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di PARIDE LEPORACE

Le scene da “Godzilla” che giungono dal Giappone mettono angoscia al
nostro animo e risvegliano in ognuno di noi il limite del progressismo
ad ogni costo. L’uomo deve saper convivere con la Natura e applicare la
Scienza a viver bene lasciando da parte l’utilitarismo economico quando nuoce al nostro vivere. Mi sembra paradossale che ci si preoccupi del crollo della Borsa di Tokyo nel momento in cui in Giappone si vive il terrore del nucleare di pace dopo esser cresciuti con quello di guerra provocato dai piloti di Hiroshima e Nagasaki.
Per affrontare questioni di tali dimensioni è bene guardare a quello che
accade dalle nostre parti.
Lunedì abbiamo seguito i resoconti del Consiglio regionale sulla recente alluvione che ha colpito le popolazioni del Metapontino e che ha isolato le fragili vie di comunicazione lucane.
Ha detto in Consiglio l’assessore Gentile: “Il contenuto del bollettino meteo, recando la dicitura “moderata criticità” riferita agli interi bacini dei quattro principali fiumi lucani, non induceva a ritenere particolarmente gravi gli effetti dei fenomeni meteorici pure previsti”, ha spiegato al consiglio indicando anche come “durante tutto l’arco temporale relativo ai fenomeni meteorici del primo marzo, non era stato possibile osservare dati pluviometrici e idrometrici rilevabili dalle stazioni costituenti la Rete fiduciaria regionale; tale circostanza ha certamente costituito un grosso limite del quadro conoscitivo
assolutamente necessario per prevedere e porre in essere le possibili azioni di allertamento delle popolazioni interessate”. Resto abbastanza perplesso sul fatto che la Protezione civile nazionale attraverso i suoi metereologi abbia emesso una previsione così imperfetta quasi si trattasse di astrologia e non di osservazione scientifica. Faccio notare alle autorità regionali, che domenica 27 febbraio, il nostro metereologo Giuseppe Pomarico, uno dei nostri talenti lucani costretto per vivere e ad insegnare a Castelfranco veneto, sulle previsioni settimanali
pubblicate giorno 28 a pagina 11 e quindi facilmente consultabili, si poteva leggere per il primo marzo: “A partire dal pomeriggio e per tutta la notte successiva, i fenomeni assumeranno carattere di forte intensità sul Metapontino, Senisese, Basso Bradano, costa jonica, con rischio esondazione per i principali corsi d’acqua” e infatti il titolista del Quotidiano poteva annunciare con triste successo: “Rischio alluvione martedì sul Metapontino”. Forse alla Protezione civile hanno per lungo tempo pensato alle cricche e poco alla professionalità dei metereologi e forse alla Regione Basilicata si potrebbe iniziare a pensare che è
meglio far da soli per difendersi meglio da Giove pluvio. Ma la cronaca di ieri del consiglio regionale, con le ricostruzioni di Gianni Rosa, dimostrano che la Regione ha fatto esattamene il contrario. Segnalo il dato al consigliere Franco Mattia che giustamente invoca un’indagine conoscitiva su quello che non ha funzionato in termini di prevenzione. E faccio mia la segnalazione di un partito, la Dc lucana, che ha giustamente evidenziato che a Matera opera il centro di Geodesia che attraverso le sue sofisticate strumentazioni risulta utile per
telerilevare attraverso satelliti grandi catastrofi planetari e che a quanto pare non hanno impiego alcuno per quello che accade tra Maratea e Policoro.
E’ evidente che c’è qualcosa che non funziona.
Approfitto di questa nota per evidenziare che l’interruzione della Basentana è vissuta a livello centrale e periferico con enorme lentezza.
Sono 122 le strade lucane compromesse dall’alluvione. Non si può pretendere la soluzione totale immediata per tutto. Ma per la Basentana urge un intervento straordinario per tempi, modalità ed efficienza. La fuga radiottiva nipponica ci fa riflettere in giorni di celebrazioni unitarie quanto sia stato importante lo spirito della rivolta di Scanzano. L’identità lucana, quella più moderna, si è costituita in quelle giornate. Quando la piccola Basilicata grazie ad una grande forza collettiva emise il suo ruggito del topo. Il senso comune popolare
riuscì a sconfiggere i disegni a tavolino dello Stato centralista che aveva già deciso chi doveva servire il nucleare . Oggi la Lucania è forza identitaria del “No nuke” italiano e darà un significativo contributo nella lotta contro i signori del profitto di destra e sinistra che contrastano le energie sostenibili e che ad ogni costo vogliono imporre scelte rischiose e dannose per tutti. Ma lo spirito di Scanzano, spesso temuto anche dalla politica locale per l’autodeterminazione che comporta, va ripreso per le battaglie utili alla collettività regionale. Come in queste ore ha fatto la comunità di Irsina che sta combattendo contro un’imposizione punitiva burocratica del potere centrale. La principale causa della questione meridionale sono i meridionali stessi. Quando essi sanno prendere in mano il proprio destino con le buone pratiche dell’autonomia delle decisioni e dell’autogoverno allora si muta il corso della Storia. Per la Basentana non aspettiamo le concessioni e i tempi di Viceconte e De Filippo ma cerchiamo di pretendere e ottenere quello che ci spetta di diritto.

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