vertici nell’ufficio messo a disposizione da due funzionari amministrativi del Galeazzi e del Niguarda, approfittando del fatto che Flachi era in cura in quegli ospedali. Prima dei vertici Davide Flachi, figlio del boss, era incaricato di bonificare gli uffici dalla presenza di microspie.

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA FLACHI
La famiglia dei Flachi, coinvolta nell’inchiesta, decise di sostenere la candidata Antonella Maiolo alle Regionali. È quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip, Giuseppe Gennari. «Dalle conversazioni e dalle indagini si comprende chiaramente come il gruppo Flachi eserciti il suo pieno controllo del territorio anche attraverso la canalizzazione di preferenze elettorali – in occasione di consultazioni amministrative o politiche – sui candidati che si decide di sostenere».
Alla decisione di supportare la Maiolo «non si arriva per caso, ma attraverso una serie di incontri attentamente pianificati da Massimo Buonocore, figlio d’arte per quanto riguarda la politica, e consapevoli trait d’union tra l’associazione mafiosa e il mondo economico-politico lombardo. Con la candidata Maiolo, Davide Flachi in persona si incontra almeno 2 volte. Il contesto degli incontri, sempre mediati da Buonocore, e i dialoghi svolti prima e dopo gli incontri permettono di affermare con assoluta certezza che il tema in discussione è proprio l’appoggio da dare alla Maiolo». Sintetizza il gip: «in buona sostanza, la Maiolo ricorre ai voti dei calabresi».
Poi osserva: «ora, si avrà come sempre un bel dire che nessuno sapeva o conosceva la fama dei Flachi. Francamente basta scorrere un motore di ricerca web per trovare centinaia di riferimenti ai Flachi… e comunque quando si chiedono voti è perchè si pensa che il destinatario della richiesta sia in grado di procurarne. E Davide Flachi non ha altro titolo, neppure apparente, per potere essere identificato come un collettore di voti, se non il fatto di essere il figlio del padrone mafioso di Bresso e zone limitrofe». Secondo il gip, il gruppo avrebbe anche appoggiato personaggi politicamente minori come Renato Coppola, da sindacalista e candidato in Forza Italia alle Amministrative del 2006.

CONTATTI TRA LELE MORA E IL BOSS PAOLO MARTINO
Dall’indagine emergono anche alcuni contatti tra l’agente dei vip, Lele Mora e il boss della ‘ndrangheta Paolo Martino. Il fatto risulterebbe dall’ordinanza firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari. Lo stesso boss, sempre secondo l’inchiesta, sarebbe stato in contatto anche con l’avvocato Giuseppe Giuliante che fu il primo legale di Ruby, Karima El Mahroug. I rapporti tra i due però sembrerebbero riferiti ad un appalto edilizio.
Il boss Paolo Martino comunque, avrebbe avuto contatti con diversi personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui l’ex tronista Costantino Vitagliano. Emerge dall’ordinanza con cui il gip di Milano, Giuseppe Gennari, ha disposto l’arresto di 35 persone: «Martino risulta relazionarsi – spiega il gip – con alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, alcuni dei quali di fama nazionale, tra cui: Lele Mora, Costantino Vitagliano e Luca Casadei». Inoltre, «è emerso che Martino risulta essere in contatto con imprenditori che operano nel mondo dei locali notturni, tra cui l’imprenditore Vito Cardinale, comproprietario della nota discoteca ‘Hollywood’».
Tornando alle relazioni tra il boss, Costantino e Casadei, anch’egli come Mora agente dello spettacolo, emerge l’interesse di Martino «a promuovere la rivista ‘Macaò edita dalla società ‘Alan Publishing Group’». «Pur apparentemente non figurando in alcuna carica sociale nella società ‘Alan Publishing Group’, Martino si impegna attivamente nelle attività della predetta, organizzando anche interviste con noti giocatori di poker, tra i quali il campione Salvatore Bonavena».

IL RUOLO DI UNA SUORA
Infine anche una suora dell’Ordine Paolino e vicedirettrice sanitaria di un ospedale romano è presente nelle carte dell’inchiesta che oggi ha portato a 35 arresti tra gli appartenenti del clan della ‘Ndrangheta dei Flachi, che si era insediato a Milano.
La religiosa, infatti, secondo quanto emerge da un’intercettazione riportata nell’ordinanza del Gip di Milano Giuseppe Gennari, avrebbe avvertito il fratello, Paolo Martino presunto boss finito oggi in carcere, che qualcuno stava parlando di lui e che dunque poteva essere controllato dagli investigatori.
In una telefonata del 19 marzo 2009, il presunto boss Martino chiede alla sorella, la suora Rosa Alba Maria Martino, se può mettersi in contatto con una «tua consorella».
Il boss infatti è preoccupato perchè «mi hanno aperto la macchina» e teme quindi che qualcuno abbia piazzato delle microspie. In una telefonata del 1° aprile 2009 la suora, che come riporta il Gip è anche «vicedirettore sanitario dell’ospedale ‘Regina Apostolorum’ di Albano Laziale (Roma)», spiega al fratello: “Ho sentito quella persona lì (…) mi ha detto di stare attenta». Infatti, secondo la religiosa, cè «quel personaggio… che sta a cantà, sta a cantà».
Come spiega il Gip, il colloquio tra Martino e sua sorella verte su Alberto Sarra «politico di spicco dell’area reggina», che attualmente “riveste la carica di capogruppo consiliare regionale del Pdl, nonchè vice coordinatore provinciale» del partito a Reggio Calabria. Per il Gip «è evidente come la condotta di suor Rosa sia pericolosamente vicino al favoreggiamento personale», perchè la suora «si rivolge al fratello con un linguaggio e una consapevolezza della situazione che francamente colpisce in una persona che ha votato la propria vita alla Fede». Il Gip spiega inoltre che al momento non è stato «possibile identificare chi sia stata la ‘personà contattata da suor Rosa». Nel suo caso però, scrive ancora il giudice, si può vedere come la «appartenenza ad un medesimo mondo, fatto di valori e regole profondamente radicate», come quello della ‘Ndrangheta, «sembra tagliare trasversalmente le vite, superando il ruolo sociale». Insomma, conclude il Gip, «suor Rosa è una suora ma non cessa di essere la sorella del boss Paolo Martino».

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