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“Ad oggi, dopo due mesi di chiusura al traffico non si è ancora provveduto a mettere in sicurezza ed a ripristinare la viabilità veicolare della strada statale 93. Ciò ha generato, e continua fa farlo, troppi disagi per via dell’importanza cruciale che l’arteria ha sia rispetto ai collegamenti interni alla città di Rapolla, sia rispetto ai collegamenti con le altre comunità del Vulture-Melfese”. Lo ha detto Nicola Acucella, presidente del Circolo dell’Italia dei Valori di Rapolla, che continua “a fine gennaio di quest’anno l’amministrazione comunale di Rapolla ha informato la Regione e l’Anas che la parete che costeggia la statale 93 è stata interessata da un movimento franoso, ed al fine di tutelare la pubblica incolumità, ha emesso la chiusura al transito veicolare e pedonale del tratto interessato del centro abitato. Per la Regione Basilicata il consolidamento del costone, se necessario, deve essere realizzato dal proprietario dello stesso manufatto, ossia l’Anas. La frana interessa il centro abitato, quindi dovrebbe essere il Comune di Rapolla a caricarsi le spese per il ripristino del tratto stradale.
L’unico intervento significativo, ma non necessario, è stato attuato con un’ordinanza sindacale, avvenuta dopo 30 giorni di chiusura al traffico, con la quale è stato abbattuto un Pinus Italicus secolare di proprietà privata, vero monumento naturalistico della città, in quanto ritenuto la causa della frana per via della quale è stata interrotta la viabilità del tratto. La situazione, però, malgrado tale scempio, non è stata ancora risolta e la comunità intera versa nel disagio e lamenta anche i danni economici dovuti alla necessità di percorrere strade alternative molto più lunghe. Il loro malcontento, infatti, è stato ben manifestato nella sottoscrizione popolare presentata alle istituzioni competenti, con la raccolta di centinaia di firme. Si auspica, quindi, che nel più breve tempo possibile si riesca a venir a capo di questa necessità della comunità. Noi dell’Italia dei Valori, insieme ai cittadini – conclude Acucella – non chiediamo la stessa velocità con cui i giapponesi sono riusciti a ricostruire le arterie devastate dal terremoto, ma nemmeno di subire queste odissee e ritrovarci per troppo tempo ancora ostaggi nella nostra regione. Bisogna creare nuove infrastrutture propulsive per la crescita della nostra terra, ed evitare l’isolamento della nostra popolazione”.

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